Archivi categoria: Costume e società

Dalla Riviera delle Palme ad Ascoli Piceno.

Sabine Meyer, fotografa, vive da alcuni anni nel Piceno.
Thomas Meyer, musicista e videomaker, esige sempre l’alta qualità nelle sue produzioni audio e video.
Il suo ClassicConcept effettua riproduzioni fedeli per differenti artisti in tutta la Germania.

Alla luce di questa esperienza i due fratelli Meyer hanno deciso di collaborare in un ambizioso progetto nell’estate del 2009, raccogliendo testimonianze di cultura, arte e gastronomia nel Piceno, sempre immerso in un contesto naturale di indiscutibile bellezza.

Ne risulta un documentario di 90 minuti denso delle più svariate esperienze, sempre con una grande attenzione per l’estetica.
Sabine Meyer ha saputo raccogliere in breve tempo il lavoro di artisti residenti nel Piceno.
Alcuni di loro sono nativi della splendida provincia di Ascoli Piceno, mentre altri si sono trasferiti proprio in questi luoghi, magari provenendo da altri Paesi Europei, seguendo una “magica” ispirazione che i paesaggi suggeriscono.
Scultori, pittori, poeti e musicisti si susseguono tra un panorama e l’altro illustrando con umiltà un assaggio del loro lavoro.
Un’attenzione particolare per i lavori antichi e tradizionali che hanno contribuito ad edificare il carattere Piceno.
Dalla pesca all’artigianato, dalla cucina all’agricoltura si può godere di una visione originale del territorio.
Il video evidenzia la relazione tra la cultura antica e le giovani generazioni che spesso hanno saputo raccogliere lo spirito delle tradizioni e utilizzarlo per la propria crescita.

PicenoRiviera ...

Il patrimonio artistico di Ascoli Piceno e di altri paesi della provincia sono descritti con cura dagli operatori culturali del luogo. Le immagini hanno una grande forza descrittiva ed artistica e i commenti definiscono semplicemente il contesto storico delle grandi opere riprese.

Infine la gioia delle feste e del divertimento traspare spesso nella bellezza del paesaggio.
Il mare e i dolci pendii delle colline tra viti ed ulivi, glicini e girasoli completano un percorso che risulta essere un semplice invito a visitare personalmente luoghi così ricchi di cultura ed accoglienti.

QUI L’INTERVISTA CON SABINE MEYER

Presentazione del Documentario
Ascoli Piceno Libreria Rinascita
Piazza Roma 7
DOMENICA 7 Febbraio 2010 ore 18:00

Da non perdere!


Puoi acquistare subito il DVD dal sito della Libreria Rinascita QUI

L’attimo in cui scocca la vita. Religione e bugie.

il_soffio_della_vita

Da alcuni mesi si trascina una discussione che potrebbe essere infinita:  in quale momento inizia la vita?

Parte dal timore, per fortuna infondato, di Simona di portare in grembo un figlio con una gravissima malformazione.

Questo timore ha messo Simona di fronte a problemi etici e legislativi molto importanti.

La sua storia la troviamo QUI

Volevo semplicemente rispondere all’ ultimo commento di Lorenzo,

“Anche se non è l’ucissione di un bambino è pur sempre un uccisione. Però non dire che non è l’uccisione di una persona, il feto è uno stadio.
“l’ovulo femminile e lo spermatozoo maschile. Un embrione vitale non proviene da oggetti morti o da materiale inorganico. Affermare che la vita abbia inizio all’istante della fusione del DNA di organismi vivi è una banale contraddizione nei termini.”: questa frase si che è contradditoria.”

ma questa mattina è venuta fuori qualche riflessione in più ..

Grazie Lorenzo per il tuo telegramma!
Speravo qualcosa di più, ma pazienza …
Abbiamo fatto un passo avanti e … due indietro!
Leggendo la tua prima frase mi sembrava che tu accettassi che non ci fosse l’uccisione di un bambino.
Ma poi ritorni implacabile sull'”uccisione di una persona” !!!
La contraddizione nella frase da te ripresa io non la vedo.
Ad ogni modo, sembra che il problema sia nello stabilire quale sia il momento X nel quale la vita ha inizio.

Tutto sommato direi che ci sono due estremi.
Da una parte l’ovulo e lo spermatozoo sono di per sé organici e pertanto possono potenzialmente creare la vita. Oppure immediatamente dopo la loro fusione (ma soltanto dentro il corpo femminile o anche “in vitro”?)
D’altra parte si potrebbe affermare che finché un feto non viene alla luce non è una persona.

Da un punto di vista squisitamente legale è così. Infatti ti sfido ad attribuire un codice fiscale ad un feto! Non riuscirai a farlo.

Da un punto di vista biologico penso che potremmo discutere all’infinito portando ognuno fior di argomentazioni.

Oggi, approfittando del fatto che ho un po’ di tempo, ho voluto approfondire il parere della Bibbia.

Metodologia? Molto semplice: Google -> aborto bibbia.

Ho scoperto alcune cose interessanti.

Il primo sito che compare è il seguente:

http://www.cristolibera.it/Bibbia%20aborto.htm

Tra l’altro si afferma:

“In Esodo 21:22 Dio dà una legge specifica riguardante l’ordine sociale per gli Israeliti. Egli stabilì che se due uomini venivano alle mani e nella lotta colpivano una donna incinta, causandole in questo modo la nascita prematura del bambino, essi dovevano essere multati secondo il danno causato al bambino. Doveva essere pagato in relazione all’ammontare del danno inflitto al nascituro.Se Dio volle fare una legge specificatamente riferita ai diritti del feto, allora sicuramente i nascituri devono significare qualcosa per Lui!”

Poi vado a scorrere un altro sito:

http://www.gotquestions.org/Italiano/aborto-Bibbia.html

Cita lo stesso passo ma interpretando così:

“Esodo 21:22-25 prescrive per chi provoca la morte di un bambino nel grembo lo stesso castigo di chi commette omicidio.”

Leggo ancora un terzo sito:

“Questo passaggio dall’Esodo sembra dire che causare morte ad un feto è un crimine di gravità differente dal causare morte ad una persona:

Se due uomini litigano o urtano una donna incinta così a farla abortire, ma non ci sia danno, ci sarà un risarcimento, come lo imporrà il marito della donna, e si darà attraverso i giudici. Ma se ci sarà danno, le darai la vita per vita  (Esodo 21:22-23)

O bella! Tre articoli e tre versioni differenti dello stesso passaggio !!!

A questo punto sono andato a prendere la vecchia bibbia che posseggo fin da quando andavo alle elementari e cercando il passaggio ho letto testualmente:

Esodo 21 (22-25)

“Se alcuni uomini, battendosi, urtano una donna incinta e questa abortisce, senz’altra disgrazia, si dovrà pagare l’indennizzo che sarà imposto dal marito della donna; sarà pagato a mezzo di arbitrato.

“Ma se ne segue una disgrazia pagherai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, ustione per ustione, ferita per ferita, lividura per lividura.”

rif. la sacra bibbia ed. Marietti 1966 – pag 118

Ne deduciamo che due dei tre siti, chiaramente anti abortisti, pur di procurarsi un vantaggio nella loro argomentazione MENTONO SPUDORATAMENTE !

Questo lo trovo vergognoso, e molto poco CRISTIANO !!!

Curiosità:

Sempre esodo 21: Si parla di schiavitù, di diritti dei padroni sugli schiavi, di diritti dei padroni a prendersi una schiava come moglie affiancandola a un altra (poligamia) di mettere A MORTE colui che “percuote suo padre e sua madre” “colui che rapisce un uomo”, “colui che maledice suo padre e sua madre”

Bibbia Pena di Morte

Insomma la pena di morte, secondo la Bibbia, è applicata tranquillamente. Basta dire una parolaccia a mamma e papà …

La schiavitù è normalissima … e così la poligamia …

Le donne non sono trattate proprio a meraviglia …

Gli schiavi maschi, se liberati devono lasciare al padrone moglie e figli … Un divorzio?

Sembra che il matrimonio per gli schiavi non sia così indissolubile …

Bibbia Leggi sugli schiavi

Maahhh !

Qualcuno ha voglia di avvisare la Santanchè ?

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.

Natale fa schifo e noi siamo delle merde !

E’ passato Natale.

Babbo natale cattivo

La festa dell’ipocrisia !

Tutti quanti pronti a buttar giù dalla torre il presidente, a fondare club e clubbini, partiti e partitelli, a osannare giullari e giornalisti, ciarlatani di tutti i tipi, monumenti souvenir che diventano oggetti di culto, piazze che si riempiono di viola, colore di gran moda, popoli viola a volontà, tutti rigorosamente creati dal basso …

Ecco un esempio di omino in cravatta viola …

Emilio Fede Viola

Sicuramente un fan del popolo viola, discendente del sepolto NoBDay, discepolo di San Precario o di Gianfranco Mascia, chissà? (copia per non iscritti a Facebook)

Ma torniamo a Natale, senza divagare.

Fa schifo! Non ci sono mezzi termini.

Ho fatto qualche calcoletto.

Nel mio paesino di 5000 abitanti il comune stanzia 6000 euro per mettere un po’ di lucette natalizie.

Se la matematica non è opinione significa che in Italia per addobbi natalizi in paesi e città, con consumi di corrente in barba a qualunque crisi, qualunque impegno ecologico per la salvezza del pianeta di cui TUTTI ci preoccupiamo, abbiamo speso circa 60 milioni di euro.

Questo mentre ogni 6 secondi un bambino muore di fame.

Per sfamare un bambino servono 170 euro all’anno,  o anche molto meno a secondo dei calcoli …

Sempre nel rispetto della matematica il nostro Natale Italiano illuminato è costato la vita di circa 350.000 bambini !

Non li conosciamo, non li vedremo mai. Sono ben sepolti nelle nostre coscienze libertarie.

Ma nessuno si ribella! NESSUNO!

Quando è Natale dobbiamo fare festa! E trovare per i nostri pargoletti il telefonino nuovo, il videogioco, o le mille e mille cose inutili che ci regaliamo a Natale, nell’orgia dell’acquisto!

Tutti in fila a sostenere una società che produce oggetti da buttare via, talmente inutili da poter buttare in faccia al primo presidente che passa …

Ma se ai nostri alberi di Natale, tutti belli e ricchi, pieni di luci e di palle, appendessimo anche il corpo di un bambino morto di fame ci passerebbe l’allegria, la voglia di festa.

Solo la carta che usiamo per avere la gioia di scartare i regali da un bel pacco colorato basterebbe a nutrire un bel paese pieno di bambini.

Ma noi niente!

Li uccidiamo e ci scartiamo i nostri bei regali!

Vuoi mettere l’emozione per aprire un bel dono?

Il Natale lo vogliamo tutti!

Mia figlia di undici anni ieri mi ha chiesto: ma perché se non siamo cristiani festeggiamo il Natale?

Che le dovevo rispondere?

“Perché ci conviene! Perché siamo degli stronzi!”

E a festeggiare Natale sono tutti uniti! destra, sinistra, cattolici, atei, tutti pronti a costruire feste chiusi intorno all’alberello nelle proprie case al caldo per sentirsi in famiglia almeno per una sera.

E poi via, tutti di nuovo a correre e a massacrarci per le strade, gridando cornuto al prossimo, specialmente se è al potere, ed è colpevole di tutti i nostri guai!

Ma nessuno, no nessuno che pensi che potremmo avere un anno intero di tempo per organizzare un altro Natale!

Per dire NO a questo NATALE.

Per fare Natale al buio, ma con qualche bambino vivo in più!

Per chiedere ai comuni soltanto palazzetti dello sport dove i bambini possano semplicemente giocare, magari con migliaia di palloncini colorati.

Per vivere nelle piazze, magari intorno a grandi falò e sapere che qualcosa di buono è stato veramente FATTO!

No questo sembra impossibile!

Continueremo a festeggiare come sempre, a sprecare come sempre, a fottercene come sempre!

Tanto i morti di fame stanno da qualche altra parte.

Noi siamo delle merde ma non lo diciamo a nessuno, neanche a noi stessi.

E questo ci basta per continuare a divertirci …

***

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Ricordo di C.T. La fantasia a Milano !

C.T.

Tratto da:

La chiesa uccide con l’onda – Videointervista a CT

Mi ricordo C.T.

Nei pomeriggi passati al Parco Sempione.

La sua cadenza era particolare, nei suoi proclami:

“La televisioone

UCCIDE

conlonda!

La chiesa

e la televisioone

Uccidono

conlonda!”

Difficile riprodurlo scrivendo se non l’hai mai ascoltato.

La sua missione faceva ormai tenerezza, nessuno gli dava più peso, ma nessuno lo prendeva in giro.

Non chiedeva niente a nessuno e in genere tutti lo ignoravano.

Le sue scritte arrivavano per tutta Milano e ci facevano compagnia, erano una testimonianza dei suoi pellegrinaggi, della sua vita girovaga e della sua presenza.

La sua poesia ripetitiva entrava comunque nella mente, come un mantra potente che comunque ti poneva interrogativi.

Per me era in parte inquietante, con la sua sicurezza e la sua ripetitività.

Era innocuo. Umile e potente allo stesso tempo. Tanto che chiunque a Milano in quegli anni ne ha memoria.

Aveva la forza di parlare al vento e di non stancarsi mai!

Un mito.

C.T. Foto

Tratto da:

Il mito di CT continua

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Spezzagli le gambe! Lo sport, l’esempio e la buona educazione.

“Spezzagli le gambe, ammazzalo”, grida il genitore.

spezza gambe

Lo scenario è quello d’una partita di campionato giovanissimi a Torino. L’urlatore è un assiduo frequentatore di spalti della provincia il cui erede suda, sbuffa e corre sull’erba spelacchiata  dove le promesse del calcio subalpino si fanno le ossa. L’amore paterno lo vede già calcare ben altri palcoscenici calcistici, firmare contratti ricchi di zeri e di garanzie, dichiarare al microfono di qualche giornalista: “L’importante non è che io abbia segnato, l’importante è che la squadra vinca”.

fallaccio3

Ma, prima di arrivare a tale sincera sublimazione morale, il ragazzo dovrà spezzare tante gambe e calpestare tanti coetanei, magari dotati quanto o più di lui, magari persino più bravi a giocare al pallone.

Non importa: bisogna arrivare in alto, con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo.

“La situazione, nel nostro mondo, non è mai stata idilliaca”, spiega un direttore sportivo. “Negli ultimi anni – aggiunge – alcuni atteggiamenti sono peggiorati, ma devo dire che non sono una novità, purtroppo”. Eppure scoprire la situazione è scioccante. Ci sono i papà disposti a “minacciare gli altri genitori, il cui figlio ha preso il posto da titolare al loro. In qualche caso si è anche arrivati alle mani, perché chi vede il figlio andare in panchina non riesce a credere che ci sia qualcun altro che sa giocare meglio. La mentalità secondo cui, anche a scuola, se il maestro o il professore riprende il pargolo oppure gli affibbia un voto basso, non sta cercando di istruirlo ed educarlo, ma lo sta semplicemente angariando senza alcun motivo.
Nel mondo del calcio, dove il denaro facile pare alla portata di tutti e dove il successo rapido è ambito da papà e mamme di qualsiasi brocco, questi comportamenti diventano devastanti.

“Dopo aver visto un paio di partite in cui giocano bambini di 7-8 anni e i genitori urlano come pazzi, le assicuro che si resta male. C’è una sorta di guerra psicologica che spesso i papà fanno a ‘sti bambini. Non accettano errori, gli gridano di stare in quella posizione, di marcare così e cosà, di controllare meglio la palla”.
“In alcuni casi – racconta un altro addetto ai lavori che opera a Torino – ci sono le mamme disposte ad avere rapporti sessuali con l’allenatore di turno, pur di sostenere il posto in squadra del figlio, che magari rischia di finire in panchina. Non sono dicerie, purtroppo, sono fatti che avvengono più spesso di quanto si possa pensare. Oddìo, non possiamo escludere – sorride – che ci sia la mamma che va con l’allenatore perché le piace, ma mi creda che invece l’aspetto della convenienza esiste eccome”.
“In molti quartieri torinesi il calcio è l’unico appiglio per un’affermazione nella società – spiega un allenatore – era inevitabile, dunque, che il mercato, le multinazionali, i propulsori del consumismo
galoppante, non considerassero questo mercato, un esercito di piccoli consumatori, ai quali, oltretutto, è difficile negare qualcosa”.
Non c’è più la divisa sociale, una sorta di democratico simbolo d’appartenenza. Anche nell’abbigliamento bisogna distinguere il proprio figliolo dagli altri. E così si acquistano materiali, indumenti e gadget, che da un lato soddisfano la smania dei genitori, dall’altro avviano precocemente l’attenzione del bambino verso il marchio, la griffe; il merchandising delle maggiori società di calcio prevede un’ampia sezione dedicata ai più piccoli. “Per fortuna, esistono ancora genitori normali – dice il direttore sportivo – che vivono il momento ludico e agonistico come occasione di crescita e di formazione del carattere, ma si trovano persone che vedono nella scuola calcio un’ottima alternativa al ‘baby parking’, o, di contro, genitori fanatici, i tifosi incalliti. Genitori che, travolti dalla delirante enfasi agonistica, sono pronti ad insultare i propri o gli altrui figlioli. Padri di famiglia capaci di trasformarsi in bestie, pronte ad avventarsi sul malcapitato arbitro. Io e i miei colleghi facciamo molta fatica a stigmatizzare i loro atteggiamenti senza offendere la loro ‘sensibilità’. Il fatto è che i bambini, sempre più precocemente, cercano di imitare gli adulti in quelle manifestazioni estreme di aggressività tipiche di un agonismo non certo infantile: risse, bestemmie, sputi eccetera sono ormai in agguato anche in partite tra bambini di dieci anni”.
Durissima la testimonianza di un ex allenatore che chiede, come tutti gli altri intervistati, l’anonimato: “Purtroppo il calcio giovanile è profondamente inquinato dai soldi e da strani personaggi che come gli avvoltoi girano intorno alle carogne. La meritocrazia è l’ultima cosa che conta: quantomeno nello sport si sperava che valesse qualcosa, invece vanno avanti i figli dei genitori più importanti o
d i quelli che riescono a instaurare il miglior rapporto con la società”. E continua, quasi infuriato: “Ci son scuole calcio, che, anche nella nostra regione, sono diventate per la gran parte dei luoghi di
raccolta e drenaggio di denaro sia con le iscrizioni dei più piccoli, sia con il passaggio (premio di avviamento) dei giovani giocatori a società professionistiche, semiprofessionistiche o anche dilettantistiche”.
Non mancano ovviamente le società serie, le persone perbene, i genitori che ancora mettono il valore formativo davanti alla carriera, il lavoro svolto in modo disinteressato e per il futuro dei giovani.
“Ma qualcosa si è rotto, mi creda – aggiunge – alcuni atteggiamenti che ci sono sempre stati si stanno però diffondendo a macchia d’olio. E purtroppo stanno diventando quasi normali, la gente si è assuefatta e li considera persino scontati, neppure si scandalizza”. Come il genitore che impone al proprio figlio di non passare mai la palla a quel compagno che potrebbe diventare più forte oppure segnare più reti di lui, o come il papà che elargisce un forte contributo alla società pur di veder giocare come titolare il pargolo: “Ma a volte si tratta di autodifesa – spiega un genitore – perché magari un ragazzino di famiglia normale, che non abbia una banda pronta a farsi giustizia sommaria alle spalle, rischia di essere messo sotto dall’ambiente. E allora, lo ammetto, ho cercato di tutelare mio figlio da palesi soprusi”.
Secondo un direttore sportivo, “certi atteggiamenti malsani sono purtroppo frequenti anche tra gli allenatori. Per questo sono convinto dell’importanza di una formazione adeguata dei tecnici giovanili. Chiunque, e questo lo si può facilmente verificare, può improvvisarsi allenatore, ma educare attraverso il gioco del calcio è un’altra cosa. La scelta è comunque sempre dei genitori. I problemi sorgono quando si perde di vista l’obiettivo primario della scuola calcio; certamente la vittoria non è lo scopo principale, ma farlo capire agli stessi genitori è spesso impresa ardua”. “Ma a me è capitato sovente – ribatte l’allenatore – di dovermi difendere da aspre critiche, perché, invece di far giocare i più capaci, ho preferito mandare in campo a rotazione tutta la rosa a mia disposizione, infischiandomene del risultato. Persino i genitori dei bambini meno dotati, talvolta avrebbero preferito una vittoria piuttosto che vedere il proprio figlio rimediare una sconfitta. E invece i bambini non sono neanche sfiorati dall’idea che qualcuno possa o debba restare in panchina, visto che una delle prime cose che ho insegnato loro è che tutti devono avere la possibilità di giocare”.
La via per il successo nel calcio è lunga ed impervia, questo si sa. E per successo s’intende anche un contratto in serie C, dove un giovane ha la possibilità di guadagnare stipendi che lavorando normalmente neppure potrebbe sognarsi. Ma, pur con tutte le squadre e le categorie professionistiche e non a disposizione, solo uno su mille ce la fa. E non sempre, verrebbe quasi da dire raramente, questi fortunati sono i migliori.
Spesso si tratta dei più raccomandati, quelli con i parenti più facilmente manovrabili, quelli che meglio si piazzano grazie ad abili maneggioni senza scrupoli ma con spiccato senso degli affari, talvolta in società senza alcuna programmazione del settore giovanile, ma solo per far quadrare un certo tipo di bilancio. “Va pure detto – chiarisce un altro addetto ai lavori – che negli ultimi anni l’investimento
sul giovane promettente, in un giusto e calcolato rischio di impresa, è merce davvero rara. Non si consente più al ragazzo di fare i suoi errori nell’attesa della preventivabile maturazione fisica e psichica come si faceva un tempo. Oggi si pretende il quindicenne già con fisico gladiatorio anche a costo di aiuti chimici. I fondamentali? Il tocco di palla? Ma chi se ne frega, basta che corrano e che picchino come fabbri ferrai”.

Fonte: Però N.30 16 Ottobre 2009(pag 19)  scarica il PDF

Si ringrazia Dario Lesca per la preziosa segnalazione

L’articolo si commenta da solo. Che dire? La mia esperienza con i miei figli che hanno praticato uno sport minore è molto simile, purtroppo. Con tanto di sponsorizzazioni e di seduzioni non casuali …

Difficile parlare poi di buona educazione …

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PERO
gadget, che da un lato soddisfano la smania
dei genitori, dall’altro avviano precocemente
l’attenzione del bambino verso il
marchio, la griffe; il merchandising delle
maggiori società di calcio prevede un’ampia
sezione dedicata ai più piccoli.
“Per fortuna, esistono ancora genitori normali
– dice il direttore sportivo – che vivono
il momento ludico e agonistico come
occasione di crescita e di formazione del
carattere, ma si trovano persone che vedono
nella scuola calcio un’ottima alternativa al
‘baby parking’, o, di contro, genitori fanatici,
i tifosi incalliti. Genitori che, travolti
dalla delirante enfasi agonistica, sono
pronti ad insultare i propri o gli altrui figlioli.
Padri di famiglia capaci di trasformarsi
in bestie, pronte ad avventarsi sul
malcapitato arbitro. Io e i miei colleghi facciamo
molta fatica a stigmatizzare i loro atteggiamenti
senza offendere la loro
sicuro che si resta male. C’è una sorta di
guerra psicologica che spesso i papà fanno
a ‘sti bambini. Non accettano errori, gli gridano
di stare in quella posizione, di marcare
così e cosà, di controllare meglio la palla”.
“In alcuni casi – racconta un altro addetto
ai lavori che opera a Torino – ci sono le
mamme disposte ad avere rapporti sessuali
con l’allenatore di turno, pur di sostenere il
posto in squadra del figlio, che magari rischia
di finire in panchina. Non sono dicerie,
purtroppo, sono fatti che avvengono più
spesso di quanto si possa pensare. Oddìo,
non possiamo escludere – sorride – che ci
sia la mamma che va con l’allenatore perché
le piace, ma mi creda che invece
l’aspetto della convenienza esiste eccome”.
“In molti quartieri torinesi il calcio è
l’unico appiglio per un’affermazione nella
società – spiega un allenatore – era inevitabile,
dunque, che il mercato, le multinazionali,
i propulsori del consumismo
galoppante, non considerassero questo mercato,
un esercito di piccoli consumatori, ai
quali, oltretutto, è difficile negare qualcosa”.
Non c’è più la divisa sociale, una
sorta di democratico
simbolo d’appartenenza.
Anche nell’abbigliamento
bisogna
distinguere il proprio
figliolo dagli altri. E
così si acquistano materiali,
indumenti e

Paolo Barnard: un’utopia come un’altra?

Mi piace leggere Paolo Barnard.

Lo trovo interessante, stimolante. Una voce stonata in un coro monotono.

Seguo il suo sito e i suoi aggiornamenti chiedendomi comunque: dove andrà a parare?

Cosa comporta il suo nichilismo? Il suo sguardo disincantato su un mondo che ormai sembra non promettere più niente di buono? Se non una vincita al Superenalotto dove sembra che la gente investa sempre di più?

Credevo che si fosse semplicemente arreso ad una realtà opprimente, mentre l’articolo che ha pubblicato oggi mostra che mi sbagliavo di grosso.

Paolo ha le sue proposte per “UN MONDO FINALMENTE PIU’ GIUSTO”

Egli vorrebbe combattere il CAPITALISMO DEI BENI DI CONSUMO. Ecco come:

“Ora, per arginare una macchina mostruosa di queste dimensioni e di questa potenza, c’è una sola strada:

– Studiarla a fondo.

– Formarci in un esercito di attivisti compatto, disciplinato.

– Capire che cosa, in questo periodo della Storia, innesca il cambiamento, quale vettore, quale tipo di interazione umana. Individuare queste chiavi di svolta con precisione, così come si isola una molecola benefica.

– Studiare di conseguenza una comunicazione immensamente abile per attirare l’attenzione del mondo della GENTE COMUNE.

– Studiare i metodi per rendere la comunicazione gradevole ma penetrante.

– Diffonderci nei luoghi della gente comune, implacabili, pazienti, tutto l’anno, per tentare di creare un consenso opposto a quello oggi dominante usando quei metodi attentamente studiati.

– Essere molto ben finanziati, cioè cercare e ingaggiare sponsorilluminati’ capaci di vedere il vantaggio di lungo termine di un mondo più giusto.

– Sapere che è una strada in salita, poiché si tratta di invitare milioni di persone a scelte impopolari, a rinunce, a mutazioni di stili di vita importanti, e a saper vedere però la convenienza finale di un mondo più in equilibrio.

– Mettere da parte le differenze che separano i nostri gruppi che formano il Movimento, cioè rinunciare ai nostri individualismi per un fronte comune, unico, compatto, disciplinato, implacabile di attivisti al lavoro ovunque, sempre, con linee guida universali, sempre le stesse e i metodi di cui sopra. Cioè cambiare il consenso dei popoli, verso la rinascita del primato del Bene Comune. Per un mondo finalmente più giusto.

Non c’è altra strada. Non c’è.”

Io purtroppo non vedo possibilità nella strada da lui indicata.

Non credo alla possibilità di una organizzazione compatta, capace di eliminare divisioni al suo interno, di trovare FORTI FINANZIAMENTI (dove se non dal capitalismo?) e capace di trovare una forma di comunicazione che colpisca il cuore della gente per cambiare anche comportamenti e atteggiamenti.

La storia non l’ho mai vista cambiare così.

L’egoismo è sempre stato prevalente.

I cambiamenti importanti sono sempre costati morti e feriti.

Siamo tutti (o quasi) generosi se circondati dall’abbondanza, ma siamo pronti ad uccidere se il pezzo di pane che sta fra di noi è l’ultimo rimasto per sopravvivere.

Questo aspetto è ormai remoto, ma è una parte della natura umana di cui non dovremmo dimenticarci.

Ma allora quali soluzioni? Una strada in salita dice Paolo Barnard. Ma chi la sceglierebbe?

Siamo tutti consapevoli che i regali di Natale

sono uno stupido omaggio al consumismo, eppure nessuno è capace di rinunciarvi. Chiunque si sente triste se non ha un pacchettino incartato e infiocchettato da mettere sotto un alberello o una semplice candelina.

Eppure questo rito che è ormai soltanto una devozione al Dio Capitale lo compiamo tutti, Atei e Cristiani, accomunati dal desiderio del sorriso dei nostri figli che possono sentirsi grazie a questo UGUALI agli altri.

Siamo disposti a soffrire, certo! Ma guai se i nostri figli si sentono esclusi o inferiori a causa delle nostre credenze. Non capirebbero. E noi sembreremmo soltanto dei miserabili.

Finanziamo il capitalismo distruggendo la nostra salute. Consumando tabacco, per esempio, che non conosce ideologie.

Nessuno ha il coraggio di dire che fumare sigarette è un modo FASCISTA di stare al mondo!

Ma anche consumando droghe, come l’hashish, droga “buona e illuminata” (?!?), che fa parte del “Movimento”…

Senza pensare CHI GUADAGNA da questo consumo.

Oppure usiamo cosmetici di tutti i tipi e di tutti i colori, senza chiederci a che serve se non a un ideale insensato di bellezza. Sempre per adeguarsi all’immagine NORMALE del corpo …

Allora AVANTI nel DELIRIO del consumo!

E il cambiamento?

Dovremo aspettare LA CRISI!

Tenerci buoni i nostri buoni propositi, cercare di costruire PICCOLE ISOLE di felicità, e aspettare che le nostre auto possano funzionare per 1 milione di kilometri senza avere più bisogno di consumarle e buttarle via.

Un’altra utopia?

Certo! Tanto, una vale l’altra …

Almeno così cerco di stare bene OGGI!

Facendo finta di non sapere che il mio frigo è pieno delle sofferenze di un grande mondo dimenticato …

O no?

🙁

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