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Gelmini: sciocca e bugiarda!

La Gelmini ha una grande capacità di sputtanarsi da sola, questa dote le va riconosciuta!

In una intervista uscita oggi su Repubblica dichiara:

“Da quattro anni non rendete pubblici i dati sui bocciati.
“Li ho visti ieri, tra una settimana saprete tutto”.

Ci risultano in diminuzione.
“A me sembrano in crescita, ma su due piedi non riesco a darle conferma.

Non mi sono mai compiaciuta dell’aumento dei bocciati, non sono così sciocca”.

Eppure leggiamo il comunicato stampa del 10 Agosto 2010 del MIUR:

“Scuola, confermata la linea del rigore
Aumentano i non ammessi alla Maturità

I dati ufficiali sui risultati degli esami di Stato e degli esami conclusivi del I ciclo pubblicati sul sito del Ministero confermano ampiamente la linea del rigore emersa dai primi dati comunicati dal Miur. Sia per quanto riguarda l’esame di maturità, sia per l’esame di terza media emerge infatti un sensibile aumento degli studenti non ammessi alle prove d’esame.”

Il comunicato sembra proprio denso di trionfalismo, un inno alla gioia per l’aumento dei bocciati…

Gelmini perciò si è data della sciocca da sola e i fatti la mostrano come grande bugiarda.

Non è una novità, ma soltanto una conferma!

E come poteva essere diversamente, appartenendo alla corte del grande Silvio, che sempre eccelle nell’arte della bugia?

Restiamo in attesa dei dati ufficiali entro una settimana … cioè entro il 16 Ottobre!

La pazienza non ci manca…

RETTIFICA PREVENTIVA: la Gelmini non è sicuramente una sciocca, saranno quelli dell Ufficio Stampa che non la interpretano bene …

N.B. Grazie a Il blog di Roberta Lerici dove ho trovato la foto di Maria Stellina e la via per il comunicato del MIUR

 

Grazie Gelmini: le scuole come centri sociali

Il pugno di ferro della Gelmini, l’aumento della severità ha sortito l’effetto contrario.

La Gelmini nasconde anche i dati che ci danno un calo dei bocciati durante il suo regno, evidenziando un altro grande merito del suo governo: la trasparenza
In effetti gli insegnanti, di fronte all’autoritarismo inutile e controproducente di Maria Stella, si sono alleati con gli studenti nel rifiuto delle indicazioni ministeriali e hanno di fatto allargato i loro giudizi con la loro benevolenza.
Meno male, aggiungo io. Almeno il fattore umano a scuola ha ancora una valenza.
Dando per scontato che sono ben poche le competenze che si riescono ad acquisire a scuola, ci si chiede che valore possa mai avere un aumento delle bocciature.
E’ ben raro quel ministro che si vanta del mancato conseguimento dei risultati, ma siccome siamo in Italia questo ci tocca.
Tuttavia la Ministra ha soltanto tagliato i finanziamenti ma non è riuscita a tagliare gli studenti.
Almeno la scuola ritrova così la sua principale funzione di socializzazione: un bel centro sociale dove i nostri ragazzi imparano un sacco di cose sulla vita.
Imaparano a fumare, a farsi le canne, le gioie del sesso e la musica buona.
Alla faccia della Gelmini.
Che rimanga nel suo tunnel!

Disegno di Andrea Pazienza

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Scuola? Buttiamola via!

In questi giorni seguo ragazze che sono sotto esame: terza media e maturità.

Le storie che raccontano sono incredibili.

Ne estraggo qualcuna, a caso.

Esame di matematica scritto alle medie. Il prof, con  il quale non si è fatto praticamente nulla durante l’anno, aiuta tutti a fare il compito mentre il commissario legge tranquillamente il giornale.

Alle superiori il compito proposto non ha alcuna attinenza con il programma svolto nel corso dell’anno e i docenti, comprendendo il disagio degli studenti, aiutano in tutti i modi.

Il commissario sta fuori dall’aula, leggendo il giornale, bevendo caffè e fumando sigarette. E’ stato sentito dire “Adesso voglio proprio vedere che mi fa la Gelmini!”

La sensazione generale è che il Ministero abbia voluto proporre prove difficili nella speranza di stangare un po’ di studenti, ottenendo però l’effetto contrario, cioè un’alleanza tra docenti e studenti al fine di superare tranquillamente una prova d’esame che tutti (o quasi) considerano una semplice formalità.

Qualche considerazione è doverosa.

 

Tutta questa farsa che attinenza ha con la realtà? Potranno sempre i nostri ragazzi trovare una via per sgattaiolare i problemi, per superarli senza impegnarsi?

Questa è solo la domanda più banale, una domanda che sottintende un’accettazione del sistema scuola come sensato, nel suo essere luogo di apprendimento e di valutazione, dove ogni azione tende alla conquista del voto, unica meta del percorso scolastico.

Ma si insegna anche l’inutilità dell’impegno, la falsità. Si impara a non avere fiducia nelle proprie capacità, poiché magari qualcuno ha speso un intero anno scolastico per acquisire alcune abilità inutilmente, visto che gli viene richiesto tutt’altro.

Ma non ha forse visto bene Giovanni Papini, quando scriveva un breve saggio nel 1914: Chiudiamo le scuole.

Libretto ritrovato oggi rovistando in fondo ad un vecchio cassetto dimenticato.

“Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto – contro la morte – contro lo straniero – contro il disordine – contro la solitudine – contro tutto ciò che impaurisce l’uomo abbandonato a sé stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine.”

(…)

Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall’insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v’insegnavano. Sappiamo ugualmente e con la stessa certezza che la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere e a ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali.

(…)

Essa non è, per sua natura, una creazione, un’opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico. Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle. E non adempie bene neppure a quest’ultimo ufficio – perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre conoscenze nuove e migliori.
Le scuole, dunque, non son altro che reclusori per minorenni istruiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi.
Quali?
Per i genitori, nei primi anni, sono il mezzo più decente per levarsi di casa i figliuoli che danno noia. Più tardi entra in ballo il pensiero dominante della “posizione” e della “carriera”.
Per i maestri c’è soprattutto la ragione di guadagnarsi pane, carne e vestiti con una professione ritenuta “nobile” e che offre, in più, tre mesi di vacanza l’anno e qualche piccola beneficiata di vanità. Aggiungete poi a questo la sadica voluttà di potere annoiare, intimorire e tormentare impunemente, in capo alla vita, qualche migliaio di bambini o di giovani.
Lo Stato mantiene le scuole perché i padri di famiglia le vogliono e perché lui stesso, avendo bisogno tutti gli anni di qualche battaglione di impiegati, preferisce tirarseli su a modo suo e sceglierli sulla fede di certificati da lui concessi senza noie supplementari di vagliature più faticose.”

 

Potete leggere tutto il brano QUI, scaricandolo.

Sono poche brevi pagine, ma ancora decisamente attuali.

Potremmo davvero pensare a soluzioni totalmente diverse a questa esperienza che senza ombra di dubbio sembra essere più dannosa che utile.

O no?

🙂

La Gelmini ci prova con l’albero della cuccagna.

Pieter Brueghel il vecchio Land_of_Cockaigne 1567 dettaglio

Ecco l’esercito dei prof, l’un contro l’altro armati.
Il prof di ginnastica contro quello di matematica, quello di italiano contro quello di musica.

Vale di più intonare bene il DO RE MI o salire sulla pertica?

Disegnare una mela o una poesia a memoria?

Il sogno della Gelmini è quello di dividere gli insegnanti, metterli uno contro l’altro in un’assurda competizione per un pugno di dollari.

Ma che attinenza può avere un simile progetto strampalato e propagandistico con i bisogni della scuola.

Nelle aule ci sono insegnanti che sicuramente hanno bisogno di formazione poiché fanno sempre più fatica a svolgere il loro lavoro.

La capacità di trovare un modo per comunicare con gli studenti, di trovare un’empatia con loro, senza cui non è possibile alcun apprendimento, non si apprende sui libri ma ha bisogno di essere sostenuta da formatori esperti di comunicazione, di rapporti interpersonali, di psicologia.

La scuola sembra ormai una fabbrica dove i lavoratori non sono in cassa integrazione giusto perché la materia prima è sempre lì, ma dove nessuno sa che farne, nessuno riesce a coltivare questa ricchezza, cioè l’ intelligenza e la fantasia dei ragazzi, in qualcosa di più di un semplice 5, 6 o 7 che il più delle volte misura il grado di furbizia dei ragazzi nel districarsi dalle piccole trappole delle valutazioni.

La formazione non ha più alcun peso, anzi andando avanti così nessuno sarà neanche più in grado di offrirla.
Invece la valutazione è sempre più importante, perché si premia il merito, le capacità del singolo.
Cerchiamo il grande nuotatore in una società dove si lotta per non affogare in una vasca da bagno.
Perché la medaglia d’oro fa sempre spettacolo, mentre la miseria di tutti possiamo sempre tralasciarla, anzi sostituirla con un bello spot.

Senza contare i rischi di attribuzione clientelare e mafiosa per questi premi, il clima da leccata generale che è tanto caro ai nostri cari (im)potenti.
Tutta gente che ha fatto della prostituzione il metodo selettivo per eccellenza. Prostituzione e sottomissione in tutti i sensi, fisica e intellettuale, che è forse peggiore.

No Mariastellina cara, la scuola non ha bisogno delle tue sperimentazioni per valorizzare il merito, della carotina sventolata in bella vista dopo una marea di calci nel culo.
E’ un sistema deleterio di insultare i protagonisti di un lavoro che richiede impegno e dignità, competenza e passione.
Gli insegnanti hanno bisogno di aiuto, di aggiornamento pagato e non fatto a loro spese con la chimera della medaglia!
Hanno bisogno del sostegno dei genitori, che ormai sono totalmente assenti dalla scuola perché considerati  soltanto come un ulteriore fastidio, invece che una risorsa.
Hanno bisogno di una formazione psicologica, perché la vita nelle aule è dura per tutti, e se non si hanno strumenti per accogliere e comprendere le più svariate esigenze dei ragazzi si rischia di uscirne con i nervi a pezzi e di rimetterci la propria salute.

Queste sono le situazioni della scuola.

Ma Maria stellina fa tutti contenti! Ha piantato l’albero della cuccagna e la festa continua!

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Il Governo del Fare (cazzate) ! Inglese per tutti !

Ieri sera ero a cena da amici, e tra di loro c’era un insegnante di inglese madre lingua, disperato per l’impossibilità di insegnare ai ragazzi italiani che arrivano alle scuole superiori dopo aver ripetuto sempre le stesse cose in malo modo.
Il livello della conoscenza dell’Inglese in Italia, purtroppo, lo conosciamo tutti.
Ci faceva notare che ci sono delle direttive in Europa per utilizzare la TV al fine di insegnare l’inglese. E’ sufficiente trasmettere film in lingua originale inglese in TV, inizialmente con i sottotitoli e dopo 5 anni solo in originale.
Per esempio se trasmettessero I Simpson soltanto in Inglese avremmo tutti molto da imparare.

Simpson
A sentire il mio amico questo avviene in Spagna già da tempo e comunemente in Nord Europa.
Ma sembra che il lavoro di doppiaggio renda a Berlusconi qualche miliardo ed è un settore “intoccabile”.

Interessante, a questo proposito, la testimonianza e i suggerimenti risalenti al 2006 di uno studente universitario.

***

Conoscenza della lingua inglese

Come si potrebbe migliorare la situazione italiana.
Sono uno studente universitario che sta trascorrendo un periodo di studio come Erasmus in Olanda. Fin dal primo giorno che sono arrivato qui ho potuto constatare che noi studenti italiani siamo fra i peggiori in Europa a conoscere la lingua inglese.
La situazione italiana non è neanche lontanamente paragonabile a quella olandese e di tutti i Paesi del nord dove tutti conoscono l’inglese: dai professori agli studenti, dalla commessa del supermercato al portiere, fino all’ultima persona che si incontra per strada. Ma anche in confronto ad altri paesi europei (come il Portogallo o la Germania) la nostra conoscenza della lingua inglese risulta decisamente scarsa.
Personalmente ritengo che per una completa integrazione nell’Unione Europea è indispensabile che tutti i suoi cittadini siano capaci di comunicare fra loro. Dato che l’inglese è la lingua più diffusa nell’UE dovremmo quindi cercare sempre più di affiancare questa lingua all’italiano.

Ma come fare?
Lo strumento più efficace e più ovvio è quello di iniziare ad insegnare l’inglese ai bambini fin dalle scuole primarie, quando apprendere una nuova lingua è semplice: è quasi un gioco! Era una delle “belle promesse” di questo governo… realizzata? Non so fino a che punto.
Ma questo non è l’unico modo per migliorare la nostra situazione.
Sempre in tema di istruzione un altro efficace strumento è quello di utilizzare l’inglese in tutti i corsi Master dell’università. Cioè nei primi 3 anni gli insegnamenti dovrebbero essere in italiano, mentre nel +2 dovrebbero essere in inglese. Questo sistema è già uno standard in molti Paesi e so che si sta iniziando ad utilizzarlo anche in Italia: occorrerebbe incentivare decisamente (o forse obbligare) la sua diffusione in tutti gli atenei.

Un’altra semplice proposta, secondo me molto efficace, è quella di promuovere la visione dei film nella lingua originale. Ovviamente mi rendo conto che la televisione pubblica, essendo legata a regole stabilite dal mercato, non può permettersi di perdere quella consistente fetta di pubblico che si rifiuterebbe di seguire un film in lingue originale. Comunque la TV pubblica potrebbe iniziare ad inserire qualche film in inglese con sottotitoli in seconda serata o in altre opportune fasce orarie, oppure potrebbe trasmettere qualche cartone animato in inglese durante il pomeriggio.
Un ottimo strumento per incoraggiare la visione di film in inglese potrebbe essere quello di renderli disponibili al cinema ad un prezzo più economico. Questo significa che chiunque vuole vedersi il film in lingua originale invece di pagare 7 o 8 euro ne paga, ad esempio, 5. Questo strumento oltre a cercare di migliorare la diffusione dell’inglese raggiungerebbe anche un altro obiettivo: diminuire il prezzo del biglietto del cinema che ultimamente è diventato decisamente caro. Ovviamente lo Stato dovrebbe incentivare le sale cinematografiche a proiettare film in lingua originale attraverso sgravi fiscali o sovvenzioni che coprano in parte il gap sul prezzo del biglietto. Si dovrebbe fare in modo che in una multisala con 7 o 8 film un paio siano sempre in lingua originale con sottotitoli, oppure in cinema con una sola sala almeno per una settimana al mese vi sia una pellicola in inglese. Questo sistema non andrebbe ad intaccare il lavoro dei doppiatori: la maggior parte delle pellicole continuerebbe ad essere doppiata.

Spero di aver dato un piccolo contributo su un tema che forse attualmente non è una priorità ma su cui si dovrebbe cercare di trovare delle soluzioni ora, senza rischiare così si rimanere troppo indietro rispetto al livello degli altri Paesi europei.

duca_di_wellington

***

Io ricordo che oltre venti anni fa ero in Grecia e quasi tutti parlavano un fluente inglese.

Se fai due chiacchiere con i nostri “vucumprà” sempre più amati

vu-cumpra

scopri che molti di loro sono laureati e parlano quasi sempre inglese e francese molto meglio dei nostri professori.

E invece cosa riusciamo a fare in Italia, grazie al “Governo del Fare”?

Creiamo insegnanti di lingua inglese che partendo da ZERO con 50 ore di aggiornamento (di cui 20 on line) diventano INSEGNANTI di INGLESE per le scuole primarie !

Many thanks “Mamma” Gelmini!

gelmini

Ma noi pensiamo ad iniziare ad insegnare il dialetto !

I nostri bambini saranno certamente europei D.O.C.
Potta !!!

Collaborare o competere ?

Da “Attivare le risorse del gruppo classe” di Mario Polito, pag. 304-305-306

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Un insegnante descrive alcune difficoltà nella realizzazione di un progetto sulla collaborazione in classe:

“Vorrei riportare un fatto che mi è accaduto.

Insieme con i miei colleghi abbiamo elaborato un progetto sulla collaborazione, sullo star bene insieme.
Abbiamo presentato l’importanza di questo progetto ai genitori e agli studenti.
Nonostante il nostro impegno, abbiamo notato alcune situazioni sconfortanti.

Gli studenti avevano creato una gerarchia fra le varie materie: questo progetto di educazione ai sentimenti non veniva considerato alla pari delle altre materie, ma veniva percepito come un divertimento, come un giochino di socializzazione. In breve, come una perdita di tempo.

Quando si chiedeva loro: “Che cosa avete fatto a scuola?”, molti rispondevano frettolosamente: “Ah, niente. Abbiamo parlato”.

Probabilmente questi ragazzi ritenevano che la scuola fosse qualcosa di diverso.

“Scuola” nella loro mente è associata a spiegazione, interrogazione, voto.

Un’altra osservazione scoraggiante ci è stata presentata da alcuni genitori.

Venendo a colloquio, ci hanno chiesto costantemente: “Come va mio figlio ? Quanto si impegna ? Quali difficoltà incontra nella sua materia?”, ma nessuno di loro mi ha chiesto: “Cosa stanno facendo di interessante? In cosa consiste questa esperienza di collaborazione? Mio figlio e i suoi compagni stanno migliorando come persone? Come stanno cambiando le relazioni far di loro? Come si è modificato il clima in classe?”.

Mi rendo conto che non basta fare un progetto di educazione ai sentimenti o di apprendimento cooperativo.

Mi rendo conto anche che ci sono molte difficoltà, resistenze e svalutazioni verso l’approccio basato sulla collaborazione” .

E’ utile riflettere su questa contraddizione tra la nostra valorizzazione di progetti pedagogici di apprendimento cooperativo o di educazione ai sentimenti e la svalutazione che ricevono nella nostra società, dove si respirare costantemente un atteggiamento egocentrico di affermazione individuale, anche a scapito degli altri.

Possiamo notare che spesso, all’interno dei valori oggi dominanti, si tende a presentare la vita come una lotta, con l’unico obbiettivo di emergere.

Si esaltano i vincenti e si offendono i perdenti. Si suggerisce implicitamente che per emergere bisogna scalzare gli altri, che l’affermazione di uno consiste nell’esclusione di molti.

Questa è la trama del nostro modello culturale e sociale.

In alcuni contesti la gara comincia fin dalla scuola d’infanzia: bisogna raggiungere dei buoni punteggi per entrare nella scuola primaria, poi per accedere alla scuola superiore, poi per essere ammessi all’università , e infine per ottenere una buona sistemazione professionale.

La vita diventa una scalata per poter raggiungere i posti più elevati superando ed escludendo gli altri.

E’ una mentalità talmente diffusa e considerata normale che quando un insegnante propone dei progetti di apprendimento cooperativo, di collaborazione, di educazione ai sentimenti, viene frainteso dagli studenti, dai genitori e da quei dirigenti scolastici trasformati in manager di tipo aziendale.

Spesso i genitori chiedono ai figli: “Che voto hai preso?”, invece di domandare: “Quali esperienze avete fatto in gruppo? Che cosa è emerso all’interno della vostra classe? A cosa state lavorando insieme? Come riuscite a collaborare? “.

Generalmente i genitori manifestano poco interesse all’esperienza relazionale dei propri figli all’interno del gruppo classe. Mirano ai voti, al risultato.

Molti sono immediatamente pronti a giustificarsi: “Ma alla fine sono solo i voti che contano”.

Questo messaggio individualistico e competitivo si è ormai fortemente radicato nella mente e nel cuore degli studenti.

Forse sono proprio gli adulti che non credono abbastanza al valore della collaborazione a scuola.

Oppure presentano una singolare scissione: superficialmente, manifestano ammirazione verso i progetti di educazione alla collaborazione, ma in fondo pensano sia migliore la competizione, la selezione, il successo del proprio figlio rispetto agli altri:

“Gli altri che non riescono? Si arrangino. La scuola non è un istituto di beneficenza” .

La competizione è molto seduttiva: si insinua nella vanitosa aspettativa dei genitori di avere dei figli prodigio, si radica nell’egocentrismo esaltato di alcuni studenti che, per mancanza di una autentica autostima, hanno bisogno di essere considerati i migliori per sentirsi superiori.

Naturalmente, per raggiungere tale scopo, ci devono essere altri studenti da svalutare e da etichettare come inferiori.

Le domande pedagogiche che ci incalzano sono le seguenti:

Quale tipo di società stiamo costruendo o vogliamo costruire?

Una società competitiva o collaborativa?

Qual è la funzione della scuola in una società competitiva?

Qual’ è la sua funzione in una società collaborativa?

La scuola è al servizio degli interessi economici centrati sul profitto e sulla competizione di mercato?
Oppure è un luogo formativo per tutti, dove ciascuno può dedicarsi all’esplorazione dei propri talenti e alla formazione delle proprie competenze professionali, ma anche culturali ed esistenziali?

Possediamo una cultura della solidarietà e della costruzione del bene comune?

Le risposte a questi interrogativi sono per il momento scoraggianti.

Tuttavia, il compito dell’insegnante è di stimolare ogni studente a porsi domande sul tipo di società in cui viviamo e di orientare un pensiero comune verso la costruzione di progetti esistenziali più autentici, sia personali che sociali.

__________________________________________________________________________________________

La scuola avrebbe bisogno di risorse e di formazione, i nostri ragazzi ne hanno bisogno

e invece …

Tagli alla scuola pubblica

Il Governo Berlusconi mantiene la promessa: 36.218 docenti e 4.945 classi in meno, a fronte di un aumento di 37.876 alunni. La dieta imposta all’istruzione non migliora la qualità della scuola: nel dossier 2009 di Legambiente i tagli all’istruzione dal 2002 al 2010

Scarica qui il dossier completo di Legambiente

Un ringraziamento all’autore, Mario Polito, che ha gentilmente autorizzato la pubblicazione del brano e al Gruppo Comitati-Genitori da cui ho ricevuto la segnalazione.

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Quando la realtà supera la fantasia!

Spezzagli le gambe! Lo sport, l’esempio e la buona educazione.

Vai a leggere e scaricare La Ragnatela del Grillo

Quando la realtà supera la fantasia!

Ho ricevuto una email da Dario Lesca, un amico dell’Open Source e della filosofia della condivisione, che volentieri pubblico:

Bambini contenti

Vi racconto una storia, solo al temine vi dirò se è vera o me la sono
inventata di sana pianta.

Anno 2009, Ivrea, Scuola Elementare, Classe Prima, Riunione di classe di
inizio anno scolastico.

Maestra: “Quest’anno il programma educativo sarà basato sui valori
sostenibili … di aiuto per i più deboli…. insegneremo come la
Solidarietà e la Condivisione possano fare molto per questa società …
parleremo ai bimbi di come convivere col prossimo e risolvere le
questioni in modo pacato, tramite il dialogo piuttosto che con la lotta
e la prepotenza .. ecc …”

Si alza una Mamma: “Scusate ma io non sono affatto d’accordo con questo
metodo di insegnamento da “Sfigati”, macché solidarietà! … macché
disabili… Io a mio figlio insegno che deve essere il più forte, e
perciò deve lottare… Basta buonismo, non perdiamo tempo… Mio figlio
va a calcio, anche li gli insegno che deve darci dentro e farsi valere
per essere il migliore…”

Si alzano altre Mamme: “Si! Giusto! anche noi la pensiamo così…. siamo
d’accordo con la signora… altro che buonismo… Tutte
Stupidaggini …”

A questo punto la Mamma che mi ha raccontato questo, e che
sostanzialmente si trovava d’accordo con le maestre, era letteralmente
allibita, ha tentato di dire la sua ma era in minoranza.

Morale:

Dopo anni di Televisione e Politica Spazzatura, di grandi Fratelli, di
Tette e Culi, di Escort e Trans … ecco cosa ci ritroviamo.

Genitori rovinati, che di conseguenza alleveranno figli sintonizzati su
valori errati di vita.

Ci aspetta un bel futuro!

Ciao.

P.S.: La storia purtroppo è VERA!

Ciau Nè!

Grazie Dario! Vorrei non dover più leggere storie come queste, ma temo che non sarà facile.

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Onda Anomala – Gelmini 3 a 0

Non ci potevo neanche credere!
Tutto da rifare!
Maestro Unico? Facoltativo! E chi diavolo andrà a chiederlo?
Le famiglie che potranno scegliere tra 24, 27, 30 o 40 ore !!!

Ma dove siamo? Alla fiera delle mucche? Bambini con elementari da 24 ore e altri da 40!
I risultati? Identici! Anzi chi ne fa 24 è più EVOLUTO!

Poi la Pinocchia Gelmini dice che non è una marcia indietro!!!

Che spudorata!

Direi che tutto il movimento che si è creato contro lo scempio della scuola è servito!

Direi che apparire su You Tube è stato un colossale autogol, con la valanga di proteste che sono arrivate anche lì!

Direi che

La protesta civile e colorata può battere un governo triste e grigio

Direi che
sono servite le raccolte di firme i cortei e le occupazioni, nonostante quello che scrive Paolo Barnard.

Egli ammoniva Studenti ed insegnanti del Movimento:

“Dove state andando a sbattere? Contro chi? Ha senso indignarsi con il pescecane che ha azzannato la rete del pescatore? Mi spiego, è semplice. Le destre politiche di tutto il mondo sono cromosomicamente programmate dai loro padroni per fare una e solo una cosa: distruggere il bene comune e il senso di collettività, per sempre, e imporre il privato individuale ovunque. Sono nate per fare questo. Punto. Esattamente come gli squali sono nati per azzannare. Significa demolire scuola pubblica, sanità pubblica, servizi pubblici. Possiamo certamente inorridire, ma che senso ha indignarsi con chi sta facendo il suo dovere?”

Ma Paolo invitava ad andare oltre …

“Cosa avrete risolto quando e se la Gelmini avrà fatto marcia indietro? Perché non mettiamo tutta questa energia oggi esplosa nelle piazze per arrivare a una scuola che non ci devasti l’anima, che non ci faccia odiare la cultura, che sia il nostro regno del rispetto nell’età più sensibile di tutta la vita, che non ci insegni le virtù del servilismo e dell’arroganza, dove non ci si senta con le ossa svuotate di fronte alle cattedre o ad aspettare nei corridoi i favori dei baroni? Dove a neppure vent’anni si possa entrare a colloquio dal tuo professore sul tappeto rosso, mentre fuori dallo studio, in corridoio, al resto del mondo tocca di aspettare voi e la piena soddisfazione del vostro diritto.

Immaginare in grande, immaginate in grande.

Ok Paolo! Ma un passo alla volta! Per intanto sappiamo che un Movimento forte può ottenere qualcosa! Anche senza leader che lo portano di qua o di là! Un Movimento spontaneo! Un Onda Anomala !

E’ un’onda che prende coscienza della sua forza e sarà sempre più forte se sarà capace di rimanere PACIFICA e NON VIOLENTA.

Ma è un’onda che crescendo potrebbe anche spazzare via tante brutte cose …

Non siamo negli USA, ma uno slogan possiamo rubarlo agli americani:

YES WE CAN !

ma noi lo diciamo all’italiana, con Pino Daniele …

Un Clic QUI per leggere e scaricare La Ragnatela del Grillo !

Gelmini raccontala giusta!

Oggi ho scoperto alcuni dati che smentiscono la Gelmini.

Eccoli:

Rapporto % tra spesa statale e PIL è sotto la media O.C.S.E

MEDIA
O.C.S.E

ITALIA

DIFFERENZA
ITALIA/MEDIA OCSE

5,4 %

4,7 %

-0,7 %

Rapporto % tra spesa statale sull’istruzione e l’intero bilancio dello Stato Italiano è sotto la media O.C.S.E

MEDIA
O.C.S.E

ITALIA

DIFFERENZA
ITALIA/MEDIA OCSE

13,2 %

9,3 %

-3,9 %

La spesa per studente nell’istruzione è nella media O.C.S.E?

SPESA PER STUDENTE

MEDIA O.C.S.E ITALIA DIFFERENZA
ITALIA/MEDIA OCSE
SCUOLA PRIMARIA 6.252 USD 6.835 USD +583 USD
SCUOLA SECONDARIA 7.804 USD 7.648 USD -156 USD
SCUOLA TERZIARIA 11.512 USD 8.026 USD -3.486 USD
TOTALE 25.568 USD 22.509 USD -3059 USD

Usd=dollari USA, terziaria=università

La premessa allo schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e del Ministero dell’Economia di cui all’art. 64 comma 3 della legge 6 agosto 2008, n. 133 recita “…a fronte di una spesa per allievo superiore alla media OCSE..”. Questa è una generalizzazione vera solo per la scuola primaria dove si raccolgono rinoscimenti da enti di valutazione internazionali. La tendenza dei paesi più avanzati è di un forte investimento nella scuola primaria. Il governo trasforma un motivo di vanto e un punto di forza in un problema. Viene da chiedersi se gli altri 9 paesi (Lussemburgo, Islanda, USA, Danimarca, Svizzera, Austria, Svezia, Giappone, Belgio *) che investono molto nell’istruzione primaria siano dei folli??

La fonte è una bella mozione di alcuni docenti di Roma:

Mozione Riforma della Scuola CdD del 19 novembre 2008 pag 1 di 2
Presentatori Prof
ALARIO, MAURIZI, DE CUNZO, NICOLANTI, TANI, FRUTTERO, EUSTACCHI, PALETTA, PELLEGRINI

MOZIONE DEL COLLEGIO DOCENTI SULLA RIFORMA DELLA SCUOLA

approvata dal Collegio Docenti I.T.I.S. “Albert Einstein” di Roma, 19 novembre 2008

Il Collegio dei Docenti dell’istituto A. Einstein riunitosi in data 19 novembre 2008 considerati gli articoli della costituzione richiamati nella nota 1 e in osservanza delle prerogative assegnate al Collegio dei Docenti dal DLg 16 aprile 1994, n. 297 (2) esprime le seguenti considerazioni in merito allo “schema di piano programmatico” di cui all’articolo 64 comma 3 della Legge n. 133 del 6 agosto 2008 (3):

  • la prevista riduzione di 4 ore dell’orario obbligatorio negli istituti tecnici e professionali (3bis) insieme con la riduzione di almeno il 30% della copresenza tra insegnante teorico e itp significano sostanzialmente l’eliminazione di 4 ore settimanali di laboratorio. Questa riduzione porta ad un forte perdita del carattere distintivo ed istitutivo degli istituti tecnici e professionali;

  • l’innalzamento previsto in 3 anni dello 0,40 del rapporto alunni classe, coordinato con il meccanismo di accorpamento tra sedi e dirigenze degli istituti sottodimensionati, comporterà un numero degli alunni per classe prossimo a 30 (3tris).

Questo mentre la nuova immigrazione, l’integrazione delle diverse abilità, la moltiplicazione delle agenzie informative e in generale l’evoluzione della società richiedono un insegnamento sempre più individualizzato.

Non è possibile ignorare che:

  • la riduzione media di 3 ore dell’orario obbligatorio in tutti gli ordini e gradi dell’istruzione (4) è già stata istituita nella scuola primaria di primo grado con la legge n. 169/08 del 30 ottobre 2008 (4bis).

  • l’elevazione del numero di alunni per classe viene ulteriormente amplificata dall’aggiunto comma 6-bis alla legge 133/08 per mezzo del articolo 3 DL n.154 7 ottobre 2008 inserito nel disegno di legge n. 1083 in aula al senato della Repubblica che opererà il commissariamento ad acta per le regioni che non comunicheranno “piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche” entro il 30 novembre di ogni anno (dall’anno scolastico 2009/2010 (4tris))data che precede le iscrizioni alla classe successiva.

  • La scuola soffre da decenni di un mancato investimento che ora diventa un disinvestimento da 8 miliardi di euro in 3 anni. Il mancato investimento è testimoniato dal rapporto OCSE 2008 (5).

  • Il numero di insegnanti ogni 100 alunni appare anomalo in Italia perché, diversamente da altri paesi OCSE, comprende anche gli insegnati di sostegno, di religione e quelli impegnati in attività diverse dall’insegnamento.

Infine se aggiungiamo l’accorpamento delle classi di concorso previsto ci troviamo di fronte ad una dequalificazione della scuola pubblica e alla mortificazione della funzione docente (5bis).

La classe politica, che pure rappresenta una delle istituzioni della Repubblica, sembra volersi sottrarre ai vincoli dell’ art. 33 della Costituzione (… la Repubblica istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi … diritto dei privati ad istituire scuole senza oneri per lo stato). Infatti, paradossalmente, al previsto taglio di 8 miliardi di euro in 3 anni che riguarda le sole scuole statali si accompagna la conferma per il prossimo anno scolastico del finanziamento di Euro 538.987.26 (6) alle scuole paritarie.

La gravità della misure intraprese e la mancata convocazione preventiva sulla legge 133/08 delle associazioni del mondo della scuola, ci conducono ad avanzare due proposte, ampliamente sostanziate dai temi precedentemente illustrati, che riguardano il futuro concreto delle istituzione scolastiche dell’istruzione pubblica e statale:

  1. Maggiori investimenti per garantire all’Italia un futuro all’altezza della posizione che occupa nel consesso mondiale. Senza scuola non c’è futuro oggi nella crisi economica: deve essere fatto un investimento sulla preparazione delle future generazioni. In questo senso gli articoli 64 Legge 133/2008, e 4 Legge n. 169/08 del 30 ottobre 2008 rappresentano una segnale di disimpegno molto grave da parte della classe politica, mortificano la funzione docente e il ruolo sociale e culturale della scuola pubblica di stato. Devono essere abrogati e al loro posto vanno previsti maggiori investimenti, tali da raggiungere la media dei paesi OCSE.

  2. Istituzione di un tetto massimo di 20 alunni per classe come nuovo indice nazionale per la formazione delle classi, in sostituzione dell’indice medio nazionale di alunni per classe che lascia indeterminato il limite massimo. Questo per dare sostanza ed efficacia all’attività educativa che deve affrontare le sfide provenienti dall’evoluzione della società p. es.: la nuova immigrazione, l’integrazione delle diverse abilità, la moltiplicazione delle agenzie informative, le quali richiedono un insegnamento sempre più individualizzato.

Questa delibera sarà inviata agli organi istituzionali, alle istituzioni della Repubblica, alle Associazioni sindacali, professionali, dei genitori della scuola e ai vecchi o nuovi media.

Approvata maggioranza con voti 56 su 60

Nota 1

  • Art. 9 la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica

  • Art. 3 la Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

  • Art. 21 Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

  • Art. 33 l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

  • Art. 34 La scuola è aperta a tutti. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

Nota 2 Art. 7 – Collegio dei docenti


Mozione Riforma della Scuola CdD del 19 novembre 2008 pag 2 di 2
Presentatori Prof
ALARIO, MAURIZI, DE CUNZO, NICOLANTI, TANI, FRUTTERO, EUSTACCHI, PALETTA, PELLEGRINI

Nota 3

Piano programmatico di cui all’articolo 64 comma 3 della Legge n. 133 del 6 agosto 2008 è stato emanato in settembre del c.a. dal Minisitero della Istruzione, dell’Universita della Ricerca Dipartimento per l’Istruzione

….pag 15 e 16 di 24

ANNO SCOLASTICO 2009/10 – Tabella 1

Areee di intervento e stima riduzioni

a) Innalzamento del rapporto alunni classe dello 0,20 e 6.000 classi

ANNO SCOLASTICO 2010/2011- Tabella 2

Areee di intervento e stima riduzioni

a) Innalzamento del rapporto alunni classe di un ulteriore 0,10 e 3.400 classi

ANNO SCOLASTICO 2011/12 – Tabella 3

Areee di intervento e stima riduzioni

a) Innalzamento del rapporto alunni classe di un ulteriore 0,10 e 3.400 classi

Totale calssi ridotte in 3 anni 12.800

Tra l’altro vengono citati due interessantissimi documenti in inglese:

Education at a Glance 2008


Education at Glance 2008 OECD Indicators

Documenti davvero interessanti se vogliamo interessarci di scuola …

Ma la Gelmini l’inglese lo saprà?

O no?

🙂

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Anna Adamolo occupa il Ministero dell’Istruzione

Manderanno la Polizia Postale? Lo faranno chiudere?

Le occupazioni fisiche delle scuole sembrano essere diventate troppo pericolose! Ma che rischi si corrono ad occupare virtualmente il Ministero dell’Istruzione ?

Anna Adamolo
Anna Adamolo

Anna Adamolo, Ministro virtuale, voce anagrammata dell’ ONDA ANOMALA  che protesta contro la pseudo-riforma Gelmini, ci prova!

Mi sento vicino  a questa iniziativa! Partecipiamo e sosteniamo con links al Ministero Occupato!

Contribuiamo con la nostra testimonianza!

Ministero dell’Istruzione occupato

http://www.ministeroistruzione.net/

Blog di Anna Adamolo

http://annaadamolo.noblogs.org/

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Direttamente dal blog di Anna Adamolo:

Anna Adamolo occupa il Ministero dell’Istruzione

Anna Adamolo nuovo Ministro-onda
Con la manifestazione nazionale del 14 novembre Anna Adamolo ha preso possesso del ministero della pubblica istruzione in Italia.

Da oggi il sito www.ministeroistruzione.net diventa il sito del nuovo ministro, perchè il ministro vecchio non ci piace. Ma non basta, vogliamo scacciare il vecchio ministero pure da google, per questo chiediamo a tutti di partecipare al googlebombing contro il vecchio ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, linkando l’indirizzo www.ministeroistruzione.net con la parola “ministero dell’istruzione”.

Se siete scesi in piazza a manifestare contro la legge Gelmini, se avete partecipato alle agitazioni nella vostra scuola o nella vostra facolta’, se avete guardato con simpatia a queste lotte,se credete che sia giunto il momento di far sentire la vostra voce, venite ad abitare nel nuovo ministero occupato.

– scrivete la vostra protesta ad annaadamolo@inventati.org e a annaadamolo@ministeroistruzione.net
– telefonate al numero 06-98351264, raccontate la vostra storia.

No al taglio ai fondi di 1,4 miliardi di euro.
No al blocco del turnover, un assunzione ogni 5 licenziamenti uccide i nuovi ricercatori.
No alla trasformazione delle università pubbliche in fondazioni di diritto privato.

Non rivogliamo quello che ci hanno tolto, vogliamo almeno il doppio di ciò che avevamo.

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