Non so più se è cambiato il mondo, se sono cambiato io o se le forze politiche che gestiscono attualmente questo Paese sono talmente impazzite da trovare in FAMIGLIA CRISTIANA un ultimo appiglio per aggrapparsi al buon senso.
Quando ero ragazzino ricordo questo giornalino a casa di una mia zia bigotta e lo trovavo assolutamente illeggibile per il suo modo di sposare sempre le scelte della vecchia Democrazia Cristiana. Uno schifo per me, quando ero studente militante della sinistra extra-parlamentare.
Oggi condivido ogni parola di questo semplice articolo, che trovo così facilmente comprensibile. Eppure Berlusconi e la sua cricca sono capaci di indicare Famiglia Cristiana come un covo di estremisti CATTO-COMUNISTI!
La Chiesa è causa di tanti danni, primo fra tutti l’opposizione agli anticoncezionali e all’uso del preservativo! Una politica irrazionale che è causa di tante MORTI! Un vero delirio!
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Ma questo arrticolo sul Decreto Gelmini lo condivido fino all’ultima virgola! E’ proprio un mondo a testa in giù!
VIA AUTORITARIA E DECRETI LEGGE NON FANNO BENE ALLA SCUOLA E AL PAESE NON CHIAMIAMO RIFORMA UN SEMPLICE TAGLIO DI SPESA Secondo il filosofo Antiseri, «il grembiulino e il voto di condotta sono condivisibili, ma sono cose marginali, direi futili. Colpire la scuola e l’università significa colpire il cuore pulsante di una nazione».
Secondo gli esperti, nell’andamento dell’economia il capitale umano vale fino all’80 per cento della ricchezza. È ovvia, quindi, l’importanza che l’istruzione ha nello sviluppo. Eppure, in Italia c’è chi fa finta d’ignorarlo. E non ci si preoccupa se due terzi della popolazione, tra i 16 e 65 anni, presenta “insufficiente competenza alfabetica funzionale” (cioè, ha difficoltà 17 volte più della media europea a usare il linguaggio scritto per un ragionamento, anche modesto).Studenti e professori hanno seri motivi per protestare. E non per il voto in condotta o il grembiulino (che possono anche andar bene), ma per i tagli indiscriminati che «colpiscono il cuore pulsante di una nazione», come dice il filosofo Dario Antiseri. Nel mirino c’è una legge approvata di corsa, in piena estate. La dicitura è roboante: “Riforma della scuola”; più prosaicamente “contenimento della spesa”, a colpi di decreti, senza dibattito e un progetto pedagogico condiviso da alunni e docenti.
Non si garantisce così il diritto allo studio: prima si decide e poi, travolti dalle proteste, s’abbozza una farsa di dialogo. Il bene della scuola (ma anche del Paese) richiede la sospensione o il ritiro del decreto Gelmini. Per senso di responsabilità; l’ostinazione, infatti, è segno di debolezza. Né si potrà pensare di ricorrere a vie autoritarie o a forze di polizia. Un Paese che guarda al futuro investe nella scuola e nella formazione, razionalizzando la spesa, eliminando sprechi, privilegi e “baronìe”, nonché le “allegre e disinvolte gestioni”.
Ma i tagli annunciati sono pesanti: all’università arriveranno 467 milioni di euro in meno. Nei prossimi cinque anni il Fondo di finanziamento si ridurrà del 10 per cento. Solo il 20 per cento dei professori che andranno in pensione verrà sostituito. Come dire: porte chiuse all’università per le nuove generazioni.
Tremonti ha dettato la linea, la volenterosa Gelmini è andata allo sbaraglio, spacciando per riforma la scure sulla scuola. Nessun Governo era giunto a tanto, anche se i vari ministri dovevano sempre chiedere in ginocchio le briciole al Tesoro. Oggi l’università italiana ha una “produttività” pessima, ha il record mondiale dei fuori corso, la metà delle matricole non arriva alla laurea. Per i dottorati di ricerca stiamo peggio della Grecia: 16 ogni mille abitanti (in Francia sono 76 e in Germania addirittura 81).
Che contributo si può dare alla formazione del capitale umano tra resistenze e tagli di bilancio? Pochi sanno che lo stipendio dei professori universitari non è regolato da contratto nazionale ma, come per magistrati e parlamentari, aumenta automaticamente ogni due anni, senza controllo. Gli stipendi si portano via l’88 per cento del Fondo dello Stato alle università. Percentuale destinata a salire con i tagli, con grave danno a didattica e ricerca. La riforma dell’istruzione la chiedono tutti. Nessuno, però, la ritiene una “priorità”. Si procede solo con slogan nelle piazze e improvvisazioni politiche.
Un Paese in crisi trova i soldi per Alitalia e banche: perché non per la scuola? Si richiedono sacrifici alle famiglie, ma costi e privilegi di onorevoli e senatori restano intatti. Quando una Finanziaria s’approva in nove minuti e mezzo; quando, furtivamente, si infilano emendamenti rilevanti tra le pieghe di decreti legge, il Parlamento si squalifica. Ci siamo appena distratti, che già un’altra norma “razziale” impone ai medici di denunciare alla polizia gli immigrati clandestini che bussano al pronto soccorso.
Trovo a volte articoli scritti con intelligenza, interessanti e a volte condivido perfino certe osservazioni.
Qualche giorno fa ho trovato un articolo sulla scuola elementare di Stefano Zecchi ed essendo tra i miei interessi ho letto e iniziato a commentare, offrendo il mio contributo e la mia esperienza.
Ecco il mio commento che ha messo in moto i fans di Berlusconi, subito pronti ad esaltare l’operato del governo, anche quando esso è contrario ad ogni logica …
= = =
Scrive l’autore:
“La politica sindacale da trent’anni ha massificato il ruolo docente, non ha puntato alla qualità ma alla quantità, ha considerato la distinzione di merito come un reato contro l’idea di giustizia, ha degradato la professione proletarizzandola invece di sostenerla economicamente per renderla rispettabile agli occhi della società. La linea Brunetta-Gelmini sull’impiego pubblico e, nello specifico, scolastico è decisiva e va perseguita senza esitazioni. In una fase di transizione (necessaria) sarà molto meglio avere classi affollate perché diminuiscono gli insegnanti, che però saranno ben selezionati e ben pagati, piuttosto che avere pochi studenti per molti insegnanti, mal pagati e dequalificati.”
Come se la formazione degli insegnanti l’avessero fatta i sindacati …
Come se Italia non ci fosse mai stata la DC e il suo clientelismo …
Come se avere classi superaffollate facilita il lavoro di qualcuno … o è la via maestra per MIGLIORARE …
Incredibile!
Come se la riscoperta del maestro unico, in una scuola elementare che è l’unico grado di istruzione che funziona decentemente in Italia (6° in classifica in Europa a questo livello), fosse un colpo di genio della Gelmini, altra signora arrivata grazie a qualche esame facile fatto, guarda caso, in Calabria dove si passa più facilmente …
Quanta ipocrisia, cari signori!
L’unica realtà è la seguente: manteniamo il popolo ignorante, sarà più semplice ipnotizzarlo con la TV.
Questa è la politica di Berlusconi, e gli sforzi per camuffarla assumono un non so che di patetico …
Scusate il disturbo …
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Dopo un paio di interventi dei fans, continuo cercando di portare un contributo un po’ diverso, ma osservando il controsenso dei tagli alle spese spacciati per miglioramento …
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Andare ormai a sindacare di chi sia la colpa penso serva a ben poco , se non a portare acqua al mulino di qualcuno. Ormai la frittata è fatta e l’ignoranza impera sovrana, su questo non c’è dubbio.
La crisi è più profonda nelle scuole medie dove le turbe adolescenziali dei ragazzi che le frequentano hanno il sopravvento su qualsiasi altra cosa.
I ragazzi ad una certa età sono ipersensibili ed hanno bisogno di essere ascoltati e seguiti da persone che abbiano una preparazione psicologica tale da poter recepire i loro bisogni profondi. Insegnanti e genitori possono conseguire una maggiore preparazione in questo campo.
Non credo che in questo senso possa essere utile un ritorno di autoritarismo, qualche grembiulino o il 5 in condotta.
Ho sempre pensato che per attuare delle migliorie bisogna investire, e nella scuola significa investire soprattutto sulle risorse umane.
Come possiamo credere che interventi che attuano dei tagli delle spese drastici possano realmente attuare un qualche miglioramento?
Bisogna avere il paraocchi ed essere schierati per poter credere a questa favoletta.
A meno che questo governo non abbia trovato una bacchetta magica, come vuol farci credere.
Peccato che a me non risulta …
= = =
Poi il discorso si allarga, ma tengo ben salda la domanda fondamentale, alla quale, purtoppo, i fans non possono dare alcuna risposta …
= = =
Come possiamo credere che interventi che attuano dei tagli delle spese drastici possano realmente attuare un qualche miglioramento?
(…)
Ma andiamo oltre. Quel grembiulino l’ho portato anch’io. L’abito non fa il monaco e non credo che portarlo o non portarlo possa essere in qualche modo educativo o diseducativo. Ognuno cresce e si forma al di là del grembiulino. Mi sembra più un accessorio inutile oggi. Ai tempi ricordo che si scriveva con penna pennino e calamaio e le macchie di inchiostro erano all’ordine del giorno.
Il grembiule aveva dunque una sua utilità. Spacciarlo oggi per una riforma fondamentale è una semplice presa in giro per qualche nostalgico.
(…)
= = =
Altro tema dei fans della Gelmini: i bambini in piazza con i genitori a manifestare sono STRUMENTALIZZATI! E io ribatto:
Se parliamo di strumentalizzazione dei ragazzi che vanno a manifestare insieme ai genitori (o che sono semplicemente insieme a loro in una occasione approfittando per fare un po’ di “cagnara”) poiché pensiamo che i ragazzi ad una certa età NON SONO IN GRADO DI DISCERNERE, a maggior ragione non si dovrebbe impartire un insegnamento di una religione, qualunque essa sia, o anche dell’ateismo, con tanto di catechismo e indottrinamento di vario genere (cattolico o musulmano o induista che sia).
O si ha rispetto SEMPRE per la giovane età, oppure non si va a raccontare che gli altri strumentalizzano. E’ semplice logica.
Qualunque altra considerazione equivale a dire che Lei ha ragione e io ho torto “perché sì” …
Quanto alla scuola che separa dai genitori, non è tanto un problema legato alle persone, ma riferito alle istituzioni.
Anche gli ospedali possono essere momenti di separazioni traumatiche. Per esempio cominciano fin dalla nascita dove i neonati ben difficilmente possono restare subito vicini alla madre e attaccarsi al seno come indicato dai protocolli internazionali.
Tuttavia sinceramente nelle proposte della Gelmini di aspetti positivi non riesco a vederne. Sarei più contento se si tagliasse qualche risorsa alla Difesa investendo di più nella Pubblica Istruzione.
(…)
Questo sì sarebbe un atto di civiltà.
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Chi vuole seguire tutta la serie di commenti si può accomodare:
In sostanza le mie argomentazioni sono relative a due temi cui i fans di Berlusconi non riescono a rispondere:
1.Come possiamo credere che interventi che attuano dei tagli delle spese drastici possano realmente attuare un qualche miglioramento?
2. I fans gridano allo scandalo per i bambini e i ragazzini che hanno partecipato alle manifestazioni contro il decreto Gelmini e allora faccio notare che “Quando parliamo di strumentalizzazione dei bambini ci andrei cauto. Io credo che la spiegazione più semplice della storia è che i genitori, volendo partecipare alle manifestazioni, hanno portato i bambini con loro, cosa di per sé buona e giusta, migliore di parcheggiarli chissà dove e, già che c’erano li hanno fatti anche divertire.
Se si parla di strumentalizzazione e indottrinamento non si può far finta di non vedere il vero INDOTTRINAMENTO praticato in Italia dalla religione cattolica, con la complicità dello Stato e della scuola, impartendo lezioni di catechismo su ignari bambini che a sei o sette anni si preparano per la prima comunione !!!”
A questo punto interviene Marco Cavallotti vero fan di Berlusconi D.O.C. che impunemente, senza dire nulla agli ignari lettori, con un rapido commentino mi banna!, togliendomi la possibilità di intervenire.
Giosby
Confermo. Non amo discutere con chi cambia sempre discorso e parla d’altro: ora lei parla di insegnamento della religione, e lascia indietro tutto il resto. Mai parlato dell’insegnamento della religione.
Invece non ho avuto una sola risposta seria quantomeno sensata alle mie osservazioni.
Quanto alle facce viste nelle manifestazioni, intendo quelle smorfie di odio e di violenza che abbiamo osservato tutti, che cosa aveva capito?
Capire roma per toma ogni volta può essere utile e perfino divertente una volta o due. Poi stucca.
Ma non le risponderò più: sono abituato a non leggere commenti poco seri e a non dare loro spazio sul nostro giornale.
Att.ne Sig. Marco Cavallotti!
Lei usa armi sleali: mi HA BANNATO impedendomi di rispondere!
Questo dice tutto sul suo rispetto per la democrazia e per le regole democratiche!
Tra l’altro fa questa manovra in modo vile, non avvisando i lettori, anzi dicendo che lei “non mi risponderà più”.
Un comportamento veramente inqualificabile.
lucyrrus scrive:
22/10/2008 07:12 Leggendo gli interventi sin qui prodotti ne ho ricavato la sensazione che , buona parte di chi scrive abbia scarse se non addirittura nulle conoscenze organizzative.
Vediamo di chiarire alcuni punti fondamentali.
– Il bilancio dello stato italiano è in un passivo da record mondiale.
Quindi le possibilità sono solamente due : o la stato aumenta ferocemente le tasse,con l’obbiettivo di mantenere fannulloni e falliti, o riduce altrettanto ferocemente le spese. “tertium non datur”
– Nell’ambito del disastro nazionale, la scuola batte tutti i record schierando un numero inusitato di dipendenti con un gravame insostenibile di paghe e stipendi..
Chiunque ritenga che per sanare la situazione occorra fare investimenti è fuori dal mondo.
Se in una famiglia le spese superano gli incassi, la soluzione è unica: ridurre le spese !
Altrettanto dicasi per le aziende, statali comprese.
Poiché per un lodevole sentimento sociale si cerca di non licenziare, la soluzione è semplice : bloccare il turnover.
Tutto ciò non può essere oggetto di discussione , poiché è uno stato di fatto con deduzioni di rigore.
A questo si aggiunga che i risultati ottenuti attraverso gli schemi organizzativi sin ad ora applicati sono assolutamente scadenti alla luce di parametri di misurazione oggettivi.
Sarà quindi il caso di smettere di fare proposte poetiche adeguandosi alla realtà, ed alle relative conseguenze per tristi che esse siano.
Egregio lucyrrus, sono perfettamente d’accordo. Tuttavia su una cosa fondamentale non sono d’accordo: se il governo deve ridurre i costi della scuola perché insostenibili per le finanze dello Stato, non venga a raccontare che in questo modo si migliora il servizio!
E’ come se io non posso più permettermi di mangiar la carne a casa mia e raccontassi ai miei figli che da oggi si mangia meglio! Una presa in giro, non trova? In politica si chiama DEMAGOGIA.
Valdiea scrive: Giosby scrive …
…
Non sono mica deficienti sa …
…
Non sono deficienti, ma neanche dei muletti.
Sa quanto pesa lo zainetto?
Ci provi a portarlo e si renderà conto che per un bambino di sette anni, per quanto sveglio e intelligente, è troppo.
Mio figlio è un bambino robusto, come il padre, ma alcuni sono così minuti che senza l’aiuto dei genitori si ribaltano.
Allora a cosa serve tutto questo, ad aiutare i bambini,oppure le case editrici e il clientelismo, tipico di ogni istituzione pubblica?
PS-Si rilegga la riforma Gelmini.
Egregio valdiea,
il peso dello zainetto è un tema che mi ha sempre toccato da vicino. Trovo veramente incivile che i bambini vengano costretti a portare simili pesi e che le case editrici si arricchiscano alle spalle delle famiglie. Concordo completamente con lei.
Tuttavia lei non risponde a me, ricordare sei materie piuttosto che due è un’operazione alla portata di un bambino di 7 anni e la dimenticanza non è certo dovuta al peso del libro …
O no?
Potevate dirlo chiaramente che non gradite essere contraddetti! Basta scrivere nelle regole:
“REGISTRATEVI SOLTANTO SE SIETE D’ACCORDO CON LA LINEA EDITORIALE, ALTRIMENTI … ARIA…”
Un po’ di correttezza no?
Grazie per l’ospitalità e ciao a tutti!
= = =
Qui trovate la copia della pagina web che ho appena fatto in tempo a salvare sul mio computer. Il mio commento è in fondo
Morale della favola: questo è il modo in cui Berlusconi e i suoi fans gestiscono l’informazione!
Se qualcosa li mette in difficoltà, se ci si mette nella condizione di ragionare sono pronti a cancellare e sopprimere qualsiasi cosa disturbi il loro potere!
Questo è il rispetto della democrazia che hanno questi signori!
Speriamo che si limitino soltanto a CENSURARE nei loro siti, ma con tutti gli spazi mediatici che si ritrovano come faremo mai a capire quali sono i loro spazi?
Riporto le incredibili dichiarazioni di un ex Ministro dell’Interno (sigh!), ex Presidente della Repubblica (sigh!) e attuale Senatore a vita (sigh! sigh!).
Di fronte a questo occorre restare uniti intorno ad una sola parola d’ordine:
NON VIOLENZA
Vorranno dimostrare che gli studenti sono solo estremisti! Manteniamo la calma e non permettiamo tutto questo! Attenzione! Non aspettano altro per emettere DECRETI LEGGE e LEGGI SPECIALI per eliminare le libertà democratiche! NON BISOGNA CADERE NELLE PROVOCAZIONI!
I virus pericolosi andrebbero stroncati sul nascere per non correre il rischio che si diffondano e diventino endemici. Non sappiamo se qualche insidioso parassita abbia colpito Francesco Cossiga inducendolo a rilasciare un’intervista delirante sul quotidiano QN. Ciò che ci preoccupa è che il Cossiga pensiero possa fare proseliti. Citiamo dal Quotidiano Nazionale: ”Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornera’ ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle universita’. Quanto alla possibilita’ di usare la forza pubblica espressa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cossiga ha detto: ”Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell’Interno”, ha continuato. ”In primo luogolasciare perdere gli studenti dei licei, perche’ pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…”. ”Lasciar fare gli universitari – ha continuato – Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita’, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta”’. ”Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra’ sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri”, ha affermato Cossiga. ”Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pieta’ e mandarli tutti in ospedale – ha continuato – Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta’, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano”. ”Soprattutto i docenti – ha sottolineato – Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si’.
E se qualche esaltato dovesse prendere sul serio quelle che a qualcuno potrebbero suonare come solite e ininfluenti provocazioni? Se qualcuno decidesse di picchiare a sangue uno studente forte di questo avallo preventivo dell’ex capo dello Stato?
Il picconatore non è nuovo a tali esternazioni. E non si tratta solo di “picconate” verbali. Quando era a capo del dicastero degli interni, l’11 marzo del 77 nella zona universitaria di Bologna nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell’ordine morì il militante di Lotta continua Pierfrancesco Lorusso; pochi mesi dopo, a maggio, in una delle giornate di protesta più infuocate degli studenti, Cossiga rispose mandando veicoli trasporto truppa blindati (M113 ) nella zona universitaria. Morì Giorgiana Masi, studentessa di 19 anni del liceo Pasteur di Monte Mario. A quasi 30 anni di distanza, nel 2005 Cossiga scrisse che Giorgiana Masi probabilmente fu uccisa da “fuoco amico”, “da un proiettile sparato dagli stessi manifestanti”… Allora ci furono reazioni indignate, in primis Marco Pannella.
Ci auguriamo che avvenga lo stesso anche oggi. A meno che Cossiga non smentisca tali dichiarazioni (con la tecnica del premier Berlusconi che esterna per ottenere un effetto per poi negare ciò che chiaramente ha detto) ma probabilmente non lo farà, ci auguriamo che qualcuno abbia la decenza di rispondergli. Magari qualcuno con qualche competenza di legge che ci confermi se le sue affermazioni rasentano “l’istigazione a delinquere”, o “l’eversione dell’ordine democratico”, o “l’attentato alla Costituzione” (reato di cui, non a caso fu chiesto a suo tempo l’impeachment per lo stesso Cossiga).
Ieri sera sono casualmente incappato in una puntata de Le Iene. Per me è raro guardare la TV, ma quella di ieri sera la voglio citare. La Lega ha recentemente proposto le classi separate per gli immigrati che non conoscono la LINGUA e la CULTURA italiana.
Le IENE si domandano allora quanto conoscano la lingua e la cultura i parlamentari che propongono questa legge!
“la reintroduzione dei voti in decimi vuole contribuire a ridare chiarezza alla scuola.”
ovvero avevamo bisogno di lei per capire che:
OTTIMO = 9
DISTINTO = 8
BUONO = 7
SUFFICIENTE = 6
NON SUFFICIENTE (N.S.) = 5
Poi aggiunge:
“Se un motore è guasto, è inutile e controproducente mettere più benzina nel serbatoio. Io dico aggiustiamo il motore, restituiamo alla scuola i compiti che le sono propri, innalziamo il livello di qualità avendo al centro i nostri ragazzi e il loro futuro. “
Peccato che lei di aggiustare il motore proprio non c’è verso. Al massimo un ritocco alla carrozzeria con i grembiulini nuovi. Ma per aggiustare il motore servono i soldi e i pochi che c’erano li ha tolti via. Qui manca non solo la benzina, ma il motore è grippato e le ruote non ci sono. A questo punto togliamo anche la benzina dal serbatoio, avrà pensato Maria Stella (bella stellina …) tanto la macchina non va comunque …
Ma lei, che è sicuramente molto colta,
inventa due nuove bellissime parole:
“Ci sono due slogan che rendono difficile il processo riformatore in Italia. E cioè il benaltrismo (“ma la questione è ben altra!”) e il “piùsoldismo”, l’illusione che ogni problema si risolva concedendo più risorse. La storia italiana è piena di esempi dove “benaltrismo” e “piùsoldismo” hanno prodotto spreco di risorse e incancrenirsi dei problemi”
Sentivamo davvero la mancanza di questi due termini!
A me hanno insegnato che “CHI E’ BUGIARDO E’ LADRO”
Il ricordo che ho di lui è nitido. Il suo sguardo dritto, la sua stretta di mano solida, la sua voce pacata e sicura.
Il suo passo che procede affiancando la sua grande sensibilità. La sua partecipazione ai tanti eventi drammatici che accompagnano il nostro lavoro.
La cautela e la prudenza indispensabili per incontrare le altre persone. La necessità di essere sempre vigili e, nello stesso tempo, rilassati, attenti e lucidi.
La confidenza che piano piano ho imparato ad avere con i miei sentimenti, accettandoli e riconoscendoli.
Distinguendo tra quelli che mi appartengono e quelli che arrivano dalle situazioni più disparate.
Per me conoscere il Dott. Volpi è stato un privilegio che mi ha permesso di affrontare le tante vicissitudini della mia vita con una luce supplementare, come se un percorso prima buio prendesse piano piano forma.
Tutto questo è avvenuto con semplicità, senza voli pindarici, senza paroloni incomprensibili. Ma toccando con mano ciò che passava sotto il mio naso senza rendermene conto.
La semplicità è l’aspetto forse più caratteristico di Vittorio Volpi. La sua grande capacità di comunicare e mostrare sentimenti preziosi in modo semplice e immediato, ma inequivocabile.
Comprendere che moltissime persone, anche le più umili, hanno la possibilità di utilizzare gli strumenti psicanalitici per stare meglio, avere un beneficio insieme alle persone che amiamo, o a coloro che sentendo una disponibilità emotiva si rivolgono a noi cercando un aiuto.
Questa è la più grande eredità che mi ha lasciato Vittorio. Un’eredità di cui rimarrò sempre grato.
Ciao Vittorio.
Dott. Vittorio Volpi
TESTIMONIANZE
= = =
Cari colleghi,
mi unisco a voi tutti nel ricordo di Vittorio, del quale ricordo un insegnamento fondamentale: l’ umiltà nell’esercitare la nostra professione e il grande rispetto e attenzione nei confronti della persona in richiesta d’aiuto. Ho ricevuto una lezione di umiltà quando Vittorio mi faceva pulire i gabinetti delle sedi dove svolgevamo i corsi residenziali, e non l’ho mai dimenticata! A lui devo il mio profondo rigore deontologico nei confronti di questa professione che non è forma, ma sostanza di un modo di esercitare un mestiere affascinante, ma anche “rischioso”. Forse è anche per questo che, sebbene non abbia lasciato l’insegnamento, sono riuscita a sentirmi sempre una “psicanalista imprestata alla scuola” come spesso Vittorio mi definiva.
Un caro saluto a tutti
Marina Ferzetti
= = =
–condivido profondamente le parole che accompagnano il ricordo di Marina per me la sua persona rimane un ricordo vivo non solo nella sua immagine fisica con la sua voce diretta, calda e autorevole, ma il mio ricordo si fa carico di odori,profumi, mele biologiche, supervisioni in piena notte,sedute il giorno di Natale,l suo piccolo balcone con le zue piccole piantine e la nostra grande curiosità di sapere di più della sue vita privata e tanto altro ancora ….
Susanna
===
Care colleghe, cari colleghi,
come sapete, oggi 16 ottobre ricorre il 10° anniversario della scomparsa di Vittorio Volpi.
Sentiamo di non dover aggiungere altro a quanto intensamente scritto da Giorgio, Marina e Susanna.
Vorremmo pertanto ricordare ed evidenziare la vitalità degli strumenti che Vittorio Volpi ci ha trasmesso, invitando ciascuno di voi a inviare ai colleghi un messaggio in forma di metafora.
Da parte nostra trovate in allegato un racconto dal titolo “La Leggenda del Bosco Incantato”.
Un caro saluto a tutti
Laura Stellatelli e Marco Fiorini
Ciao a tutti.
Sono Stefano: non voglio dire cose già da me dette su Vittorio e di come
l’incontro con lui ha cambiato la mia vita.
Posso aggiungere però che tale incontro non è stato solo quello con
una persona eccezionale, ma soprattutto è stato l’incontro
con quella parte di me più nascosta e migliore, che mi
ha restituito la pienezza della mia persona e che mi ha permesso di accettare
anche gli aspetti più critici e problematici di me stesso.
Ciao a tutti, ciao Vittorio.
Stefano De Luca
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Ciao a tutti,
Vorrei fare anche io la mia parte nel ricordare il dott. Volpi portando alcune cose che ora rammento con il sorriso sulle labbra. Partendo dal ricordo di Giorgio Mancuso che parla della stretta di mano, credo di essere stato uno degli ultimi a potergliela stringere, perche negli ultimi anni Vittorio non poteva più dare la mano visto che aveva delle forti screpolature e nonostante questo ogni incontro con lui non ti lasciava certamente indifferente. Ricordo altre cose buffe come le sue camice a quadrettoni, di una semplicità disarmante, il suo zainetto con cui ripartiva dopo aver chiuso lo studio e mi superava in corsa dopo aver terminato la mia seduta con papà; lo studio che era sommerso di carta e le sedie di legno a dispetto di tutta la formalità e la facciata con cui ci poniamo verso il mondo esterno. Vittorio mi ha fatto innamorare del mio lavoro, insegnandomi l’impegno e dedizione verso i nostri pazienti, che lui una volta ha riassunto con la frase: “se ami veramente i tuoi pazienti, spediscili tra le braccia del loro genitore”. Le gite in montagna per fare ricerca, le supervisioni kilometriche, la visione di alcuni film “allucinanti” nel cinema di via de amicis, le ultime giornate di studio che mi hanno permesso di scrivere relazioni che sono state poi pubblicate. Sicuramente l’ho incontrato in uno dei suoi periodi maggiormente prolifici e quindi ho potuto imparare tanto dalla sua esperienza, tante volte mi ha fatto arrabbiare perché mi sembrava di una disorganizzazione pazzesca (come nell’organizzazione delle giornate di studio), ma molte sue frasi sono rimaste come delle pietre miliari e si sono pian piano sedimentate nel mio cuore, nel mio modo di vivere e sentire la professione e i rapporti umani.
non ho mai più trovato in altre realtà lavorative la stessa dedizione e impegno o per meglio dire qualità nell’aiutare le persone sofferenti, per quanto abbia fatto altri percorsi formativi che mi hanno reso un pò più eclettico, sono sempre tornato alle radici, perché quanto mi ha trasmesso ha un valore di unicità irripetibili.
Ti saluto Vittorio, e un saluto anche a tutti i colleghi con l’augurio che si possa proseguire nel diffondere il suo messaggio.
Fabrizio
===
Carissimi Colleghi, con un po’ di ritardo inviamo il nostro contributo in
ricordo di Vittorio Volpi, con la speranza che presto si possa condividere
e rendere visibile lo stato “dell’ arte”, trasformando il freddo blocco e
la fatica a comunicare in qualcosa di più fluido e caldo …
Un saluto a tutti voi.
Associazione A.st.ri.d (Simona Carlevarini, Maria Casiraghi, Carmen
Greco,Giovanni Ponzoni, Elena Rovagnati).
A Giorgio Mancuso,che ringrazio per avermi dato la possibilità di ricordare il dott Volpi, nonchè a tutti i colleghi.
Oggi, 16 ottobre, ricorrendo il decimo anniversario della morte del dott Volpi, voglio ricordarlo nel periodo della malattia. In quel periodo che il dott Volpi affrontò con umiltà, pazienza e coraggio. A testa alta e con grande dignità.
Lui che era l’uomo della parola fu ridotto dalla malattia al silenzio.
Lui che era l’uomo dell’azione si sentì costretto all’impotenza.
Lui che aveva conosciuto la fatica, la passione e il fervore della ricerca scientifica, ma anche la soddisfazione per i risultati operativi conseguiti, si vedeva finito. Obbligato a fare i conti con una condizione di apparente fallimento.
Io però, che in quel periodo mi recavo quasi quotidianamente a dettargli delle poesie al computer affinché egli rileggendole, potesse riprendere l’uso della parola, ebbi l’impressione che, proprio nell’accettazione della propria dolorosa realtà, il dottor Volpi desse prova della sua grandezza d’animo.
La sofferenza, infatti, lungi dal domarlo-continuò a presenziare alle sedute condotte dalla dott.ssa Camana, ed era ancora lui l’analista, anche se parlava lei- favorì in lui, allenandolo alla pazienza, un’ulteriore maturazione umana. Fu l’occasione di un processo di intima purificazione e quindi di una profonda crescita interna.
Di un’esperienza che lo condusse, a mio avviso, a non temere la morte. A considerarla, anziché un’angosciante visitatrice, un’amica attesa con gioia, in quanto la stessa, invece di fargli del male, lo avrebbe introdotto in un mondo in cui ogni lacrima viene asciugata. In cui si sarebbe compiuta la di lui piena realizzazione.
Proprio perché mi sembrò di intuire tutto ciò, diedi da leggere al dott Volpi, nella speranza che lo confortasse, la seguente preghiera:
“Non voglio pregare d’essere protetto dai pericoli,ma di sfidarli impavido.
Non voglio implorare alleviamento di pena,ma amore per vincerla.
Non voglio cercare alleati nella battaglia della vita,ma il mio rinvigorimento.
Non voglio gemere nell’ansioso timore di non salvarmi,ma spero di avere pazienza per ottenere la mia redenzione.
Concedimi di non essere codardo sentendo la tua misericordia soltanto nel mio successo,ma di riconoscere il soccorso della tua mano anche nella mia sconfitta”.
A distanza di tanti anni voglio celebrarne quindi l’esempio e l’insegnamento. Voglio rendergli omaggio ed esprimergli ancora una volta la mia riconoscenza, giacchè,se da tanti anni vivo costantemente unita all’amore della mia mamma, lo devo a lui che, se fu per me strumento di salvezza, mi ha consentito-e consente- di essere a mia volta strumento di salvezza per tante persone che ricorrono al mio aiuto.
Maria Grazia Palestra, Como 16.10. 2008
= = =
16 ottobre 1998 Il coraggio del cambiamento.
A dieci anni dalla sua morte,fra i ricordi personali dominano ancora quelli dei suoi ultimi quaranta giorni su questa terra.
Affiancandolo nel lavoro,speravo,con altri operatori,che potesse recuperare la salute e restare qui.
Fu la sua estrema lezione di coraggio e di amore per la vita,che spero di non dimenticare mai.
Poi c’è il ricordo di tutti i giorni, nel lavoro,ove ritrovo ciò che egli insegnò a ritenere importante:
la possibilità di approfondire oltre misura la ricerca nel campo dell’identità personale,
gli strumenti che mise a punto,
i risultati che verificò e che i suoi allievi possono continuare a verificare,
i benefici che ne ebbero tante persone in difficoltà,e che potranno avere,tanti altri,oggi e in futuro,avvalendosi del rapporto col proprio genitore omologo.
A chi l’ha conosciuto potrebbe dispiacere che egli non abbia ricevuto, in vita,un riconoscimento dalla comunità scientifica adeguato all’entità delle sue scoperte,che pure condivise e comunicò con tutti i mezzi possibili. Mi rendo conto che ciò avviene spesso,in ogni campo di ricerca, quando qualcosa di nuovo anticipa ciò che poi diverrà evidente.Allora ripenso alla prospettiva in cui egli ne parlava:”Anche se un solo bambino ne avrà beneficio,ne sarà valsa la pena”.
Dato che sono già molti,bambini e adulti,che ne hanno beneficiato,anche adesso “ne vale la pena”.
Perciò la mia gratitudine personale,non solo per avermi introdotto a un lavoro che non smette di entusiasmarmi,ma,ancora di più,per avermi avviato a riscoprire ogni giorno la fiducia nelle potenzialità del rapporto con mia madre,si unisce idealmente alla ritrovata fiducia in sé di coloro che ricevono conferma d’identità dal rapporto col loro genitore omologo. Sia chi era stato colpito dalla malattia psichica endogena,sia chi aveva conosciuto la malattia psichica esogena.
Speriamo dunque,come suoi allievi,di ricordarlo,e farlo ricordare,in continuità con lo slancio che egli potè imprimere alla ricerca scientifica per la promozione della salute mentale.
Accludo il profilo biografico tratto dagli atti delle Giornate di Studio del 1997 e 1998,di prossima pubblicazione presso Analisi Psicologica,a cura del Centro Italiano di Ricerca Scientifica Operativa nella Psicanalisi e nell’Educazione.
Giovanna Camana 16 ottobre 2008
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(Dott Vittorio Volpi. Nota biografica a cura del C.I.R.S.O.P.E.
Da”La causa della malattia psichica nei bambini e negli adolescenti:come si previene ,come si cura,come si guarisce”,atti delle giornate di studio del 6,7,8,dicembre 1997Milano,di prossima pubblicazione)
Vittorio Volpi
Nato a Milano l’1-11-1936,ove risiede fino alla scomparsa il 16-10-1998,laureato in lettere presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e specializzato in Psicologia presso lo stesso Ateneo,a seguito dell’analisi personale esercita l’attività di psicoanalista.
Studioso e ricercatore attento e appassionato,pur giovandosi delle supervisioni più prestigiose del momento,e apprendendo l’approccio sistemico direttamente dalla dott.Selvini Palazzoli,persegue una costante ricerca intorno al problema della sofferenza psichica,con particolare riferimento ai disturbi molto gravi,per i quali la psicoanalisi risulta inadeguata,e attua perciò una rigorosa,pluriennale,osservazione, sia sui versanti psicosociali che intrapsichici,elaborando così,dal punto di vista della psicoanalisi,insieme ad alcuni altri ricercatori,i dati che discipline e fenomeni culturali emergenti propongono in quel periodo storico.
Nasce così,nel 1975,il Centro Studi di Psicoterapia e Psicodinamica dell’Educazione,che prenderà,molti anni più tardi,il nome di Centro Italiano di Ricerca Scientifica Operativa nella Psicanalisi e nell’Educazione.
Alle molte attività rivolte alla cura dei disturbi psichici si affianca una continua ricerca operativa rivolta alla promozione della salute mentale,applicando e approfondendo le intuizioni iniziali dello scienziato sulla genesi ed evoluzione dei disturbi,in ordine al problema centrale dell’identità personale.
L’osservazione sulle due modalità di rapporto, compresenti e disgiunte,presenti in ogni aspetto della vita personale e sociale,chiamate modalità simbiotica e modalità economica, e del loro interagire nella vita di ciascuno,consente di mettere a punto un approfondimento sui rapporti primari che sono all’origine affettiva e psicologica dell’essere umano,e mettere in luce l’importanza del rapporto con il genitore omologo,che diviene,nella pratica clinica del Centro,il fulcro del trattamento.
Mettendo al centro del setting un rapporto vivente anziché un soggetto singolo,(il genitore omologo in persona,quando vivente,è presente nella seduta) l’applicazione degli strumenti operativi della psicoanalisi è anch’essa trasformata,e così pure la formazione degli operatori,ai quali si chiede di fare la medesima verifica del rapporto col proprio genitore omologo e di imparare ad applicare i consueti strumenti di lavoro al nuovo contesto.
Anche l’analisi in coppia,(che ha le medesime caratteristiche, di giungere ad avvalersi,ciascuno dei partner, del rapporto col proprio genitore omologo,procedendo in questo cammino insieme al proprio partner),già messa a punto per i trattamenti degli adulti in coppia,viene applicata alla formazione.
Con la Scuola di Psicanalisi,annessa al Centro,(e in seguito ripresa in più gruppi ad opera di vari allievi del dott.Volpi),la formazione di numerosi operatori consente di esplorare i vari aspetti del lavoro in équipe,e prendere in carico casi molto complessi.
Il rigoroso approfondimento dei principi finora verificati porta ad un’applicazione metodica e coerente, nel campo clinico,riguardo ai genitori protagonisti della cura clinica dei propri figli ammalati.
A questo sviluppo del metodo si stava dedicando il dott.Volpi,quando l’ha colto la morte.
All’approfondimento in campo clinico si è sempre affiancata la ricerca operativa nel campo dell’educazione, della prevenzione e della promozione della salute mentale.
La rivista Analisi Psicologica,edita dal Centro e da lui diretta,è stata il principale veicolo di divulgazione,insieme a Corsi e Giornate di studio,dei risultati della ricerca.
Due Cooperative sociali,fra i vari gruppi ed organismi sorti in questo ambito,sono sorte con l’intento di portare i benefici di questi tipi di intervento agli utenti dei vari servizi istituzionali preposti al recupero e alla promozione della salute mentale.
Bibliografia:
Autorità e socializzazione-Analisi Psicologica 1978
Volpi V. “Manuale di psicanalisi dell’età evolutiva”, Milano, Analisi Psicologica, 1984.
Volpi V. “Manuale di psicanalisi del rapporto di coppia”, Milano, Analisi Psicologica, 1988
Volpi V. “Bambini e adolescenti che soffrono. Il disagio psichico in età evolutiva”, a cura di V. Volpi, Padova, Sapere, 1997.
“Rapporto di coppia e salute mentale dei figli”, atti delle giornate di studio, Milano 7 e 8 Dicembre 1996, Milano, Analisi Psicologica, 1998, a cura di V. Volpi
Beppe Grillo sconsiglia di pagare il biglietto dell’autostrada subito, consiglia di ritardare il pagamento per 15 giorni, in modo da danneggiare le Autostrade con 2 settimane di valuta di ritardo …
… e per fortuna che non lo fa nessuno!
Che rispetto per l’ECOLOGIA!
Ma voi immaginate le code che si formano ai caselli, il combustibile che si brucia inutilmente, l’inquinamento che aumenta inutilmente, la carta che si spreca inutilmente per scrivere i rapportini … Il tempo di lavoro buttato via !
Queste sono le soluzioni INTELLIGENTI del Sig. Grillo! Soltanto scuse per gli allocchi che non vedono alcun effetto collaterale e cascano alla sua pubblicità gratuita …
Quando esiste già il telepass dove paghi dopo un mese, perciò sai che danno …
Sembra che la psicanalisi sia una scienza per pochi addetti ai lavori, specialisti super specializzati, strizzacervelli capaci di interpretare i sogni, di indovinare i pensieri del prossimo, se non proprio leggerli e, capaci di previsioni al limite della magia.
Per la gente comune chi si rivolge a uno psicologo o a uno psicanalista è
MATTO
Ugo Pierri: "Tarocchi - Il Matto" (serie; anno 1987)
e chi lo fa evita di raccontarlo in giro, per evitare che si pensi male di lui!
A scuola
si impara la matematica per saper far di conto
si impara a leggere e scrivere per poter accedere alle informazioni e comunicare
si impara una lingua straniera per comunicare con tutto il mondo
si impara le geografia per orientarci nel mondo
si impara la storia per sapere qualcosa delle nostre origini
si impara il disegno per poter esprimersi in forme diverse
si impara la chimica, la biologia, la fisica
si riesce perfino a fare un po’ di sport per mantenersi in forma
però
non si riesce a imparare niente riguardo a:
il linguaggio del corpo, le induzioni emotive (ovvero come si partecipa emotivamente ai sentimenti degli altri) e relative conseguenze
gli aspetti salutari del rapporto d’amore primario (tra padre e figlio e madre e figlia)
le interferenze sociali nei rapporti primari come principali cause di disagio psichico
lo sviluppo sessuale nell’adolescenza e relativi aspetti dell’evoluzione emotiva
il contatto fisico, come fonte di benessere
Ecco che di queste cose si occupa la psicanalisi, e queste cose fanno parte della nostra vita quotidiana, ma nessuno ci aiuta a gestirle.
Possiamo avere un po’ di fortuna, se il corso naturale delle relazioni familiari prevale sui tanti aspetti di natura economica che condizionano oggi la vita delle famiglie.
Un tempo era importante per l’uomo avere una forte muscolatura, che gli garantisse di poter effettuare lavori e mantenere alte le sue probabilità di sopravvivenza.
Oggi la struttura muscolare riveste ormai ben poca importanza nel successo delle nostre strategie di sopravvivenza. Abbiamo maggior necessità di una buona automobile, di computer e telefoni cellulari e di tutti i macchinari che ci facilitano la vita e ci permettono di essere produttivi.
Non interessa più produrre qualcosa che sia davvero utile, ma è più importante produrre qualcosa che si vende facilmente …
Nascita, allattamento, crescita, socializzazione, vita scolastica, vita di coppia, rapporti tra genitori e figli …
Tutte queste cose non hanno niente a che vedere con le cose che si imparano a scuola!
Non c’è nessuno spazio per questo.
E’ più importante sapere la distanza tra la terra e la luna, nozione che si ricorda per circa una settimana, giusto per poterla ripetere all’interrogazione del giorno dopo, che non capire cosa ci fa stare male in un momento difficile, o quantomeno acquisire qualche strumento per poter capire meglio.
La psicanalisi aiuta nella vita quotidiana. Tutti coloro che hanno una vita sociale potrebbero avere molti benefici utilizzando le conoscenze scientifiche acquisite dopo molti anni di ricerche.
Certo, non tutti devono diventare psicanalisti, ma se ci fosse una cultura di base ben più preparata in questo campo, piano piano non avremmo neanche più bisogno degli psicanalisti.
Occorre una volontà, e una scienza psicologica che concordi su almeno poche cose fondamentali.
Invece purtroppo abbiamo un numero esuberante di psicologi, dove ognuno cura il suo orticello, e troppo spesso un metodo è in completo contrasto con l’altro, offrendo così una immagine della scienza psicologica assai sfocata, imprecisa, impalpabile.
Penso che se uno psicologo afferma qualcosa possiamo trovarne probabilmente un altro che afferma l’esatto contrario …
Risultato: la psicologia sembra una scienza per ciarlatani… e non le si dà lo spazio di cui la nostra società avrebbe bisogno.