Bullismo: a che serve il 5 in condotta?

Non credo alla legge del taglione!

Non credo a “occhio per occhio, dente per dente”!

Non credo ad un sistema educativo basato sulla punizione e su tecniche comportamentiste ispirate agli esperimenti fatti sui cani dal famoso psicologo russo Pavlov.

Non credo che questi sistemi portino ad una reale crescita degli individui e alla soluzione di problemi.

Ma ovviamente, il nostro ministro dell’istruzione Gelmini, è di parere diverso, considerando che la soluzione proposta per far fronte al bullismo è in sostanza il 5 in condotta …

Ma su quali studi si basa questo rimedio? La Gelmini ha qualche minima nozione di psicologia? Qualcuno l’aiuta?

Io non lo so, però a giudicare dalle proposte, non direi …

Ecco uno studio di cui vengo a conoscenza

Una nuova ricetta contro il bullismo

Laddove esiste la violenza esiste anche un ambiente che, in qualche modo, la asseconda. Ed è proprio su quell’ambiente che bisogna soffermarsi se si vuole estirpare il problema della violenza alla radice, evitando l’utilizzo della forza e di punizioni più o meno efficaci.

Una ricerca apparsa sulla rivista Journal of Child Psychology and Psychiatry, e capitanata da Peter Fonagy dell’University College di Londra, ha dimostrato che il miglior modo per combattere il bullismo nelle scuole non sia quello di soffermarsi su coloro che compiono atti di violenza, né sugli studenti che ne sono vittima, quanto piuttosto su coloro che stanno ad osservare, studenti o professori che siano.

Utilizzando un nuovo approccio psicodinamico, il team di Fonagy ha sottoposto 4000 studenti di diverse scuole elementari a un programma della durata di tre anni in cui si invitavano gli stessi ragazzi a prendere consapevolezza del proprio ruolo nei confronti degli episodi di violenza, descrivendo e razionalizzando le proprie paure e il grado di empatia nei confronti degli studenti molestati. Nessuna punizione veniva inflitta a coloro che compivano atti di bullismo, e nessun tipo di supporto veniva offerto a coloro che subivano angherie. A tre anni dall’inizio del programma, i risultati dello studio hanno mostrato una significativa diminuzione degli episodi di violenza e di bullismo nelle scuole che avevano adottato il programma rispetto alle scuole di controllo, in cui gli studenti vittime di bullismo ricevano un supporto psicologico continuo.

Secondo Fonagy, la ricerca dimostra come la migliore arma contro il bullismo sia rappresentata dalla consapevolezza, sia del proprio ruolo che di quello degli altri, nei confronti degli atti di violenza. Nessun bisogno di intervenire come paladini della giustizia in aiuto dei compagni molestati, quindi, ma solo cercare di non chiudere i propri occhi, facendo finta di niente.

Fonte: Fonagy P et al. A cluster randomized controlled trial of child-focused psychiatric consultation and a school systems-focused intervention to reduce aggression. Journal of Child Psychology and Psychiatry 2009; DOI: 10.1111/j.1469-7610.2008.02025.x

Tra l’altro sempre la stessa rivista segnala l’utilità di partecipazione a corsi di arti marziali per la riduzione del bullismo.

Cosa possiamo dedurne?

L’aggressività è una componente umana con la quale dobbiamo necessariamente convivere. Non ha alcun senso condannarla a priori e utilizzare un altro tipo di aggressione, come la punizione e il 5 in condotta, per evitare lo scatenarsi di un’aggressività incontrollabile e con conseguenze a volte drammatiche.

Accettare e iniziare a gestire l’aggressività sembra essere la formula giusta per evitare il dilagare di un fenomeno che sembra più collegato con la incapacità ipocrita degli adulti di accettare qualsiasi forma di aggressività.

In realtà gli adulti continuano ad aggredire e minacciare i ragazzi, specie nella scuola, dove la minaccia del voto, della nota, del 5 in condotta etc etc è in definitiva il maggiore strumento per cercare di contenere l’esuberanza degli studenti.

Invece la possibilità di essere aggressivi, senza per questo fare realmente male a qualcuno, non è contemplata. Si fa semplicemente finta che l’aggressività sia una cosa brutta di cui vergognarsi e con la quale non si può convivere (come la sessualità, del resto)

E’ necessario molto spazio per questi temi, nella scuola!

Ma, ahimè, temo che chi voglia occuparsene seriamente rischia soltanto un bel 5 in condotta!

O no?

🙂

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8 pensieri su “Bullismo: a che serve il 5 in condotta?

  1. Sta tutto alla base di questa societa’ dove l’educazione, anche in casa, non illumina i
    giovani nel comportamente che poi dovranno tenere.

    Il 5 in condotta era meglio scambiarlo con due bei calci in culo dei genitori, come facevano con
    noi una volta.

    I giovani in africa non fanno i bulli, vanno addirittura in guerra. Sono dia biasimare loro
    o chi in loro trova e sfrutta la bestia che c’e’ in ogni essere umano.?

    Come sempre…gli adulti.

  2. E’ vero, l’aggressività è una componente umana con la quale dobbiamo convivere, ma la dobbiamo per forza subire? Dobbiamo conviverci perchè non possiamo sicuramente eliminare le persone aggressive, ma le possiamo altrettanto sicuramente emarginare. Come? Espellendoli dalle scuole o mandandoli fuori dall’aula quando continuano a molestare gli altri. Oppure per non ferirli moralmente (poverini…) dobbiamo noi subire le loro angherie ed i loro soprusi e stare zitti? Questo è il tipico comportamento di chi ha paura anche della propria ombra. Voi che parlate tanto di tolleranza, quando vostro figlio continua a fare i capricci continuate a cercare di farlo ragionare oppure dopo il centesimo tentativo gli mollate un bel ceffone? Lo stesso vale per i facinorosi. Non importa l’età, ad ogni età c’è la sua giusta arroganza. Parlate tanto di psicologi, ma prendete ad esempio risultati vecchi e superati. Informatevi a fondo e vedrete che il cosiddetto buonismo si è dimostrato piu’ deleterio che utile (continuo a fare come voglio, tanto non mi fanno niente, al limite qualche parola, non ci sono conseguenze…) Oggi bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Mi hai dato una sberla? Te la restituisco in modo che tu ti possa rendere conto del male che mi hai fatto. Non vuoi piu’ avere male? Allora smettila di farlo a me! Dr. Matteo Pastore – Sociologo.

  3. Ciao Udo! tu invochi i calci in culo e Matteo Pastore un bel ceffone … (ciao anche a te!)

    Ma forse non vi rendete conto che il mondo gira da sempre così.
    La legge del più forte, la legge della giungla!

    Ma dovremmo accordarci su cosa intendiamo per educazione. E per rispetto …

    Forse non vi rendete conto che la maggior parte di coloro che fanno i bulli sono persone che hanno SUBITO violenze e che riproducono semplicemente meccanismi violenti appresi da persone che amano e che vogliono imitare.

    Questo è un circolo vizioso che non ha speranze di essere interrotto finché qualcuno penserà che il molestatore deve essere punito, allontanato, emarginato, cioè fintanto che ognuno dovrà seguire delle regole non tanto perché le vive come le proprie regole, ma perché altrimenti avrà delle brutte conseguenze.

    Certo che ad ogni azione corrisponde una reazione e che non è consigliabile andare a stuzzicare un coccodrillo, se per caso uno dovesse incontrarlo …

    Ma è anche chiaro che chi subisce un sopruso, o una punizione anche “giusta” ma vissuta comunque come ingiusta, non aspetta altro che l’occasione per poter diventare prepotente nel confronto del primo che passa.

    Non si tratta di buonismo o “cattivismo”, ma considerare il rapporto d’amore come fonte di crescita, di educazione e di rispetto.

    Ma la nostra società insegna ben altro!

    Separa figli e genitori! Insegna a non coccolare i figli, altrimenti si viziano, ad allattarli poco, altrimenti non potranno diventare autonomi
    (vedi
    http://www.giosby.it/2008/06/02/allattamento-materno-chi-ben-comincia-%e2%80%a6-e-a-meta-dell%e2%80%99opera/ )

    e via di questo passo …

    E tutto perché un interesse economico molto grande sta dietro tutte queste fesserie sull’educazione all’individualismo. Non è un caso che i singles siano sempre di più, come i divorzi sempre in aumento. E non è un caso che il consumo dei single sia sempre molto maggiore dei consumi delle famiglie …

    Ma stiamo andando troppo lontano …

    O no?

    🙂

  4. <>

    Non ho potuto fare a meno di sottolineare questo pezzo per indicare una soluzione a mio parere più giusta e fattiva.

    Cioè partire dal presupposto che ci si trova davanti ragazzi che vivono in contesti familiari malati.
    Allora il problema non è più risolvibile a scuola, ma devono intervenire i Servizi Sociali e il Tribunale dei minori.
    Altro passo, a cui provvederanno tali enti esterni alla scuola, è quello di allontanare il ragazzo dal contesto familiare per curarlo in apposite strutture che avranno psicologi e scuole con operatori idonei ad aiutarli.
    Le scuole normali non possono aiutare tali ragazzi, quindi sono necessarie strutture idonee con operatori idonei ad aiutarli. Questo si deve capire invece di menare il can per l’aia…

  5. Attenzione alle generalizzazioni Serenella. Mi sembra di capire che tu sia un’insegnante.
    Diagnosticare i ragazzi che hanno difficoltà con tanta facilità come “ragazzi che vivono in contesti familiari malati.” è una semplificazione.
    Quanto poi ad avere la cura già pronta: “allontanare il ragazzo dal contesto familiare per curarlo in apposite strutture” lo trovo assolutamente fuori luogo e controproducente.

    Comprendo che non sia affatto semplice per gli insegnanti avere a che fare con i ragazzi di oggi, ma probabilmente con i ragazzi di sempre.
    Bisogna anche osservare che gli insegnanti non hanno in genere nessuna preparazione dal punto di vista psicologico per poter fare fronte alle difficoltà che incontrano.
    Questo comporta un forte malessere soprattutto per gli insegnanti stessi che, essendo purtroppo impreparati e privi di strumenti, rischiano di essere travolti dalle situazioni più drammatiche rischiando anche le loro salute personale, sia fisica che psichica.

    Ogni ragazzo ha le proprie difficoltà ed imputare automaticamente ai genitori la COLPA del loro malessere significa creare situazioni senza via d’uscita.
    Certo l’impegno dei genitori è importante per il suo benessere e sono importanti anche le regole della scuola e della vita.

    Ma pensare di risolvere i problemi accusando i genitori (o gli insegnanti) e creando sacche di emarginazioni con ragazzi MALATI e famiglie DISASTRATE mi sembra utile soltanto ad una specie di terrorismo affettivo.

    Anch’io proponevo una maggiore partecipazione dei genitori alla vita scolastica.
    Ne scrivevo tre anni fa nel primo blog

    Certo, i servizi sociali possono sempre intervenire, ma dovrebbero essere un sostegno alle famiglie a agli insegnanti, aiutandoli a svolgere meglio le loro funzioni.
    Favorendo i rapporti d’amore ra genitori e figli, valorizzandoli, considerando che questi rapporti d’amore sono l’unica garanzia per il benessere non solo dei ragazzi, ma anche di chi lavora con loro e per loro.

  6. Giosby scrive.

    In altri contesti, europei e mondiali, alla scuola e alla famiglia si affiancano una serie di servizi sociali.Ogni operatore, sia del sociale che della scuola, viene formato per svolgere il suo compito coadiuvato da tutti gli altri che svolgono altri compiti. Alla scuola e ad i suoi operatori viene chiesto quello che è logico chiedere, l’istruzione. La famiglia non viene lasciata sola ed è sorretta ed aiutata. (Vedi Finlandia, Olanda, Svezia, Norvegia).
    In Italia la situazione è diversa: la scuola deve fare tutto. Addirittura dopo la scomparsa degli Oratori parrocchiali e dei sacerdoti vicini ai ragazzi, alla scuola viene chiesto di coprire pure l’orario pomeridiano e serale.
    Di conseguenza ai suoi operatori si chiede non solo l’impossibile, ma anche l’illogico: devono essere non solo docenti, ma anche psicologi, badanti, assistenti sociali, missionari e…avere anche il ruolo di sacca per gli allenamenti.
    Tutto questo senza alcuna formazione.
    Le famiglie, e i suoi componenti, vengono, più o meno apertamente, convinte con continui lavaggi del cervello da una mentalità corrente, a disfarsi del proprio ruolo di educatori e di educanti e di genitori e figli affettuosi, per dedicarsi più che ai propri parenti e figli a esigenze individualistiche e narcisistiche.

    Il risultato? Lo vediamo tutti i giorni.

    Giosby scrive

    Nella situazione attuale in tutte le scuole vi sono ragazzi pericolosissimi per se e per gli altri. Avere in classe ragazzi pronti ad infilare la punta della matita negli occhi di un altro o di spappolare a calci la milza di un adulto perchè esasperati da un portatore di handicap bullo, sono situazioni di emergenza che purtroppo sono diventati la normalità in tutte le scuole.
    La cosa mi spaventa.
    Le famiglie interpellate e a cui si chiede collaborazione allargano le braccia e anzi tante contrattano. Altre collaborano. Nei confronti delle prime, anche e soprattutto nell’interesse non solo del minore in questione ma anche degli altri, non si deve intervenire con servizi sociali e tribunale dei minori?
    Con le seconde il discorso è diverso e si va insieme combattendo per avere servizi da parte delle Ausl.

  7. Non credo che i genitori vogliano fregarsene dei figli, né che vengano convinti “a disfarsi del loro ruolo di educatori”.
    Penso invece che, troppo spesso, i genitori vengano colpevolizzati. Qualsiasi mancanza dei loro figli viene facilmente attribuita alla loro incapacità.
    Questo genera una sorta di paralisi e tante volte i genitori hanno così timore di sbagliare che non fanno più niente.
    E’ vero che la scuola è sovraccaricata di aspettative, ma è anche vero che molti pensano che essa serva a ben poco.
    E in effetti, se guardiamo il grado di preparazione dei nostri ragazzi, qualche sospetto viene a chiunque …
    D’altra parte ognuno è abbandonato a se stesso, ragazzi, genitori ed insegnanti.
    Non esiste alcun tipo di percorso di sostegno per facilitare il lavoro di tutti, educati ed educatori.
    Il tutto mentre abbiamo un sacco di psicologi disoccupati

    Le famiglie che “allargano le braccia” ci fanno proprio capire quanto sia forte il senso di impotenza in questi genitori.
    Gli insegnanti spaventati sono l’altra faccia della medaglia.
    Credo più nel ruolo di qualcuno che possa aiutare a comprendere e sostenere chi fa fatica nelle relazioni con i figli e nelle relazioni con i propri allievi, piuttosto che ai tribunali che allontanano, separano ed aggravano ulteriormente situazioni già drammatiche.
    Ma con la tendenza che abbiamo a tagliare tagliare e poi ancora tagliare la speranza di aiutare qualcuno rimane sempre più vana.
    Ci terremo gli psicologi disoccupati, gli insegnanti terrorizzati, i genitori disperati e i ragazzi sempre più balordi …
    Evviva l’Italia …
    🙁

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