Con dolore partorirai figli: il caso di Simona !

S. segnala e volentieri pubblico:

basta

Abortire un figlio forse sano o tenerlo con la probabilità di lasciarlo sopravvivere in stato vegetativo. Questa la scelta che la legge italiana impone a molte mamme.
Simona Galiero, giovane dentista di Sant’Anastasia in provincia di Napoli, si trova davanti a questo bivio.

Il 6 Agosto scorso – alla 20esima settimana – durante l’ecografia strutturale di routine è stata riscontrata un’anomalia del feto.

“Ventricolomegalia borderline e la consapevolezza che si potrà riscontrare al 100% la persistenza della patologia solo alla 27esima settimana. Sai cosa significa? C’è la possibilità che mia figlia nasca con gravissimi problemi, tanto gravi da renderla un vegetale, e qui in Italia devo abortire prima di averne  l’assoluta certezza!”

La 22esima settimana è infatti il termine ultimo per poter praticare l’aborto terapeutico (salvo non si verifichi un grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna).
Un paradosso infinito che impone ad una madre già provata psicologicamente per la notizia subita, una prospettiva di sofferenza ancor più grande, l’esposizione forzata ad una scelta disumana, la solitudine più assoluta.
E non è tutto. La tecnica abortiva in questi casi consta nell’induzione al travaglio per espellere il feto. Un vero e proprio parto con tanto di classiche contrazioni, la possibilità di subire ore o perfino giorni di travaglio, nessun farmaco anestetico. Senza contare che nel caso il bimbo nasca vivo i medici sono obbligati a soccorrerlo, tenendolo agonizzante anche per giorni, in attesa che la sua morte avvenga in modo naturale.

“È Un calvario, una vera è propria tortura. Non solo dobbiamo morire di dolore per la scelta che facciamo, costrette per le condizioni disperate di salute del nascituro, ma anche per la modalità in cui tutto ciò si svolge. Siamo carne da macello.”

L’essere incinta di una bambina destinata a soffrire, la responsabilità di dover decidere per lei, la mancata terapia del dolore atta ad attenuare almeno la sofferenza fisica, il subire violenza psicologica da parte di chi dovrebbe trattarti con doppia sensibilità, il dolore del distacco dal figlio tanto atteso, l’aberrante situazione di subire un aborto gestito da medici obiettori.
Sofferenza che si aggiunge a sofferenza, un vortice di dolore causato anche dal taglia e cuci e dai rattoppi frettolosi con cui la 194 (legge sull’aborto) è stata trattata negli ultimo 20 anni.
E pensare che nei paesi in cui i diritti della persona sono veramente garantiti si può di interrompere la gravidanza nei tempi che occorrono e per di più non si è costretti a sottoporsi a torture atroci: la praticata standard è quella dell’aborto intrauterino.
È per questo che molte donne decidono di infischiarsene della legge italiana e di rivolgersi all’estero con tutti i problemi che ciò comporta (scelta della struttura, problemi con la lingua, l’assistenza medica e psicologica, i costi, etc).

E chi non può permetterselo? Torniamo sempre lì.

Abortire un figlio forse sano o tenerlo con la probabilità di lasciarlo sopravvivere in stato vegetativo. Questa la scelta che la legge italiana impone a molte mamme.
Simona, brillante dentista di Sant’Anastasia (NA), si trova sola con il suo problema.

Sola per colpa di una legge che non si cura minimamente di una mamma che ha un disperato bisogno di aiuto.

Sola per colpa di carnefici che in nome di una morale superiore si divertono a giocare sul suo corpo e sulla sua vita.

Viae (pseudonomio di una giornalista di DiamoUnaMano)

(diffondi questo articolo su blog, forum, giornali online… che si sappia qual’è la situazione in Italia… Simona Galiero la trovi su facebook)

Tratto da:

DiamoUnaMano

dove troverai l’articolo completo con l’intervista a Simona …


Banalità: qual’è il problema?

C’è chi dice che Berlusconi non è il problema!

Chi dice che Grillo non è il problema!

Chi dice che il problema non sono i fascisti, ma nemmeno i comunisti.

Non è la Lega e neanche il razzismo!

Il problema non è la Chiesa! Oppure magari un po’ …

Il problema non è il capitalismo, ma neanche la TV!

Il problema non è la violenza, non sono i media, non è il sesso e nemmeno l’alcool o la droga!

Il problema non è Facebook! e neanche i videogiochi!

Il problema non è l’economia che va a rotoli o la crisi che la vede solo chi non è ottimista …

Il problema non è quel che si dice perché non l’ho mai detto

Ma allora

qual’è il problema?

Il problema sono IO, TU, NOI, VOI!

CHE

non ci piace la destra, ma neanche la sinistra …

odiamo il capitalismo, ma ci piacciono i soldi …

odiamo la TV, ma guai se manca a casa …

la droga non va bene, ma se finiscono le sigarette siamo in crisi nera …

l’alcool fa male, ma il vino a tavola non deve mancare …

la pornografia è uno schifo, ma un paio di belle tette si guardano sempre con piacere …

proteggiamo i bambini dalla violenza, ma quando se le va a cercare …

Ma non c’è niente di nuovo, lo cantava già Gaber tanti anni fa …



Da You Tube

O no?

🙂

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Politica e statistiche: ricchi e poveri.

Traggo queste informazioni da un articolo che semplifica la visione dell’Italia:

Se l’Italia fosse un villaggio di cento persone

Leggo, tra l’altro:

“i 10 paesani più ricchi incamerano (soltanto loro!) il 26,4% del totale dei redditi, ovvero tanto quanto i 50 più poveri. E sempre i 10 più ricchi posseggono addirittura il 45% della ricchezza netta del Villaggio Italia. I più poveri, solo il 2,6%. Le persone considerate in stato di «povertà assoluta» sono 4. 13 hanno un «basso reddito» (meno di 7.900 euro l’anno).”

Una riflessione banale: ci vuole molto ad avere un programma politico per il quale queste ricchezze vanno RIDISTRIBUITE più equamente?

Vi sembra accettabile che accanto a che crepa quasi di fame ci sia gente che guadagni 3, 4,  5, 10, 20 milioni di euro all’anno? o 100 magari?

Dobbiamo affrontare una crisi? Bene! Per 3 anni proibiamo guadagni che vadano oltre una certa cifra, diciamo 150.000 euro all’anno.  Ce n’è abbastanza per vivere alla grande, no?

Certo magari il riccone non potrà cambiare la barca,  ma quelli che non riescono ad arrivare a fine mese potrebbero avere benefici non da poco.

In fondo la ricchezza è quasi sempre una differenza che arriva alla nascita. Se hai fortuna di nascere in una ricca famiglia …

La gente vota poco, perché poi le differenze nelle loro tasche sono poche! Ma se qualcuno comincia a dire: meno ricchezza e meno povertà!

Un messaggio semplice semplice!

Alziamo gli stipendi bassi e abbassiamo gli stipendi alti!!!

E’ semplice!

Siccome la maggioranza ha stipendi bassi, come mostrano le statistiche, la maggioranza voterà chi vuole migliorare le condizioni di vita della MAGGIORANZA.

Certo, la minoranza,  grazie ai suoi soldi, si opporrà in tutti i modi. Ma se la maggioranza riuscirà a far arrivare il suo SEMPLICE messaggio, dimostrando anche che è possibile, la vittoria è certa.

Al di là delle ideologie!

Non sono un economista, non sono in grado di considerare i contraccolpi di una politica del genere, l’aumento dell’evasione fiscale, e di tutti i sotterfugi per evitare una drastica riduzione delle ricchezze di qualcuno, ma possibile che la politica sia solo quella di mantenere privilegi incredibili e tacitare chi, in povertà, non ha alcun potere?

O no?

🙂

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Ma Beppe Grillo è pagato da Berlusconi?

Con la candidatura a Segretario PD Grillo tenta di seppellire l’unica speranza ancora sopravvissuta di contrastare il governo odierno che tutti conosciamo.
Certo, un gran bel favore al Cavaliere, come i grandi aiuti che ha dato per far cadere Prodi, per spingere la gente di sinistra a non votare e permettere lo scempio attuale.
Certo 4 milioni il furbo Beppe li prende dagli spettacolini, ma chissà cosa prende fuori busta …

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Certo, è soltanto una ipotesi maliziosa, ma alla fin fine in  politica l’unica domanda corretta da farsi è: a CHI serve tutto questo?

E’ quasi Scacco Matto! Il Partito Democratico è in stallo! Praticamente non accettando l’iscrizione di Grillo fa proprio una figura di merda, poiché sembra che questa scelta con la democrazia ha ben poco a che vedere.

Ma se accetta l’iscrizione ha più possibilità di giocare ma è comunque messo sotto pressione da un provocatore che insieme alla sua rumorosa claque può far perdere un sacco di tempo, può portare molti allo sbando e, soprattutto, può dare l’impressione di un partito dedito alla demagogia più bieca, di cui Grillo è maestro.

Complimenti Beppe! I consiglieri della Casaleggio, la casa editrice legata a grandi gruppi finanziari, ti consiglia di osare sempre più in alto!

Evidentemente la passione del Cavaliere per L’Aquila ti ha contagiato!

O no?

🙂

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P.S. Porca vacca, ma oggi era la giornata i sciopero dei blog! Sono proprio distratto …

La Biblioteca di Albino!

Tra la fine del 1997 e il settembre del 2004 ho vissuto ad Albino, più precisamente nella sperduta frazione di Casale in Val Seriana, anzi nella piccola Valle del Lujo in provincia di Bergamo.

valle-del-lujo

Non rimpiango molto di Albino, non rimpiango il freddo di quei luoghi e neanche la neve e il ghiaccio, Non mi manca il dialetto bergamasco, che per altro non ho mai capito…

Mi manca però la Biblioteca di Albino!

Era un luogo per niente speciale, però aveva un archivio di libri pressoché infinito. Inoltre, cosa fantastica, si potevano richiedere anche i libri appena usciti e loro, i magici bibliotecari, li ordinavano e li facevano arrivare o da qualche altra biblioteca, oppure li compravano per permetterti di portarli a casa e leggerli in tutta tranquillità.

Fantastico!

Inoltre si potevano portare a casa tutti i libri che si voleva.

I nostri figli erano bambini in quegli anni e spesso uscivamo dalla biblioteca con due borsoni pieni di libri, per andare a casa e guardarli o leggerli, per scoprire magari che molti di loro non ci piacevano! E allora via, riportarli e trovarne degli altri…

Un gioco senza fine che permetteva però a tutti noi di familiarizzare con la cultura, con la lettura, con le immagini, con la carta stampata.

Un modello simile alla open source? Una fonte dove tutti attingono a piacere. Un modo di gestire gli oggetti usandoli e poi continuando a metterli a disposizione della collettività.

Io ho sempre avuto un sogno per il traffico cittadino: le macchinine dell’autoscontro dei luna park. Tante macchinine elettriche che funzionano con un gettone, che ci portano fin dove ci serve e che lasciamo sempre libere per il prossimo utente.

Il mercato dell’auto è in crisi! Ma è mai possibile che a nessuno venga in mente che possiamo produrre veicoli di uso più collettivo, produrne di meno, avere tutti meno costi e concepire un sistema completamente diverso di mobilità?

Condivisione, ecco forse la parola magica!

Share!

Che poi è un discorso generale sul poter fruire della musica, dei film, dell’arte …

Perché mai dovremmo spendere un mucchio di soldi per leggere un libro o per guardare un film?

O no?

🙂

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COMUNITÀ OPEN SOURCE: LA DIMOSTRAZIONE CHE UNA SOCIETÀ MIGLIORE È POSSIBILE

COMUNITÀ OPEN SOURCE: LA DIMOSTRAZIONE CHE UNA SOCIETÀ MIGLIORE È POSSIBILE

Sarà paradossale, ma una società pressoché orizzontale e con prospettive di miglioramento esiste. Comunità di persone che condividono saperi e necessità, bisogni e soluzioni per il bene della collettività.
Non sono piccole tribù sperdute in chissà quale luogo ameno. Sono ovunque sparse per il mondo e collaborano tra loro. Crescono in modo esponenziale a livello numerico e sono lungi dallo sparire o dall’essere corrotte (non sono paradisi per carità, ma sicuramente sono migliori della società civile).
Sono le comunità Open Source.



Prima di affrontare l’argomento in sé, è il caso di introdurre il concetto di Open Source. Col termine Open Source si intende un software rilasciato con una licenza che permette all’utente la possibilità di accesso al codice sorgente (da cui il termine Open Source, in italiano codice sorgente aperto).

In generale, con tale modalità di distribuzione del software, non solo si ha la possibilità di fruire il codice sorgente alla base del programma stesso, ma si ha anche la libertà di modificarlo, copiarlo e distribuirlo.

Peculiarità fondamentale di questo tipo di software, soprattutto se distribuito con licenza GPL, la garanzia di quattro essenziali libertà:

  • libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo;

  • libertà di studiare il codice sorgente e adattarlo alle proprie necessità;

  • libertà di produrre e ridistribuire copie;

  • libertà di migliorare il programma e diffondere pubblicamente i miglioramenti, in modo tale da permettere a tutta la comunità di trarne beneficio.

Quindi piena possibilità da parte dell’utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software.

Concetti fondamentali per la garanzia di queste caratteristiche sono condivisione e legalità (il software libero, incentivando la condivisione delle conoscenze, previene l’illegalità evitando a monte il rischio pirateria).

Le comunità Open Source invece, sono l’insieme delle persone che utilizzano, testano, collaborano allo sviluppo e diffondono il software Open Source.

La loro espansione e sopravvivenza è stata possibile solo grazie al web. La collaborazione sempre crescente di appassionati, sviluppatori e beta-tester (coloro che si prestano a testare l’effettivo funzionamento di pacchetti e applicativi vari) ha permesso il potenziamento di questo tipo di software arrivando al punto di contrastare e superare abbondantemente a livello di prestazioni le grandi industrie Microsoft e Apple, garantendo la diffusione su larga scala di un prodotto sempre più sicuro, completo, professionale e di semplice utilizzo.

A partire da un piccolo gruppo di persone, si sono quindi create grandi e piccole comunità internazionali e nazionali di sviluppo e condivisione dei saperi (con tanto di forum in cui chiedere aiuto e divulgare soluzioni. Incredibile ma vero, ci sono migliaia e migliaia di persone disposte a sviluppare a titolo gratuito per il semplice gusto di risolvere un problema che si presenta anche ad un singolo utente). Una compartecipazione, questa, che ha per fine la libertà di espressione e di condivisione di mezzi, beni, necessità e utili. La ricerca quindi di un “bene” pubblico che porta benefici anche al singolo.

Sì è costituita quindi una rete di condivisione in cui ogni piccolo gruppo rappresenta un nodo produttivo.

Questo è un tipo di società che valorizza il merito. Ognuno è libero di dare il suo contributo in base alle proprie capacità e competenze culturali, ognuno sceglie il ruolo più consono a sé stesso. Chi ha maggiori conoscenze contribuisce alla crescita conoscitiva della restante parte della comunità nella speranza che sempre più persone possano collaborare al progetto in modo trasparente (condivisione del sapere per accrescere i benefici all’interno della società ).

La voluta neutralità del movimento per il software libero verso gli aspetti etici e politici è la sua caratteristica sostanziale. Il concetto di software libero discende infatti da quello di libertà di scambio di idee e di informazioni.

Negli ambienti scientifici, quest’ultimo principio è tenuto in alta considerazione per la fecondità che ha dimostrato; ad esso infatti è generalmente attribuita molta parte dell’eccezionale ed imprevedibile crescita del sapere negli ultimi tre secoli.
La libertà di scambio di idee non è tuttavia una questione puramente pratica: essa è anche alla base di concetti quali la libertà di pensiero e di espressione. Analogamente alle idee, il software è immateriale, e può essere riprodotto e trasmesso facilmente. In modo simile a quanto avviene per le idee, parte essenziale del processo che sostiene la crescita e l’evoluzione del software è la sua libera diffusione. Ed ogni giorno di più, come le idee, il software permea il tessuto sociale e lo influenza, produce effetti etici, economici, politici e in un senso più generale culturali.

Grazie anche alla suddetta disponibilità da parte degli utenti alla risoluzione dei problemi altrui, queste comunità sono in netta espansione. Se ne può trovare conferma analizzando gli studi di mercato dei due principali progetti di software Open Source: Openoffice (alternativa all’Office di casa Microsoft) e Mozilla Firefox (Browser alternativo a Internet Explorer).

Sintomo del successo che sta riscuotendo l’utilizzo di questo tipo di software, l’attenzione crescente delle maggiori marche di produzione hardware che si stanno interessando alla diffusione di driver e di hardware completo di sistemi operativi e applicativi Open Source montati direttamente dalla casa madre.

Ad oggi, il software Open Source è ampiamente diffuso in ambito accademico, industriale e fra gli appassionati di computer, soprattutto grazie ai sistemi operativi GNU/Linux (basti pensare al Cern, alla Banca d’Italia o al fatto che il 75% dei server su cui si poggia il web utilizzano una delle distribuzioni GNU/Linux).

Il permettere a tutti di contribuire ai progetti garantisce velocità nella scoperta e nella conseguente soluzione di eventuali bug (errori): chiunque può localizzare un problema e segnalarlo. Avete mai provato a segnalare un problema alla Microsoft o alla Apple o al comune di residenza o al proprio gestore telefonico? Nel caso dell’Open Source non ci sono passaggi burocratici, non c’è gerarchia, la soluzione è a portata di mano proprio perché ognuno è importante e contribuisce nel suo piccolo.

Anteponendo gli interessi della comunità a quelli del singolo sarà proprio quest’ultimo a trarne il maggiore beneficio: ogni utente lavora col minimo sforzo per la moltitudine che lo ripagherà con lo stesso metodo (l’apporto altrui è sicuramente maggiore a ciò che ognuno può produrre, e non si tratta di semplice somma algebrica, ma di opportunità).

I risultati sono tanti e importanti. Chi si è dedicato a questo progetto non ha sprecato tempo, anzi è riuscito a trarne profitti. È proprio l’utile che dà il preciso riferimento del successo di questa condivisione. L’utile di tutti e non di pochi. C’è chi risparmia sulla licenza (nel caso dell’Open Source è gratuita, pensate a quanto possa costare comprare sistemi operativi e software vario ad una società piccola o grande che sia, ma anche ad un singolo cittadino), chi guadagna facendo consulenza sistemistica e tecnica nelle società, chi proponendo corsi di livello avanzato, chi producendo applicativi specifici, chi sulle personalizzazioni del prodotto per scopi commerciali etc.

In una società massimalista e individualista come quella moderna queste realtà vivono e si riproducono. Non sono un’utopia.

Società migliori sono quindi possibili e le comunità Open Source ne sono un esempio lampante.

Perché qualcosa di analogo non deve essere realizzabile in altri settori della società civile?

Le difficoltà ci sono e ci sono state anche in quegli ambiti, è infatti normale che per arrivare ad un cambiamento si debbano affrontare molteplici ostacoli.

Credete che sia stato semplice per i capostipiti dell’Open Source partire con un progetto boicottato dalle grandi lobby dell’informatica?

Credete sia stato semplice cercare la collaborazione altrui?

Prendete ad esempio il progetto GNU/Linux. Le prime distribuzioni erano complicate e proibitive per gli utenti casalinghi. Erano prive di interfaccia grafica, vi erano mille problemi di compatibilità con l’hardware, erano “difficili” da fruire. Grazie alla collaborazione e alla condivisione di risorse ora chiunque può utilizzarli, chiunque può verificarne la semplicità di funzionamento, chiunque può verificarne la sicurezza (l’antivirus non serve, la possibilità di prendere virus è veramente remota e anche se si verificasse questa eventualità la comunità risolverebbe in pochissimo tempo senza rischio di pandemie), chiunque può verificarne la convenienza (il software è gratuito), chiunque può testarne la funzionalità.

Credete sia semplice gestire i pregiudizi a priori?

Credete sia semplice andare avanti e sviluppare con la consapevolezza di dover combattere con i poteri forti delle lobby dell’informatica?

Ancora oggi infatti il software Open Source, seppur in rapida ascesa, trova molte difficoltà di diffusione all’interno delle istituzioni. Stati come quello italiano assegnano appalti per l’informatizzazione degli enti pubblici direttamente alla Microsoft o alla Apple senza tenere in considerazione i rivali Open Source (GNU/Linux in primis che garantirebbe un rapporto qualità/prezzo migliore). I centri di potere sono difficili da scalfire, ma un passo alla volta queste comunità stanno prendendo piede e stanno attirando a se grosse fasce di mercato.

Tutto questo è stato possibile solamente grazie alla condivisione in funzione del bene della collettività.

Per affrontare qualsivoglia progetto bisogna passare attraverso gradi di difficoltà che si manifestano sempre e costantemente, ma che diventano pian piano sempre più tollerabili.

Il web è stato importantissimo per la realizzazione di questo progetto di società sostenibile. Ma è stato solo uno dei contesti.

Si è partiti dalla virtualità, trattandosi di informatica, per poi passare ad iniziative reali di condivisione quali i LUG (Linux User Group), i Linux Day, gli Open Day, le Install Fest, i corsi gratuiti di alfabetizzazione informatica e le varie iniziative e manifestazioni che sono servite come mezzo sia per la divulgazione della “filosofia” Open Source, sia per il raggiungimento dei risultati.

Bisogna tenere presente che se il web, seguito naturalmente dal lavoro all’esterno, è stato fondamentale e necessario per lo sviluppo e la proliferazione dell’Open Source, per quel che riguarda la società civile è e deve essere esattamente il contrario.

Internet deve essere necessariamente un mezzo attraverso il quale informare, divulgare e far conoscere, ma se prima non si comincerà a lavorare nella realtà di tutti i giorni non ci sarà mai nulla da proporre.

L’importanza di creare una rete sociale formata da tanti piccoli gruppi/nodo è fondamentale ed è l’ostacolo più grande da affrontare, il filo rosso attraverso il quale passa il cambiamento, la condicio sine qua non.

Il web è funzionale allo sviluppo informatico, la vita di tutti i giorni è funzionale al cambiamento della società.

Oggi invece molte iniziative della società civile non trapassano dal virtuale al reale. Internet e la rete, che aiutano a collegare varie parti del mondo tra loro con estrema velocità, sono un mezzo potentissimo e utilissimo, ma non possono e non devono sostituirsi alle interazioni sociali fondamento del vivere quotidiano. È verificato quanto il virtuale tenda ad addormentare questi progetti di cambiamento sociale relegandoli all’essere sempre e solo placebo inconsistenti senza farli mai diventare veramente produttivi.

Internet e la rete sono un mezzo non la soluzione.

Le comunità Open Source sono l’esempio lampante che una soluzione per una società migliore basata sulla condivisone di saperi e necessità, bisogni e soluzioni, utili e benefici, è possibile.

F.
S.
S.

Berlusconi: Io non c’ero e se c’ero dormivo …

Chiudere la bocca?

Berlusconi afferma testualmente: (guarda il video)

“…tutte le organizzazioni internazionali che un giorno sì e un giorno no escono e dicono –

Più deficit del 5% !

Meno consumi del 5% !

Crisi di qui e crisi di là !

La crisi ci sarà per il 2010 !

La crisi finirà nel 2001 !

UN DISASTRO!

Dovremmo veramente CHIUDERE LA BOCCA a tutti questi signori che parlano …

Non l’ho mai detto, dice il giorno dopo, e, SE L’HO DETTO …
(guarda articolo)

Una delle tante prove del fatto che:

  • Berlusconi non ha nessuna remora a MENTIRE

A questo punto l’unica domanda resta: come fa il 35% dell80% degli italiani che lo votano (cioè circa il 23% degli Italiani) a continuare a FIDARSI di lui?

Attenzione perché questo dato del 23% circa è un DATO REALE al contrario dei sondaggi che lui proclama tutti i giorni con consensi dal 61% all’80%.

Probabilmente abbiamo una parte di essi che vive nell’ignoranza e viene abbindolata, e un’altra parte che considera la menzogna un modo come un altro di risolvere i problemi.

Ma deve essere chiaro che questa non è l’ITALIA! Ma soltanto una MINORANZA ARROGANTE che è riuscita a vincere le elezioni e governare,  grazie anche e soprattutto all’impotenza di una sinistra confusa e inconcludente, ancora impegnata a ripulire il suo DNA dalle ombre di un comunismo impresentabile, su cui per altro il furbo Berlusconi continua a far leva …

Ma allora? soltanto una sinistra unita e sveglia può liberarci da questo insulto vivente al buon senso! Non è il momento dei distinguo, è il momento dell’unità!

Pensiamoci!

O no?

🙂

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Pinocchio al potere e lo stile mafioso

Che non c’è da fidarsi non è una novità.


Che non si faccia nessuno scrupolo a raccontare bugie lo sapevamo, come sapevamo già che gli piacesse circondarsi da donne, anche se dice che “non ha mai pagato una donna”.

Probabilmente nella condizione di Silvio è difficile capire ancora cosa si paga e cosa arriva come per magia come ospite… Sarà proprio  un caso che tutte le sue ospiti sono di bella presenza, non vorremmo certo discriminare.

Ma una cosa mi colpisce. Quando un’ospite decide di raccontare la verità, non per gloria ma perché interrogata dalla guardia di finanza, e poi magari la racconta anche sul web, ecco che qualcuno, che rimarrà sempre ignoto, gli brucia l’auto.

Un avvertimento chiaro, non tanto per la vittima, ma per qualcun altro che magari sa anche qualcos’altro, qualcosa di più, ma che deve stare zitto, o zitta, chissà …

Sulla paura si crea un sistema con il quale si può tranquillamente governare, grazie all’OMERTA’ di massa.

Pensiamoci!

O no?

🙂

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Scambio di email con Paolo Barnard

In seguito all’articolo pubblicato ieri,

Pavidi schiavi o complici benestanti ? Commentando Paolo Barnard …

ho avuto uno scambio di mail con Paolo Barnard, che ripropongo nudo e crudo:

P.Barnard scrive:

Il AAA cercansi era volutamente grottesco, siamo in una situazione grottesca dove il Sistema si fonde in un abbraccio manifesto con l’Antisistema che persino  batte il Sistema in ipocrisia e scandalo. Pochi hanno capito, eppure non era difficile porsi la domanda “Ma come può uno come Barnard sbottare così?” e rispondersi con ipotesi meno superficiali della semplice provocazione o dell’Hacker fantasma o di una mia pazzia. Pace, esperimento non riuscito. P.B.

Non rispondo e non dialogo perché il confronto lo abbiamo fatto alla nausea della nausea. Bisogna FARE!!!!! basta fare i rivoluzionari della tastiera. Ciao B.

Io replico:

quando si comunica occorre pensare che il prossimo possa capire.

se non capisce bisogna, secondo me, s’intende, essere disponibili a spiegare meglio

per FARE occorre ORGANIZZAZIONE

il singolo diventa facilmente isolato, un bersaglio.

Il sistema non ha neanche bisogno di attaccarlo, cade in depressione da solo.

Io, tu, Roberto etc ne siamo la prova vivente.

Vuoi FARE?

Proponi un progetto, piccolo piccolo, concreto concreto, e lavoriamoci su …

Io ho le ruote sgonfie più di te, sono senza benzina e pressocché da rottamare …

Una cosa piccola, con tempo sufficiente per vederla realizzare, magari tra un anno. Ma un obiettivo che sia alla portata di tutti noi, non un volo per la luna …

Ciao

Giorgio

E Paolo ancora:

Caro Giorgio, ho proposto progetti dettagliati per anni, ho fatto gruppi da stancarmi. Cavato nulla. Sono alla fine dell’impresa, non ci credo più. Ciao B.

E io ancora:

ok,

ma allora smettila di dire

basta ho finito

concluso

vado per altre strade

e poi continuare a scrivere

e sperare

e accusare

e vomitare

che cazzo lo fai a fare?

Tanto non risponderai, o con la solita telegrafia   …

Ti sei mai chiesto se il tuo comportamento è causa di frustrazione anche per qualcun altro, oltre che per te?

Ciao

Con affetto, con rabbia e con voglia di andare affanculo

E Paolo:

Guarda che io non sto scrivendo più, e quello che ho fatto sono stati solo atti dovuti per rispondere a una diffamazione e per concludere il percorso sul mio sito in modo comprensibile. Sto dando gli ultimi ritocchi prima di chiudere casa decentemente. Io non posso fingere di credere a qualcosa solo per non frustrare qualcun altro. Ciao B.

E io:

e “pavidi” l’ho scritto io?

per te è tutto facile e tutto impossibile

ogni tanto tiri la corda dello sciacquone sperando di poter finire lì

poi le mani ti prudono e non riesci a stare fermo

perchè tu non ti sei arreso dentro di te, ed è normale che sia così

allora non ha senso alzare la bandiera bianca e poi sparare ancora qualche cartuccia, diventa sadomasochismo

berlusconi, qual’è il problema? Una macchina da guerra di comunicazione da miliardi di euro pronta a colpire ovunque, ecco dov’è il problema …

giusto per fare un esempio

chi ha combattuto con il mitra in mano ha perso, ed era giusto così

ma chi combatte soltanto per tenere accesa la luce della ragione, forse ha un dovere civico di tenere acceso anche un piccolo cerino.

forse un giorno il suo sforzo verrà compreso

forse

un giorno

Ciao

P.S. Magari pubblico il nostro scambio, immagino tu non abbia nulla in contrario …

E Paolo, infine:

Nulla in contrario. Ciao B. p.s. Berlusconi non è il problema.

PUNTO.

P.S.  Ho trovato un cartello che forse può aiutare Paolo a chiudere il suo sito:

chiuso_per_tristezza

O no?

🙂

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