La creatività sociale delle reti – Carlo Infante

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Riprendo da Facebook:

Carlo Infante Carlo Infante

Lo sviluppo della nostra società riguarda l’evoluzione dell’idea di spazio pubblico, dall’invenzione del teatro nella polis greca alle piazze del rinascimento. E’ in questo quadro che s’inserisce la creazione di ambiti ludico-partecipativi per l’aggregazione giovanile anche nel web.
Questo approccio può diventare un’opportunità per coniugare il principio basilare del sistema educativo, quello di formare cittadini, con la pratica culturale nel nuovo spazio pubblico che sta emergendo, quello di Internet.
In questo senso è importante la realizzazione di nuovi format culturali ed educativi di comunicazione interattiva per interpretare le potenzialità di ciò che viene definito il web 2.0, ovvero l’evoluzione della rete nel senso partecipativo, come il fenomeno dei blog e dei social networking ha reso evidente.
La rete come spazio pubblico
La scommessa principale in atto per quanto riguarda l’Innovazione è direttamente proporzionale alla capacità d’interpretare la Società dell’Informazione per ciò che può diventare: il nuovo spazio pubblico, quello di una polis fatta da informazioni prodotte dall’azione degli uomini che vivono e usano la rete come nuova opportunità di relazione sociale.
L’evoluzione del social networking ( e ancor prima dei blog) rifonda il concetto d’informazione: non più solo prodotta dagli specialisti (giornalisti e autori) bensì dagli utenti dei sistemi informativi che, attraverso l’approccio interattivo, esprimono il loro diritto-dovere di cittadinanza nella società dell’informazione. Si tratta di condivisione dello spazio pubblico rappresentato dalle reti: l’infrastruttura della società in divenire.
L’utente delle reti può trovare il modo per portare con sé, dentro la rete globale, la dimensione locale della propria soggettività e della propria comunità, per dare forma alla coscienza dinamica della propria partecipazione attiva. Educare dopotutto significa “tirar fuori” (dal latino “educere”).
E’ qualcosa che è già nell’aria da tempo nella cultura digitale ma che deve ancora compiersi nell’assetto generale della res pubblica ed è per questo che è decisivo saper guardare alle nuove generazioni. Sono loro i futuri soggetti attivi di una socialità nuova che darà forma e sostanza alla figura che è ben definita da uno dei soliti neologismi: prosumer, il produttore-consumatore d’informazione.
Verso una società dei saperi e dei pareri
Senza questa attenzione qualsiasi portale web apparirà come uno di quei gran portali di ranch visti nei film western degli anni Sessanta: una grande impalcatura con il deserto dietro. La fortuna delle piattaforme di social networking dimostra quanto sia possibile rilanciare una strategia di comunicazione pubblica che sia in grado di tradurre l’interattività in nuova forma d’interazione sociale e anche, diciamolo, emozionale.
Per accostare all’auspicata società dei saperi anche una società dei pareri. Le strutture relazionali della società di massa (amplificata dai mass-media) sono logore e necessitano un radicale ripensamento a partire da un più preciso orientamento della comunicazione verso target particolari, dai gruppi d’interesse alle diverse comunità della società multiculturale, fino alle diverse fasce generazionali, pensionati o adolescenti che siano.
È da considerare però che non è solo una questione di nuove funzionalità. Non è infatti solo un fatto di servizi più evoluti, di soddisfazione dei bisogni, bensì di strategia di comunicazione pubblica che solleciti il desiderio di mettersi in gioco: di partecipare a piattaforme web che sappiano fidelizzare e valorizzare il feedback dei cittadini on line. Perché si renda esplicito quanto la rete possa essere spazio pubblico.
[email protected]

Aggiornato circa 7 mesi fa
E poi i commenti, tra cui i miei:

Guido Basile

Guido Basile

Farò in modo di seguire la trasmissione. Per il momento , inizio, con il complimentarmi. Un saluto cordiale

27 maggio 2009 alle ore 10.44 · Segnala

Daniele Vinci

Daniele Vinci

Davvero interessante!

27 maggio 2009 alle ore 16.31 · Segnala

Andrea Garbin

Andrea Garbin

Una buona risposta a chi dice che facebook e i social network non servono, che è solo cazzeggio, ricerca di amici, di compagni di classe, di primi amori, che la piazza è fuori, che in rete non ci sono le emozioni. La rete non sostituisce la piazza, puMostra tuttoò amplificarla, può aprire nuovi spazi, può connettere le persone, aprire spazi di partecipazione, di condivisione e di informazione partecipata. E a fare questo sono i nuovi social network locali, sempre pronti a tenere aperte le porte verso il nuovo

27 maggio 2009 alle ore 22.28 ·

Mary Batella

Mary Batella

@andrea garbin condivido e condivido il link. La rete ha un potenziale enorme per aggregare tutte le voci fuori dal coro e creare un nuovo paradigma partecipativo, anche tra un cazzeggio semiserio e l’altro, senza demonizzare la voglia di giocare. Almeno per me, il gioco ha funzione terapeutica (ma i giochetti di facebook so’ veramente troppo scemi…ooops, volevo dire di livello intellettuale troppo elevato! 😛 )

27 maggio 2009 alle ore 23.55 ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

Le opere digitali hanno la forma e la dinamica delle idee e come le idee non hanno più proprietari, ma solo pensatori e ri-pensatori.

L’artista genera personaggi, storie ed opere originali da gettare in pasto alla moltitudine, rendendole collettive e mutanti.

Nasce cosi un nuovo teatro che si nutre di rappresentazioni individuali e collettive, che nascono sulla rete e chiedono di sfociare nelle piazze.Mostra tutto

Insorge una nuova letteratura che vede i suoi personaggi raccontarsi da soli, attraverso una scrittura atomica, dialogante e frammentaria.

Tutto questo avviene senza tregue ne traguardi, con un andamento esponenziale.

SEGUITE I LINK DEL NOSTRO PROGETTO :

http://zackor.fiveoclock.org/

http://fiveoclock.org/manifesto

28 maggio 2009 alle ore 0.16 ·

Paolo Valente

Paolo Valente

… LMostra tutto’arte in genere sembra meglio assecondare questo nuovo spirito del tempo e grazie al suo aspetto sperimentale e di avanguardia mette in evidenza alcuni aspetti culturali cruciali: il punto di vista con cui l’autore creava con un atto univoco la propria opera, è notevolmente cambiato poiché la dimensione sociale e interattiva del web ha coinvolto quello che fino a ieri era lo spettatore, facendolo diventare spesso coautore dell’opera stessa; le dinamiche di produzione delle opere artistiche inoltre sembrano superare il sistema di autoreferenzialità dato dalla logica autore – opera – critico – curatore – galleria – collezionista, a favore di una esposizione, orizzontale e dal basso effettuata direttamente nella rete; la dimensione globale del proprio fare artistico e creativo è affrontata a partire da una dimensione non solo cognitiva ma sempre più emozionale, la propria individualità, il proprio racconto o viaggio …
http://www.facebook.com/note.php?note_id=93451191618&ref=nf

4 giugno 2009 alle ore 1.22 ·

Laura Spampinato

Laura Spampinato

è affascinante prendere coscienza del fatto che tutti – disponendo di una connessione – possiamo diventare isole nella rete sia come singoli che come collettivi nel tentare di rappresentare qualcosa che ci preme, gioiosamente o con profonda sofferenza a seconda dei casi in cui siamo coivolti nella vita. Spesso avviene che le isole restano isolate, Mostra tuttovengono dimenticate, ma altrettanto spesso comunicano, si fan guerra o si alleano. Molte si ignorano (forse si scopriranno i seguito). Mi è capitato spesso di scoprirne con linguaggi che sento miei, come se ci fossimo già parlati chissà quando e dove, accomunati da uguali sensibilità e sensazioni. Ed è facile ora – impensabile qualche decennio fa – dichiararsi amici, compagni d’avventura, semplicemente rispondendo a un messaggio e augurarsi vicendevolmente che un buon vento accompagni la nostra navigazione.

Mar alle 11.15 ·

Giorgio Mancuso

Giorgio Mancuso

anche se la rete sembra diventare il regno della superficialità …

in rete gli stimoli sono veloci, e lo spazio per approfondire è quasi sempre tralasciato

Anche perché il CONTATTO VIRTUALE è ben diverso da quello FISICO e in rete il tempo si dilata e le interruzioni non sono un segnale di maleducazione, ma soltanto il segnale di una vita frenetica che non concede di fermarsi su qualcosa.

Un messaggio a volte riceve risposte dopo mesi, altre in pochi secondi, senza alcun senso allo scorrere del tempo che perde il suo significato.

Mostra tutto
O no?
😉

6 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

qualcosa si perde e qualcosa si acquista.

cambia il senso del tempo.

bene

ciascuno troverà il modo x mixare le + dimensioni attraverso cui si vive. Mostra tutto
Ora, grazie al web, è solo + esplicito.

6 ore fa ·

Giorgio Mancuso

Giorgio Mancuso

bene?

male?

questa non è una osservazione scientifica …

il rischio è la dimensione PREVALENTEMENTE virtuale (ON LINE), con danni irreparabili alla comunicazione LIVE

6 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

il virtuale non è in meno è in +.

non sottrae offre ulteriori opportunità.

i danni irreparabili è x chi soggiace all’addiction e si perde. Mostra tutto
ma vale x qualsiasi cosa buona: dai gianduiotti all’oppio passando x i romanzi.
Molta gente è disposta a vivere prevalentemente in un’altra dimensione.
Tutto dipende se se lo può permettere o meno.

E poi non ci penso proprio a fare osservazioni scientifiche, m’annoia solo l’idea.

5 ore fa ·

Giorgio Mancuso

Giorgio Mancuso

che l’oppio sia buono è tutto da dimostrare.

qualunque cosa è in +.

qualunque proposta aggiunge, ma non per questo possiamo dedurre che nulla toglie.

Infatti se faccio una cosa obbligatoriamente scelgo di fare QUELLA cosa PIUTTOSTO CHE qualcos’altro.

Mostra tutto
Così la rete si PROPONE come un facile SOSTITUTO di relazioni sociali LIVE.Questo comporta una evoluzione dei costumi con maggiori difficoltà nelle relazioni REALI, proprio perché MENO usuali.

Fenomeno da osservare soprattutto nelle giovani generazioni, o web generation, che non hanno neanche un’esperienza precedente a cui fare riferimento.

Osservazione scientifica? Noiosa? Può darsi, ma in quale altro modo possiamo avvicinarci alla realtà?

5 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

Io penso che sia una questione puramente didattica.

Si deve capire che la rete non è un “luogo di incontro” un nuovo “spazio sociale”.

Questa è una falsa verità.Mostra tutto

La rete è un medium, qualcosa che fa da tramite, qualcosa di non diretto e reale, quindi filtrante e non realmente sociale.

La rete va utilizzata come un grande , enorme giornale, che è anche televisione che anche telefono, che è anche teatro e poesia.

Ma la socialità deve tornare nelle piazze e il goal è di chi riesce ad utilizzare la rete per catalizzare idee e contenuti partecipativi riusciendo a farli sfociare in luoghi di incontro pubblico, con dibattiti reali, fisici.

5 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

invece è dimostrato: l’oppio allieva il dolore. E’ buono.

Ma non mi riguarda, non sono terminale…

Il fatto che qualcosa sia facile va bene…
il punto è nel dimostrare che ogni automatismo (facile e felice… qual’è appunto il navigare) va interpretato come scommessa evolutiva. Ciò che si risparmia in tempo e fatica usando le reti, dovrebbe essere reinvestito nella progettazione di nuove pratiche.Mostra tutto
L’idea di web come spazio pubblico si compie solo in questo caso. Altrimenti è solo cliccate a vanvera.
Io queste cose le faccio da 15 anni almeno, non ne parlo solamente. E i risultati ci sono, nonostante il fatto che questo Paese sia un colabrodo.
Si perde quasi tutto.
Se solo penso al lavoro che ho fatto nel sistema educativo: scrissi nel 1997 “Educare on line”.

5 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

Sono d’accordo con Carlo.

Sarebbe come dire che la stampa è superficiale solo perchè in Italia si comprano giornali di gossip piuttosto he libri di filosofia..

5 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

altra cosa: il medium è il messaggio…la rete è un ambiente non solo un mezzo.

x giocare la partita in corso c’è da fare un bel salto di qualità mollando tante zavorre (almeno la metà di quello che insegnano, male, nelle scuole…).

sto esagerando lo so… ma c’è il vero…

5 ore fa ·

Giorgio Mancuso

Giorgio Mancuso

Non sono esperto come te, Carlo.

Ma ho impressione che l’educazione in rete funzioni con un sistema binario, tipo Vero o Falso.

Vedo i ragazzi che hanno tendenza a studiare semplicemente mettendo una crocetta sul sì o sul no.

Il rischio di ridurre piuttosto che aggiungere non è da sottovalutare.Mostra tutto

Quanto all’oppio, forse il paragone è azzeccato: pensa se della rete potessimo fare soltanto un uso terapeutico …

Invece il cazzeggio impera sovrano …

Se parliamo di EDUCAZIONE non si può far finta di niente.

5 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

E’ un ambiente si, ma non è realmente sociale.

Anzi credo che in alcuni casi la tecnologia sia disgregante, questo perchè si è fatta passare troppo l’idea “superficiale” di cyberspazio.

In realtà è solo un medium, le strette di mano si danno dal vero.Mostra tutto

Non voglio sminuire, piuttosto penso che sia usata male la rete.

5 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

è una bella conversazione, densa e serrata, e ha trovato anche un buon ritmo. Dimostra come la rete possa espandere le potenzialità della conversazione.

E’ in quest’ultima parola che si trova uno dei perni x capire cosa sia l’interattività, realmente…

vi linko ad una vecchia pagina web (è del 2000) e si riferisce al nodo educativo

http://teatron.idratools.org/impararegiocando/

4 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

La rete è una enorme opportunità se usata in maniera creativa. Questa cosa l’ho potuta sperimentare personalmente, con enormi risultati.

4 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

Imparare giocando è proprio un bel testo 🙂

4 ore fa ·

Giorgio Mancuso

24 minuti fa ·

Il tema è interessante, almeno per me …

Articolo correlato: Paolo Barnard – La Cultura della Visibilità vi ucciderà. E anche Facebook.

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Facebook comments:

8 pensieri su “La creatività sociale delle reti – Carlo Infante

  1. Social network come spazio pubblico? Oddio, io avrei qualche dubbio. Per me sono delle multinazionali.
    E credo poco anche alla nuova era dell’informazione fatta da tutti. Di sicuro la pluralità delle fonti aumenta, ma quanto alla veridicità … no, mi spiace è tutto da verificare.
    L’informazione è roba per professionisti seri, che poi qui non ne abbiamo è un altro conto. Non ci si può improvvisare tutti giornalisti.

  2. “Condividere” è la formula vincente di Facebook.
    Guarda caso è anche la parola chiave dll’Open Source.
    Ma dov’è la differenza?
    Facebook usa la condivisione a scopi commerciali e i loro proprietari accumulano profitti stratosferici.
    Dovremmo trovare una formula di social network open source dove gli aspetti economici avvantaggiano un circuito alternativo, finanziando iniziative etiche o di aiuto sociale.
    Un’idea da buttar via?
    Quanto al giornalismo non possiamo tutti improvvisarci, però alcune fonti rimbalzano solo in rete. Ad esempio la notizia sul falso miracolo di Berlusconi a L’Aquila,

    http://www.google.it/url?sa=t&source=web&ct=res&cd=6&ved=0CBgQFjAF&url=http%3A%2Fhttp://www.giosby.it/2010/01/02/le-bugie-di-berlusconi-il-miracolo-de-laquila-e-solo-propaganda/

    che io ho ripreso dalla Rete, l’ho cercata inutilmente sui giornali …
    Come mai?

  3. Io non sono sicura che in facebook esista vera condivisione. Per me condividere è quando ognuno ne ricava qualcosa di utile per se stesso mettendo però allo stesso tempo a disposizione altrui alcune suo risorse importanti. Dare in primo luogo.
    Un social network Open Source, non so se esista già, ma è comunque un rischio. Mettiamo anche da parte gli interessi commerciali, mettiamo che non ce ne siano così forti e così unidirezionali come in facebook o myspace, ma la creazione di così grandi banche dati resta pericolosa. Resterebbe in mano ad uno sparuto gruppo (i dati personali non si possono divulgare per la legge sulla privacy quindi non sarebbero per la massa). Poi qui si entra in un altro discorso, la privacy non esiste, nel senso che noi di certo non ne godiamo, siamo solamente illusi di avere questo privilegio.
    Ma veramente ci serve il web per condividere? (Tra l’altro secondo me in questo blog c’è un buon livello di condivisione). Non sarebbe più semplice farlo nella nostra vita “reale” (mi viene in mente solo questo aggettivo, so che non calza affatto)? Mi spiego per quel che riguarda l’informatica il web è sicuramente un passaggio fondamentale, necessario, ma non sufficiente (serve sempre l’impegno reale al di fuori. Per quel che riguarda la vita di tutti i giorni il è sicuramente utile alla diffusione di una notizia o di un’informazione ma non è nè necessario, nè sufficiente, nè fondamentale. In questo caso secondo me si gioca quasi tutto fuori dal web.
    Non discuto sul fatto che in Italia (e non solo) l’informazione non funzioni, ma non credo ci sia alternativa valida. la verifica è sempre importante e chi non è del mestiere non ha spesso i mezzi per farlo.
    Questo è un link che affronta l’argomento informazione: http://www.polinux.altervista.org/polinux-post.php?tit=petizione19-09-08
    Che ne pensi?
    Sarebbe interessante affrontare l’argomento anche dal punto di vista del giornalismo partecipativo.

  4. Wikipedia è un esempio di condivisione.
    http://it.wikipedia.org/
    Ma frequentando Facebook, nonostante tutte le remore del caso, devo dire che mi capita di accedere a notizie interessanti e ho la possibilità di offrire qualche spunto ai miei contatti in quell’ambito in modo rapido.
    E’ facile dire che Facebook è una grande fregatura, ma non si può ignorare che esso ha una funzione sociale (magari anti-sociale) e che funziona molto bene, come sa bene chi ogni giorno incassa, grazie a FB, soldoni a palate.
    La realtà sociale di oggi è quella in cui TUTTI abbiamo qualcosa da vendere e qualcosa da comprare.
    O meglio qualcosa da offrire e qualcosa da cercare.
    Non penso sia valida questa allergia al denaro, come se appena tocchiamo il denaro siamo contaminati dagli “sporchi interessi economici”.
    Vedi a questo proposito, per esempio, il recente articolo di Paolo Barnard:
    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=173

    Questa logica permette a chi non ci pensa 2 volte a “sporcarsi le mani” di accumulare ricchezze immense a discapito di chi invece si fa qualche scrupolo.
    Dobbiamo trovare modi diversi per gestire il denaro in modo più equilibrato, senza ammalarci pur di accumularlo e senza ammalarci per la mancanza di denaro che permette di curarsi …

    Non credo alle grandi regole per il giornalismo. Oggi il giornalismo è fatto di copia incolla, condivisione, tanto per cambiare …
    Le grandi piazze non sono nel web, ma si possono riunire intorno a qualche musicista, a grandi eventi, e altre cose del genere.
    Ci manca la chiave per raggiungere le persone, per smuovere l’apatia. E la tastiera non basta, anzi rischia di alienare.

    Io credo che bisogna inventare progetti produttivi, capaci di produrre ricchezza da investire in nuovi progetti.
    Per il momento è solo una fantasia. Mi auguro di riuscire a immaginare qualcosa di più concreto.
    Per esempio un Giornale Popolare, una TV Popolare, un SocialNetWork Popolare, dove i soldi circolano ma ritornano anche a chi li spende offrendo nuove opportunità …

    P.S. della privacy faccio fatica a preoccuparmi; penso che ormai i dati di tutti siano a disposizione di chi li vuole avere, tranne qualche “Santo” che dedica molta energia a difendere il proprio anonimato …

  5. Nonostante il solito passo avanti e passo indietro, le solite contraddizioni, il solito Barnard insomma, propone uno scritto (http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=174) che secondo me racchiude il punto centrale di questa discussione: il web ci ha impoveriti. Condividiamo informazioni e basta. Credo nella forza del web, non potrei far altro, per me la rivoluzione dell’Open Source è sensazionale. Ma ripeto, la maggior parte di quei prodotti sono informatici e il web è la loro naturale casa e incubatrice. Non credo che sia così fondamentale per la vita di tutti i giorni (per inciso anche le varie comunità Open Source si incontrano in real, non potrebbero sopravvivere altrimenti).

    Il denaro. Il denaro sta scomparendo, a breve saremo tutti dotati unicamente di carte che conterranno soldi immaginari, ma in grado di comprare un bene. Non credo sia l’accumulo di denaro a poterci aiutare, o meglio quello viene in seguito. Ad esempio basterebbe dedicare un parte del nostro tempo a qualcuno (anche a dei bambini indietro con le lezioni per i motivi più disparati). Non siamo disposti a mollare la grande comunità, a “isolarci” in piccoli gruppi e ricostruire da capo.
    Distacchiamoci dal denaro. Perchè solo i soldi permettono di fare? Sono i poveri in stracci che cambiavano il mondo, é il ragazzo che si piazza davanti al carrarmato, è la gente che si ribella ad Ahmadinejad, è l’unione di quanti più singoli possibile che fanno attivamente, che condividono.

    Vero, oggi il giornalismo è fatto di copia e incolla. (Le grandi piazze nel web non credo, anche in italia il digital divide è talmente alto che la maggior parte della popolazione non ha la possibilità di accesso alla rete, secondo me le grandi masse son fuori).
    Credo che il giornalismo vada riformato, ricostruito, ma non denaturato. Non credo nel giornalismo partecipativo. Non credo al tutti diamo notizie. Credo che per fare giornalismo serva formazione, studio (anche delle leggi che ne regolano la sopravvivenza), precisione. poi vengono la dedizione e la consapevolezza che fare il giornalista è come fare il medico. È una missione, non un lavoro come un altro, non una cosa da tutti (soprattutto se quei tutti non sanno minimamente cosa fare o come funziona). Fare il giornalista non è stare dietro uno schermo e carpire notizie di altri, rimasticandole. Fare il giornalista è consumare scarpe, è rischiare, è scendere in piazza.

    Appunto, la privacy non esiste, è una scusa. Non è garanzia di nulla. Alcuni precari la sanno sfruttare bene è vero :P, ma ai nostri occhi, non di certo di fronte a chi detiene il potere. Siamo iperultracontrollati.

  6. Non credo che il web ci abbia impoveriti. E penso anche che la TV sia un grande patrimonio dell’umanità. Ciò che impoverisce è l’uso alienante di questi mezzi. Le case dove la TV è sempre accesa.
    L’occupazione della TV da parte di un monopolio informativo che dedica 3 minuti al terremoto di Haiti e 10 minuti a Clooney e alla Canalis ci porta ad affermare che la TV fa schifo.
    Ma in realtà la TV è un mezzo potente e utile, nient’altro. Come internet.
    E’ poi l’uso che ne viene fatto che è distorto.
    Non siamo tutti giornalisti, è vero! Ma grazie a internet possiamo (quasi) tutti portare una nostra testimonianza.
    Il copiaincolla fa rimbombare le notizie.
    Ma c’è modo e modo di farlo. Un semplice titolo può ottenere risultati spropositatamente diversi.
    Voglio farti un esempio chiaro, cara S.
    Prendiamo il post su le case dell’Aquila apparso qui poco tempo fa:

    Le bugie di Berlusconi. Il miracolo de L’Aquila è solo propaganda.

    http://www.giosby.it/2010/01/02/le-bugie-di-berlusconi-il-miracolo-de-laquila-e-solo-propaganda/

    A parte il fatto che questa NOTIZIA non l’ho poi trovata in NESSUN GIORNALE o TG, niente di niente, e questo è un fatto MOLTO GRAVE!

    Ma volevo osservare un’altra cosa.
    Io la notizia l’ho ripresa dal mio amico Marco Bruni dell’Associazione ICare qui:

    http://www.assoicare.org/2010/01/02/abruzzo-il-58-ancora-fuori-casa/

    che, a sua volta, l’aveva ripresa da un altro blog qui:

    http://lorenzoc.net/index.php?itemid=1786

    Io ho semplicemente cambiato il titolo, aggiunto foto, video e testi e qualche mia considerazione.

    Sia io che Marco segnaliamo le nostre notizie su un aggregatore di notizie che si chiama OKnotizie.

    Stessa notizia, bada bene. Adesso guarda su OK Notizie:

    http://oknotizie.virgilio.it/info/696408097fbe9712/abruzzo_il_58_ancora_fuori_casa.html

    La notizia di Marco ha avuto 2 voti, uno mio e un altro negativo …

    La notizia postata da me ha avuto 340 voti positivi e 50 voti negativi, 109 commenti e ha portato in questo piccolo blog più di 3000 visite in 24 ore !

    http://oknotizie.virgilio.it/info/485408b905310099/le_bugie_di_berlusconi._il_miracolo_de_l_aquila_e_solo_propaganda..html

    Incredibile, vero? Eppure è reale.

    Questo non vuol dire che io sono bravo e Marco non lo è, anzi!
    Marco nella vita reale è molto più attivo di me!

    Ma dovremmo riflettere su come riuscire a comunicare per raggiungere un numero maggiore di persone.

    E’ triste, ma sembra di capire che arrivano solo i messaggi FORTI !
    Gli insulti! Le polemiche! Le risse!
    Vogliamo tutti la pace!
    Ma se leggiamo una notizia è perché andiamo a vedere una guerra, un fatto di sangue, una violenza.
    Nessuno va a leggere come vive sereno e tranquillo il popolo Norvegese (ho tirato a indovinare, sarà vero?)

    O no?

    🙂

  7. Sono d’accordo che sia l’uso che facciano dei mezzi a nostra disposizione ad impoverirci e non il medium in sé. Però penso anche che i 3 minuti dedicati ad Haiti e i 10 minuti a Clooney e alla Canalis non siano altro che lo specchio di quello che cerchiamo. Se veramente ci facesse schifo avremmo molte più tv spente, molta meno gente che guarda grande fratello e compra giornaletti di gossip. Credo che il maggior potere in questo gioco lo abbiamo e lo abbiamo avuto noi spettatori.
    È vero c’è modo e modo di presentare una notizia, ma c’è anche modo e modo di ricavarla e verificarla. Internet può essere un grande mezzo di diffusione, ma può far molti danni. Senza contare che spesso chi usa internet per informare spesso non sa nemmeno a cosa va incontro e sicuramente non ha la possibilità di usufruire dei mezzi a favore del giornalista.

    Come comunicare. È vero che ad attirare è la rissa, il fatto di sangue etc etc. Adeguarsi a questo moo di fare comunicazione secondo te poi porta frutti?

    Io rosicherei volentieri nel leggere quanto l’integrazione sia ben riuscita in Canada 😛

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