Sabine Meyer, fotografa, vive da alcuni anni nel Piceno.
Thomas Meyer, musicista e videomaker, esige sempre l’alta qualità nelle sue produzioni audio e video.
Il suo ClassicConcept effettua riproduzioni fedeli per differenti artisti in tutta la Germania.
Alla luce di questa esperienza i due fratelli Meyer hanno deciso di collaborare in un ambizioso progetto nell’estate del 2009, raccogliendo testimonianze di cultura, arte e gastronomia nel Piceno, sempre immerso in un contesto naturale di indiscutibile bellezza.
Ne risulta un documentario di 90 minuti denso delle più svariate esperienze, sempre con una grande attenzione per l’estetica.
Sabine Meyer ha saputo raccogliere in breve tempo il lavoro di artisti residenti nel Piceno.
Alcuni di loro sono nativi della splendida provincia di Ascoli Piceno, mentre altri si sono trasferiti proprio in questi luoghi, magari provenendo da altri Paesi Europei, seguendo una “magica” ispirazione che i paesaggi suggeriscono.
Scultori, pittori, poeti e musicisti si susseguono tra un panorama e l’altro illustrando con umiltà un assaggio del loro lavoro.
Un’attenzione particolare per i lavori antichi e tradizionali che hanno contribuito ad edificare il carattere Piceno.
Dalla pesca all’artigianato, dalla cucina all’agricoltura si può godere di una visione originale del territorio.
Il video evidenzia la relazione tra la cultura antica e le giovani generazioni che spesso hanno saputo raccogliere lo spirito delle tradizioni e utilizzarlo per la propria crescita.
Il patrimonio artistico di Ascoli Piceno e di altri paesi della provincia sono descritti con cura dagli operatori culturali del luogo. Le immagini hanno una grande forza descrittiva ed artistica e i commenti definiscono semplicemente il contesto storico delle grandi opere riprese.
Infine la gioia delle feste e del divertimento traspare spesso nella bellezza del paesaggio.
Il mare e i dolci pendii delle colline tra viti ed ulivi, glicini e girasoli completano un percorso che risulta essere un semplice invito a visitare personalmente luoghi così ricchi di cultura ed accoglienti.
Lo sviluppo della nostra società riguarda l’evoluzione dell’idea di spazio pubblico, dall’invenzione del teatro nella polis greca alle piazze del rinascimento. E’ in questo quadro che s’inserisce la creazione di ambiti ludico-partecipativi per l’aggregazione giovanile anche nel web.
Questo approccio può diventare un’opportunità per coniugare il principio basilare del sistema educativo, quello di formare cittadini, con la pratica culturale nel nuovo spazio pubblico che sta emergendo, quello di Internet.
In questo senso è importante la realizzazione di nuovi format culturali ed educativi di comunicazione interattiva per interpretare le potenzialità di ciò che viene definito il web 2.0, ovvero l’evoluzione della rete nel senso partecipativo, come il fenomeno dei blog e dei social networking ha reso evidente.
La rete come spazio pubblico
La scommessa principale in atto per quanto riguarda l’Innovazione è direttamente proporzionale alla capacità d’interpretare la Società dell’Informazione per ciò che può diventare: il nuovo spazio pubblico, quello di una polis fatta da informazioni prodotte dall’azione degli uomini che vivono e usano la rete come nuova opportunità di relazione sociale.
L’evoluzione del social networking ( e ancor prima dei blog) rifonda il concetto d’informazione: non più solo prodotta dagli specialisti (giornalisti e autori) bensì dagli utenti dei sistemi informativi che, attraverso l’approccio interattivo, esprimono il loro diritto-dovere di cittadinanza nella società dell’informazione. Si tratta di condivisione dello spazio pubblico rappresentato dalle reti: l’infrastruttura della società in divenire.
L’utente delle reti può trovare il modo per portare con sé, dentro la rete globale, la dimensione locale della propria soggettività e della propria comunità, per dare forma alla coscienza dinamica della propria partecipazione attiva. Educare dopotutto significa “tirar fuori” (dal latino “educere”).
E’ qualcosa che è già nell’aria da tempo nella cultura digitale ma che deve ancora compiersi nell’assetto generale della res pubblica ed è per questo che è decisivo saper guardare alle nuove generazioni. Sono loro i futuri soggetti attivi di una socialità nuova che darà forma e sostanza alla figura che è ben definita da uno dei soliti neologismi: prosumer, il produttore-consumatore d’informazione.
Verso una società dei saperi e dei pareri
Senza questa attenzione qualsiasi portale web apparirà come uno di quei gran portali di ranch visti nei film western degli anni Sessanta: una grande impalcatura con il deserto dietro. La fortuna delle piattaforme di social networking dimostra quanto sia possibile rilanciare una strategia di comunicazione pubblica che sia in grado di tradurre l’interattività in nuova forma d’interazione sociale e anche, diciamolo, emozionale.
Per accostare all’auspicata società dei saperi anche una società dei pareri. Le strutture relazionali della società di massa (amplificata dai mass-media) sono logore e necessitano un radicale ripensamento a partire da un più preciso orientamento della comunicazione verso target particolari, dai gruppi d’interesse alle diverse comunità della società multiculturale, fino alle diverse fasce generazionali, pensionati o adolescenti che siano.
È da considerare però che non è solo una questione di nuove funzionalità. Non è infatti solo un fatto di servizi più evoluti, di soddisfazione dei bisogni, bensì di strategia di comunicazione pubblica che solleciti il desiderio di mettersi in gioco: di partecipare a piattaforme web che sappiano fidelizzare e valorizzare il feedback dei cittadini on line. Perché si renda esplicito quanto la rete possa essere spazio pubblico.
carlo@performingmedia.org
Aggiornato circa 7 mesi fa E poi i commenti, tra cui i miei:
Una buona risposta a chi dice che facebook e i social network non servono, che è solo cazzeggio, ricerca di amici, di compagni di classe, di primi amori, che la piazza è fuori, che in rete non ci sono le emozioni. La rete non sostituisce la piazza, pu… Mostra tuttoò amplificarla, può aprire nuovi spazi, può connettere le persone, aprire spazi di partecipazione, di condivisione e di informazione partecipata. E a fare questo sono i nuovi social network locali, sempre pronti a tenere aperte le porte verso il nuovo
@andrea garbin condivido e condivido il link. La rete ha un potenziale enorme per aggregare tutte le voci fuori dal coro e creare un nuovo paradigma partecipativo, anche tra un cazzeggio semiserio e l’altro, senza demonizzare la voglia di giocare. Almeno per me, il gioco ha funzione terapeutica (ma i giochetti di facebook so’ veramente troppo scemi…ooops, volevo dire di livello intellettuale troppo elevato! 😛 )
Le opere digitali hanno la forma e la dinamica delle idee e come le idee non hanno più proprietari, ma solo pensatori e ri-pensatori.
L’artista genera personaggi, storie ed opere originali da gettare in pasto alla moltitudine, rendendole collettive e mutanti.
Nasce cosi un nuovo teatro che si nutre di rappresentazioni individuali e collettive, che nascono sulla rete e chiedono di sfociare nelle piazze.… Mostra tutto
Insorge una nuova letteratura che vede i suoi personaggi raccontarsi da soli, attraverso una scrittura atomica, dialogante e frammentaria.
Tutto questo avviene senza tregue ne traguardi, con un andamento esponenziale.
… L… Mostra tutto’arte in genere sembra meglio assecondare questo nuovo spirito del tempo e grazie al suo aspetto sperimentale e di avanguardia mette in evidenza alcuni aspetti culturali cruciali: il punto di vista con cui l’autore creava con un atto univoco la propria opera, è notevolmente cambiato poiché la dimensione sociale e interattiva del web ha coinvolto quello che fino a ieri era lo spettatore, facendolo diventare spesso coautore dell’opera stessa; le dinamiche di produzione delle opere artistiche inoltre sembrano superare il sistema di autoreferenzialità dato dalla logica autore – opera – critico – curatore – galleria – collezionista, a favore di una esposizione, orizzontale e dal basso effettuata direttamente nella rete; la dimensione globale del proprio fare artistico e creativo è affrontata a partire da una dimensione non solo cognitiva ma sempre più emozionale, la propria individualità, il proprio racconto o viaggio … http://www.facebook.com/note.php?note_id=93451191618&ref=nf
è affascinante prendere coscienza del fatto che tutti – disponendo di una connessione – possiamo diventare isole nella rete sia come singoli che come collettivi nel tentare di rappresentare qualcosa che ci preme, gioiosamente o con profonda sofferenza a seconda dei casi in cui siamo coivolti nella vita. Spesso avviene che le isole restano isolate, … Mostra tuttovengono dimenticate, ma altrettanto spesso comunicano, si fan guerra o si alleano. Molte si ignorano (forse si scopriranno i seguito). Mi è capitato spesso di scoprirne con linguaggi che sento miei, come se ci fossimo già parlati chissà quando e dove, accomunati da uguali sensibilità e sensazioni. Ed è facile ora – impensabile qualche decennio fa – dichiararsi amici, compagni d’avventura, semplicemente rispondendo a un messaggio e augurarsi vicendevolmente che un buon vento accompagni la nostra navigazione.
anche se la rete sembra diventare il regno della superficialità …
in rete gli stimoli sono veloci, e lo spazio per approfondire è quasi sempre tralasciato
Anche perché il CONTATTO VIRTUALE è ben diverso da quello FISICO e in rete il tempo si dilata e le interruzioni non sono un segnale di maleducazione, ma soltanto il segnale di una vita frenetica che non concede di fermarsi su qualcosa.
Un messaggio a volte riceve risposte dopo mesi, altre in pochi secondi, senza alcun senso allo scorrere del tempo che perde il suo significato.
i danni irreparabili è x chi soggiace all’addiction e si perde. … Mostra tutto
ma vale x qualsiasi cosa buona: dai gianduiotti all’oppio passando x i romanzi.
Molta gente è disposta a vivere prevalentemente in un’altra dimensione.
Tutto dipende se se lo può permettere o meno.
E poi non ci penso proprio a fare osservazioni scientifiche, m’annoia solo l’idea.
qualunque proposta aggiunge, ma non per questo possiamo dedurre che nulla toglie.
Infatti se faccio una cosa obbligatoriamente scelgo di fare QUELLA cosa PIUTTOSTO CHE qualcos’altro.
… Mostra tutto
Così la rete si PROPONE come un facile SOSTITUTO di relazioni sociali LIVE.Questo comporta una evoluzione dei costumi con maggiori difficoltà nelle relazioni REALI, proprio perché MENO usuali.
Fenomeno da osservare soprattutto nelle giovani generazioni, o web generation, che non hanno neanche un’esperienza precedente a cui fare riferimento.
Osservazione scientifica? Noiosa? Può darsi, ma in quale altro modo possiamo avvicinarci alla realtà?
La rete è un medium, qualcosa che fa da tramite, qualcosa di non diretto e reale, quindi filtrante e non realmente sociale.
La rete va utilizzata come un grande , enorme giornale, che è anche televisione che anche telefono, che è anche teatro e poesia.
Ma la socialità deve tornare nelle piazze e il goal è di chi riesce ad utilizzare la rete per catalizzare idee e contenuti partecipativi riusciendo a farli sfociare in luoghi di incontro pubblico, con dibattiti reali, fisici.
invece è dimostrato: l’oppio allieva il dolore. E’ buono.
Ma non mi riguarda, non sono terminale…
Il fatto che qualcosa sia facile va bene…
il punto è nel dimostrare che ogni automatismo (facile e felice… qual’è appunto il navigare) va interpretato come scommessa evolutiva. Ciò che si risparmia in tempo e fatica usando le reti, dovrebbe essere reinvestito nella progettazione di nuove pratiche.… Mostra tutto
L’idea di web come spazio pubblico si compie solo in questo caso. Altrimenti è solo cliccate a vanvera.
Io queste cose le faccio da 15 anni almeno, non ne parlo solamente. E i risultati ci sono, nonostante il fatto che questo Paese sia un colabrodo.
Si perde quasi tutto.
Se solo penso al lavoro che ho fatto nel sistema educativo: scrissi nel 1997 “Educare on line”.
altra cosa: il medium è il messaggio…la rete è un ambiente non solo un mezzo.
x giocare la partita in corso c’è da fare un bel salto di qualità mollando tante zavorre (almeno la metà di quello che insegnano, male, nelle scuole…).
è una bella conversazione, densa e serrata, e ha trovato anche un buon ritmo. Dimostra come la rete possa espandere le potenzialità della conversazione.
E’ in quest’ultima parola che si trova uno dei perni x capire cosa sia l’interattività, realmente…
vi linko ad una vecchia pagina web (è del 2000) e si riferisce al nodo educativo
Il 2 gennaio Gianfranco Mascia, dopo un periodo di meritato riposo dalle fatiche dovute all’organizzazione del No B Day si prende la briga di rispondere sul suo blog alle numerose richieste di chiarimenti.
Risponde nella fattispecie a Francesco Beato, in data 2 Gennaio 2010 a un commento di Francesco Beato del 10 Dicembre 2009.
Diciamo che di tempo per riprendersi il povero Mascia ne ha avuto abbastanza …
In queste risposte voglio osservare soltanto un PICCOLO particolare:
Mascia scrive:
” Ho scambiato con Franco (Lai) alcuni messaggi in cui lui si rammaricava del fatto che non si sia fatto molto per evitare l’anonimato di San Precario.”
Guardate adesso qui:
Dai Gianfranco, tutta la rete ha parlato dell’episodio di Franco Lai, tu stesso dici di aver scambiato dei messaggi con lui e poi dici che non lo conosci?
Mah!
AGGIORNAMENTO DEL 7 GENNAIO: GIANFRANCO MASCIA AFFERMA SUL SUO BLOG DI AVERE SCAMBIATO MESSAGGI CON FRANCO LAI SOLTANTO IL 21 DICEMBRE E PERTANTO CHE NELLA DATA DEL VIDEO, 5 DICEMBRE, NON CONOSCEVA FRANCO LAI.
ANCHE LO STESSO FRANCO LAI CONFERMA CIO’ CHE AFFERMA MASCIA.
MI SCUSO PERTANTO CON GIANFRANCO MASCIA, ANCHE SE IL PARTICOLARE E’ PIUTTOSTO IRRILEVANTE E RESTIAMO SEMPRE IN ATTESA DI ALTRE RISPOSTE …
Ma andiamo oltre …
Alla fine Mascia scrive:
“Io spero di aver risposto. Faccio cortesemente notare che sono da due ore al computer e che – sinceramente – preferisco parlare del futuro piuttosto del passato.”
Ecco i miei commenti sul suo blog:
Caro Gianfranco,
grazie per aver passato ben 2 (due!) ore al computer per rispondere a qualche domanda.
L’impresa mi sembra quasi eroica.
Io, che non godo della tua popolarità, a volte ci passo molto più tempo solo per cercare qualcosa che mi convince poco.
Ma probabilmente sono uno stupido maniaco …
Ad ogni modo manca qualche rispostina e io, umilmente ti ripropongo le domandine, anche se aspetto dal 14 Dicembre alcune risposte, specie sugli insulti di San Precario che ho riportato nell’altro post da te completamente abbandonato …
1)
Gianfranco Mascia scrive che controlla il sito ilpopoloviola.it di cui è intestatario Rosario Mascia. (sono curioso e sono andato a vedere …)
E’ un parente? Mah.
2)
La situazione è ben poco chiara:
quanti POPOLI VIOLA ci sono?
se Gianfranco pensa, finalmente, che l’Anonimato non sia accettabile in un movimento che ha bisogno di TRASPARENZA e correttezza, cosa ci fa nell’altro Popolo Viola?
Cosa possiamo imparare da tutta questa strana storia?
3)
Aggiungo che San Precario è anche un utente del sito
—.popoloviola.it, gestito da Gianfranco Mascia.
Quanti sono i POPOLO VIOLA?
L’anonimato nel popolo viola è accettato?
E’ accettabile? 4)
Aggiungo un’altra richiesta: Tu scrivi sopra ->
“perchè non pubblicate le scansioni di chi ha firmato le richieste di autorizzazione?
Ho risposto sopra su chi siano i firmatari dell’autorizzazione. Spero che ti fidi”
Perché dovrei fidarmi Gianfranco?
Sono anni che assilliamo Berlusconi (GIUSTAMENTE) dicendo che non ci fidiamo di LUI, che vogliamo andare a fondo, vedere i documenti, i processi, le indagini della magistratura e TUTTO ciò che lo riguarda e INVECE di TE dobbiamo FIDARCI !
In base a quale PRINCIPIO?
Una LEGGE AD PERSONAM giusto per te e il Popolo Viola?
La Trasparenza o vale per tutti oppure non vale niente!
Ho la pazienza per aspettare ancora.
Buona Befana!
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“leggo nel blog di Susanna Ambivero, a proposito di una tua risposta:
(Gianfranco Mascia)”Mi stupisce rivelando che la data del 5 dicembre è stata decisa unilateralmente da Di Pietro e Ferrero salvo poi presentarla come una data proposta dal “popolo della Rete”.
In un paese in cui i fatti scompaiono nel frastuono del marketing e della propaganda e in una democrazia dove la realtà si reiventa ogni sera all’ora di cena per la convenienza del potere, in un paese così, mettersi a sottolineare i numeri nudi e crudi è un atto quasi sovversivo.
In Abruzzo oggi (29 dicembre 2009) il totale degli terremotati assistiti secondo la Protezione Civile è di 30.212.
Il 37% (11.221) persone vive negli edifici del progetto C.A.S.E. voluto dal Governo.
Il 5% (1.425) risiede nei Map (le casette di legno per intendersi).
Il 58%, ovvero 17.566 persone, vive provvisoriamente in alberghi, caserme e sistemazioni temporanee.
E’ drammatico vedere la differenza tra promesse e realtà.
E’ ancora più drammatico considerare che la realtà è offuscata per bene dalle bugie.
Quando in Italia si riuscirà a comprendere che Berlusconi vende se stesso agli Italiani come qualsiasi altro PRODOTTO che promette ottimi risultati, come in Pubblicità occorre fare.
Ottimi pubblicitari permettono elezioni sempre più favorevoli al prodotto Berlusconi.
Circa un secolo fa Edward Bernays, pubblicitario, ammetteva nel suo libro “Propaganda”: «coloro che hanno in mano questo meccanismo […] costituiscono […] il vero potere esecutivo del paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare. […] Sono loro che manovrano i fili…»[12]
Bernays non si riferiva soltanto alla propaganda politica, bensì anche alla pubblicità commerciale, i cui strumenti sono gli stessi: la sua campagna per la American Tobacco Company negli anni venti, per incitare le donne a fumare, consistette per esempio nell’associare visivamente in maniera costante la sigaretta e i diritti o la libertà della donna. Questa campagna fece aumentare le vendite a tal punto che la società Philip Morris riprese più tardi questa idea per gli uomini, e lanciò il famoso cow-boy Marlboro.
***
Peccato che quando sbagliamo ad acquistare un detersivo tuttalpiù ci resta una macchia sulla camicia, ma sbagliando nel voto e nel consenso rischiamo di rimanere in mutande!
“Anche se non è l’ucissione di un bambino è pur sempre un uccisione. Però non dire che non è l’uccisione di una persona, il feto è uno stadio.
“l’ovulo femminile e lo spermatozoo maschile. Un embrione vitale non proviene da oggetti morti o da materiale inorganico. Affermare che la vita abbia inizio all’istante della fusione del DNA di organismi vivi è una banale contraddizione nei termini.”: questa frase si che è contradditoria.”
ma questa mattina è venuta fuori qualche riflessione in più ..
Grazie Lorenzo per il tuo telegramma!
Speravo qualcosa di più, ma pazienza …
Abbiamo fatto un passo avanti e … due indietro!
Leggendo la tua prima frase mi sembrava che tu accettassi che non ci fosse l’uccisione di un bambino.
Ma poi ritorni implacabile sull'”uccisione di una persona” !!!
La contraddizione nella frase da te ripresa io non la vedo.
Ad ogni modo, sembra che il problema sia nello stabilire quale sia il momento X nel quale la vita ha inizio.
Tutto sommato direi che ci sono due estremi.
Da una parte l’ovulo e lo spermatozoo sono di per sé organici e pertanto possono potenzialmente creare la vita. Oppure immediatamente dopo la loro fusione (ma soltanto dentro il corpo femminile o anche “in vitro”?)
D’altra parte si potrebbe affermare che finché un feto non viene alla luce non è una persona.
Da un punto di vista squisitamente legale è così. Infatti ti sfido ad attribuire un codice fiscale ad un feto! Non riuscirai a farlo.
Da un punto di vista biologico penso che potremmo discutere all’infinito portando ognuno fior di argomentazioni.
Oggi, approfittando del fatto che ho un po’ di tempo, ho voluto approfondire il parere della Bibbia.
Metodologia? Molto semplice: Google -> aborto bibbia.
“In Esodo 21:22 Dio dà una legge specifica riguardante l’ordine sociale per gli Israeliti. Egli stabilì che se due uomini venivano alle mani e nella lotta colpivano una donna incinta, causandole in questo modo la nascita prematura del bambino, essi dovevano essere multati secondo il danno causato al bambino. Doveva essere pagato in relazione all’ammontare del danno inflitto al nascituro.Se Dio volle fare una legge specificatamente riferita ai diritti del feto, allora sicuramente i nascituri devono significare qualcosa per Lui!”
“Questo passaggio dall’Esodo sembra dire che causare morte ad un feto è un crimine di gravità differente dal causare morte ad una persona:
Se due uomini litigano o urtano una donna incinta così a farla abortire, ma non ci sia danno, ci sarà un risarcimento, come lo imporrà il marito della donna, e si darà attraverso i giudici. Ma se ci sarà danno, le darai la vita per vita (Esodo 21:22-23)
O bella! Tre articoli e tre versioni differenti dello stesso passaggio !!!
A questo punto sono andato a prendere la vecchia bibbia che posseggo fin da quando andavo alle elementari e cercando il passaggio ho letto testualmente:
Esodo 21 (22-25)
“Se alcuni uomini, battendosi, urtano una donna incinta e questa abortisce, senz’altra disgrazia, si dovrà pagare l’indennizzo che sarà imposto dal marito della donna; sarà pagato a mezzo di arbitrato.
“Ma se ne segue una disgrazia pagherai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, ustione per ustione, ferita per ferita, lividura per lividura.”
rif. la sacra bibbia ed. Marietti 1966 – pag 118
Ne deduciamo che due dei tre siti, chiaramente anti abortisti, pur di procurarsi un vantaggio nella loro argomentazione MENTONO SPUDORATAMENTE !
Questo lo trovo vergognoso, e molto poco CRISTIANO !!!
Curiosità:
Sempre esodo 21: Si parla di schiavitù, di diritti dei padroni sugli schiavi, di diritti dei padroni a prendersi una schiava come moglie affiancandola a un altra (poligamia) di mettere A MORTE colui che “percuote suo padre e sua madre” “colui che rapisce un uomo”, “colui che maledice suo padre e sua madre”
Insomma la pena di morte, secondo la Bibbia, è applicata tranquillamente. Basta dire una parolaccia a mamma e papà …
La schiavitù è normalissima … e così la poligamia …
Le donne non sono trattate proprio a meraviglia …
Gli schiavi maschi, se liberati devono lasciare al padrone moglie e figli … Un divorzio?
Sembra che il matrimonio per gli schiavi non sia così indissolubile …