Quando la realtà supera la fantasia!

Ho ricevuto una email da Dario Lesca, un amico dell’Open Source e della filosofia della condivisione, che volentieri pubblico:

Bambini contenti

Vi racconto una storia, solo al temine vi dirò se è vera o me la sono
inventata di sana pianta.

Anno 2009, Ivrea, Scuola Elementare, Classe Prima, Riunione di classe di
inizio anno scolastico.

Maestra: “Quest’anno il programma educativo sarà basato sui valori
sostenibili … di aiuto per i più deboli…. insegneremo come la
Solidarietà e la Condivisione possano fare molto per questa società …
parleremo ai bimbi di come convivere col prossimo e risolvere le
questioni in modo pacato, tramite il dialogo piuttosto che con la lotta
e la prepotenza .. ecc …”

Si alza una Mamma: “Scusate ma io non sono affatto d’accordo con questo
metodo di insegnamento da “Sfigati”, macché solidarietà! … macché
disabili… Io a mio figlio insegno che deve essere il più forte, e
perciò deve lottare… Basta buonismo, non perdiamo tempo… Mio figlio
va a calcio, anche li gli insegno che deve darci dentro e farsi valere
per essere il migliore…”

Si alzano altre Mamme: “Si! Giusto! anche noi la pensiamo così…. siamo
d’accordo con la signora… altro che buonismo… Tutte
Stupidaggini …”

A questo punto la Mamma che mi ha raccontato questo, e che
sostanzialmente si trovava d’accordo con le maestre, era letteralmente
allibita, ha tentato di dire la sua ma era in minoranza.

Morale:

Dopo anni di Televisione e Politica Spazzatura, di grandi Fratelli, di
Tette e Culi, di Escort e Trans … ecco cosa ci ritroviamo.

Genitori rovinati, che di conseguenza alleveranno figli sintonizzati su
valori errati di vita.

Ci aspetta un bel futuro!

Ciao.

P.S.: La storia purtroppo è VERA!

Ciau Nè!

Grazie Dario! Vorrei non dover più leggere storie come queste, ma temo che non sarà facile.

Articolo correlato:

Il bullismo di massa: attenti al bullo che è dentro ognuno di noi!

Vai a leggere e scaricare La Ragnatela del Grillo

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32 pensieri su “Quando la realtà supera la fantasia!


  1. Maestra: “Quest’anno il programma educativo sarà basato sui valori
    sostenibili … di aiuto per i più deboli…. insegneremo come la
    Solidarietà e la Condivisione possano fare molto per questa società …
    parleremo ai bimbi di come convivere col prossimo e risolvere le
    questioni in modo pacato, tramite il dialogo piuttosto che con la lotta
    e la prepotenza .. ecc …”

    Beh, hehehe! Quello che si vuole insegnare è un mondo di favolette, che non esiste!
    Da quando siamo SPERMATOZOI lottiamo per emergere a danno dei nostri simili, e la base dell’emancipazione è proprio questa!
    Negarlo (come voleva fare la maestra) cercando di convincere i più giovani e deboli che sia la strada giusta, li metterebbe secondo me nella posizione ideologica e morale di eterni sconfitti, sempre in attesa di una manna dal cielo che li salvi!
    Quindi (non ti arrabbiare, eh!) sono in totale disaccordo con la “visione drogata” del mondo che proponeva la maestra.
    La solidarietà e la condivisione possono fare molto, certamente… come dire che a casa mia fino a che c’è pane è giusto dividerlo e condividerlo in modo solidale.
    Ma quando il pane finisce, che si fa?
    Si soccombe? Si muore? Ci si fa da parte per avvantaggiare il più debole a scapito di tutti gli altri?
    Questo modo di ragionare è pura utopia, favola inebetita, e non esiste al mondo nessun popolo o nazione che possa progettare la sua esistenza futura (insegnare ai propri bambini) basandosi su concetti così falsi ed errati.
    L’uomo è un animale pacifico, solidale e senza differenze, idee diverse, bisogni diversi tra uno e l’altro?
    Se fosse così, allora la maestra avrebbe pienamente ragione.
    Purtroppo però, la realtà è ben diversa.

    Chiedetelo ai tibetani, quanto hanno ottenuto a predicare pace e solidarietà contro i carriarmati cinesi che li schiacciavano…

    Distinguere le utopie dalle cose concrete, è uno dei fondamenti dell’educazione, ed è aberrante che un’insegnante non lo sappia fare.

    Io forse sono un caso particolare, perché ODIO anche i cartoni animati buonisti degli animali, che insinuano nei miei figli l’idea sbagliata che gli animali sono buoni, pacifici, e si amano tra loro…
    Un orso SBRANA l’uomo, così come il ghepardo SBRANA la gazzella, così come il lupo SBRANA la pecora.
    Fingiamo che non sia così e che tutti viviamo nel “volemose bene”? Ok, si chiama utopia, oppure favoletta… non è la vita reale purtroppo. E gli educatori devono prepararci a quella, altrimenti cambino mestiere!

  2. Nicola sei incorreggibile! Speriamo di no …
    Il mondo animale presenta molti esempi curiosi. Uno fra questi è il cuculo.
    Ho avuto la fortuna di assistere al suo comportamento perché in una nicchia del mio balcone un uccellino aveva fatto il nido con i suoi piccoli cuccioli.
    Devi sapere che il cuculo non cova le sue uova, ma depone il suo uovo nel nido di altri uccelli più piccoli.
    L’uccellino ignaro cova anche l’uovo intruso che si ritrova.
    Il giovane cuculo, quando nasce, cresce molto più in fretta degli altri uccellini e, appena è in grado li uccide.
    La madre si deve dare un gran da fare per nutrire questo cucciolo che ben presto è più grande di lei, fino a quando impara a volare e la madre forse avrà più fortuna con la prossima nidiata di non avere ospiti indesiderati.
    La natura fa di questi scherzi.
    Poi ovviamente ci sono prede e predatori, ma il cannibalismo tra gli animali è assai raro. Rarissimo che un animale uccida un altro animale della sua specie.
    L’uomo si ritiene un animale evoluto.
    Ci sentiamo una CIVILTA’ che si distingue dagli animali.
    E’ ovvio che esiste una lotta per la sopravvivenza, ma è una lotta che DOVREBBE vedere gli uomini impegnati a ottenere dalla natura il necessario per l’esistenza.
    Invece la nostra CIVILTA’ è piena di guerre e ammazzamenti per le ragioni più disparate.
    Oggi si uccide per un parcheggio, per una sigaretta, per pochi grammi di fumo, per pura cattiveria o per chissà quante altri stupidi motivi.
    Dobbiamo insegnare ai bambini ad essere sempre più aggressivi? Ad avere successo calpestando il vicino?
    E’ vero che il mondo è quello che descrivi tu e che tutti conosciamo, ma è anche vero che dobbiamo impegnarci per renderlo migliore.
    E se non siamo capaci di collaborare più che di competere penso che non abbiamo futuro.
    Anch’io a leggere il tuo commento mi è venuta voglia di cancellarlo, di buttarti fuori dal blog e di impedirti di scriverci! Cosa mi costa? E’ estremamente facile, basta un click!
    Oppure potrei insultarti, dire che non capisci un …
    La tua logica porta a questo, all’esclusione.
    Invece, nonostante le differenze, cerchiamo di avvicinarci, di comprenderci meglio.
    Anche tu potresti leggere e pensare: “la solita cazzata di giosby”
    Fare un click e cercare una pagina più interessante.
    E invece … cerchiamo sempre di migliorare! E’ più forte di noi.
    Io intendo così lo sforzo di quelle maestre: cercare di formare persone migliori di noi in un mondo che è MOLTO intollerante.
    Possibile?
    Io penso di sì.
    Tu pensi di no?
    Ma allora che scrivi a fare?
    Ciao!

  3. no Giosby, il paragone può calzare, ma non conta che noi VORREMMO essere una società evoluta che si distingue dagli animali.
    Non lo siamo, perché siamo uomini!
    Predicare le favolette di solidarietà è totalmente sbagliato, e il tuo stesso esempio (che ti invito a raccontare) dovrebbe bastare a comprendere il discorso…
    Tu lavori, giusto? Hai un’azienda che vende frutta e verdura (credo) giusto?
    Bene, quando entra uno che ti chiede frutta, perché la fai pagare? Cosa insegni ai tuoi figli, la negazione della solidarietà!
    La gente nel mondo ha fame, nel tuo paese esistono poveri, ma tu NON vai in giro a regalare loro le tue cose, i tuoi soldi, a offrire le stanze della tua casa a loro. Perché?
    La maestra che vuole insegnare un mondo migliore e solidale ai bambini, quando riceve lo stipendio a fine mese cosa fa? Lo regala ai poveri dividendolo in modo solidale? Chi decide quanto è giusto tenersi per sè e quanto regalare? Lo chiediamo a un povero della sua città?
    Quindi con che faccia tosta si dovrebbe insegnare ai figli un buonismo TOTALMENTE INVENTATO PER METTERE A POSTO LA COSCIENZA e che non ha nessun riscontro nelle civiltà fin da quando esiste l’uomo?
    Ti ripeto, citami una società che ragiona (o ha ragionato) in termini equo solidali, e analizziamo che fine ha fatto.
    Le favole al posto delle favole (cappuccetto rosso, cenerentola, la società di buoni e solidali, gli animali che si amano e giocano felici) la vita vera al posto della vita vera. Confondere le cose nella mente dei piccoli è assolutamente folle e criminale… altro che educativo, proprio il suo contrario.

    Giosby, io veramente non arrivo a fine mese… posso venire da te a vivere e mangiare? Quanta gente posso portare? Appena abbiamo spolverato tutto quello che hai, ce ne andiamo via, tranquillo, e cerchiamo un altro “solidale” da cui andare a scaldarci e mangiare.
    Cominciando dai bravi e puri di questo blog, ovviamente. O no?

  4. Dobbiamo intenderci sui termini, Nicola.
    Solidarietà per me è differente da elemosina.
    Tutti potremmo fare elemosina a qualcuno che possiede meno di noi, e il gioco non finirebbe mai.
    Facendo elemosina all’infinito potremmo dilapidare tutto ciò che abbiamo, poco o tanto che sia. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta.
    Io, di regola, non faccio elemosina a nessuno, proprio perché non penso che si possa in questo modo risolvere alcunchè, anzi se nessuno facesse elemosina alcuni problemi si presenterebbero con tutta la loro tragicità e qualcuno dovrebbe anche prendersi la briga di risolverli.
    Detto questo ti confermo che tuttavia trovo profondamente ingiusta la grande disparità che esiste nel mondo.
    Ma fermiamoci all’Italia.
    Ti rimando a un altro post:


    Politica e statistiche: ricchi e poveri.

    Se l’Italia fosse un villaggio di cento persone


    “i 10 paesani più ricchi incamerano (soltanto loro!) il 26,4% del totale dei redditi, ovvero tanto quanto i 50 più poveri. E sempre i 10 più ricchi posseggono addirittura il 45% della ricchezza netta del Villaggio Italia. I più poveri, solo il 2,6%. Le persone considerate in stato di «povertà assoluta» sono 4. 13 hanno un «basso reddito» (meno di 7.900 euro l’anno).”

    Una riflessione banale: ci vuole molto ad avere un programma politico per il quale queste ricchezze vanno RIDISTRIBUITE più equamente?

    Vi sembra accettabile che accanto a che crepa quasi di fame ci sia gente che guadagni 3, 4, 5, 10, 20 milioni di euro all’anno? o 100 magari?

    Dobbiamo affrontare una crisi? Bene! Per 3 anni proibiamo guadagni che vadano oltre una certa cifra, diciamo 150.000 euro all’anno. Ce n’è abbastanza per vivere alla grande, no?

    Sto pensando in questi giorni ad un PARTITO dei POVERI.
    Stando alla statistica di cui sopra avrebbe senza dubbio un 10% di contrari, ma in teoria almeno il 50% di favorevoli …

    O no?
    🙂

    Non è certamente facile abituarci a condividere con gli altri qualunque cosa, dalle conoscenze alle ricchezze.
    Ma se non possiamo neanche pensare che sia possibile tanto vale iniziare ad insegnare fin dalle elementari l’uso delle armi.
    In che cosa la civiltà si differenzia poi dalla giungla?

  5. Quoto con quanto ha scritto Nicola, mentre nel tuo caso, Giosby, quando leggo che vorresti ridistribuire le ricchezze altrui … bene allora si sente odore di un passato lastricato di cadaveri, perché non produrre maggiore ricchezza ma toglierla a qualcuno non mi sembra impegnativo, anzi, semplice e banale banditismo. Ovvio che fa presa, ma solo perché promette qualcosa senza nulla o troppo dovere fare per ottenerla. Basta confezionare un pretesto ad arte e poi procedere in tal senso. Forse, Giosby, sei solo incappato in una trappola mentale o forse hai in te qualcosa che spiegherebbe perché il mondo attuale è tale e quale. Pensaci.

  6. Vorrei capire meglio Wanni e Nicola.
    Non vi sono dubbi che nel mondo sia presente molta crudeltà.
    E’ altrettanto vero che occorre insegnare la storia dell’umanità per quello che è stata, senza addolcirla in alcun modo.
    Ma quando si tratta di insegnare la convivenza tra gli uomini dobbiamo insegnare l’accettazione della diversità o la prevaricazione su chi è più debole?
    Questo aspetto vorrei chiarirlo, perché altrimenti si rischiano di fare discorsi che non c’entrano niente l’uno con l’altro.
    Perché se secondo voi ciò che occorre insegnare è che bisogna essere FORTI e schiacciare chi è DEBOLE, non credo che potremo trovare mai un piano comune sul quale confrontarci. Semplicemente soccombo, mi riconosco più debole.
    Però poi, per favore, non venite a parlarmi di lotta al bullismo.

    Poi Wanni afferma che nell’idea di ridistribuire le ricchezze
    “si sente odore di un passato lastricato di cadaveri, perché non produrre maggiore ricchezza ma toglierla a qualcuno non mi sembra impegnativo, anzi, semplice e banale banditismo.”
    Il problema, caro Wanni, è che noi abbiamo un PRESENTE lastricato di cadaveri, di cui non teniamo minimamente conto.

    Più di un quarto di tutti i bambini sotto i 5 anni dei Paesi in via di sviluppo sono sottopeso, molti a un punto tale da metterne a rischio la sopravvivenza, avverte un rapporto presentato oggi dall’UNICEF.

    Le carenze nutrizionali continuano a pesare come un’epidemia globale, contribuendo a oltre la metà di tutti i decessi infantili, che ogni anno superano i 5,6 milioni di morti.

    Abbiamo quasi 1 miliardo di persone che soffrono la fame nel mondo.
    Di fronte a questa triste realtà, come faccio ad accettare che un solo uomo spende 52.000 dollari per una serata al ristorante?

    Credo che l’impegno di tutti dovrebbe essere quello di garantire a tutti condizioni di vita umane, cioè non soffrire la fame, la sete, il freddo, avere condizioni igieniche accettabili e potersi curare in caso di malattia.

    Quando questo sarà realtà potrò anche accettare che qualcuno guadagni cifre a sei zeri.
    Sarà romanticismo il mio, non lo metto in dubbio, ma una certa opulenza mi sembra un insulto nei confronti dei meno fortunati.

    Banditismo “derubare” i ricconi per far sopravivere chi domani potrebbe essere morto?
    Bè, se lo dici tu …

    O è criminale fare la doccia nello champagne mentre il vicino di casa affoga nella sua merda?

    Questione di punti di vista.

    O no?

    🙂

  7. Non dico che bisogna insegnare a tutti i costi che bisogna essere forti per schiacciare il debole: dico che bisogna EVITARE di FAR FINTA DI NON VEDERE che appena arriva uno che ti trova più debole, ti schiaccia! Sul lavoro, nella vita, a scuola, ovunque… perché l’Uomo è così, e senza EMANCIPAZIONE non esiste l’Uomo. Solo favole. Torniamo però a noi un attimo.

    Secondo me tutto si fonda sul “benaltrismo” tipico di chi crede e vive “a sinistra” (senza polemizzare, anch’io mi reputo a sinistra su tante questioni).
    Cioè, mi spiego: CHI SONO I RICCHI COLPEVOLI DI TUTTI I MALI CHE DICE IL BUON GIOSBY? Sono i più ricchi… di lui! Lui non c’entra! sono “ben altri” i colpevoli (dico Giosby per citare un discorso compiuto).

    Il povero che muore di fame in Sudan, vede l’emigrato sudanese in Italia (che vive di elemosina) come ricco:
    Il sudanese che vive d’elemosina in Italia, vede me, che vivo con 700 euro al mese mangiando NON TUTTI I GIORNI, come ricco:
    Io, che vivo malissimo con 700 euro al mese, vedo chi ne prende 1000 come ricco:
    Chi ne prende 1000, vede Giosby e il suo negozio come ricco:
    Giosby vede chi prende 150.000 all’anno come ricco:
    Chi prende 150.000 l’anno, vede chi ne prende 2 milioni come ricco:
    Chi ne prende 2 milioni, vede chi ne prende 15 come ricco:
    E via così: NESSUNO FA NIENTE, ma tutti ci lamentiamo che I RICCHI (ovvero quelli che secondo il nostro punto di vista lo sono) dovrebbero dare un po’ della loro ricchezza a… NOI.

    E cosa insegni, Giosby, ai tuoi figli? Non fai elemosina a nessuno, hai scritto… non regali niente a nessuno, hai scritto… però ti lamenti che chi è più ricco di te dovrebbe essere reso più povero!

    Dici che l’impegno di tutti deve essere garantire al suo vicino condizioni di vita umane, non soffrire la fame, la sete, il freddo… ma tu oltre a PREDICARE queste belle FAVOLETTE cosa fai?

    Io soffro la FAME, amico mio, ancora no il freddo per fortuna. Quando mi chiuderanno il riscaldamento, allora lo soffrirò.

    E tu quindi cosa fai per me?
    E la maestra buonista cosa fa per me?
    E i tuoi figli cosa imparano? Che solidarietà e aiuto reciproco sono FAVOLE, perché la realtà trova l’Uomo che quando ha FAME, non gli bastano le chiacchere… Con il buonismo si placa l’anima, ma non si condisce la pastasciutta.

    Scusami ma…
    bah. questi discorsi mi rendono nervoso.

  8. Non so che dire … espongo un semplice (stupido?) esempio che mi è balenato in mente….

    Metti che per vivere ci serva una mela al giorno e noi siamo in 10.
    Se le mele al giorno sono 10 ne prenderemo una a testa e tutto fila liscio.
    Se di mele ne abbiamo 100 al giorno … ne prenderemo sempre una a testa, o tuttalpiù due, più di tanto non le possiamo conservare, le altre vadano alla terra, ce le ridarà il prossimo anno.
    Se infine di mele ne abbiamo 5 allora ne prenderemo mezza a testa, fino a quando ne potremo beneficiare di più, oppure fino a quando il più debole di noi perirà (selezione naturale) e allora saremo in 9 o 8 … ma magari così potremo sopravvivere in attesa di tempi migliori.
    Se poi le mele continueranno a calare, anche noi continueremo a calare, e se sarà destino … ci estingueremo. Nulla avremmo potuto fare, anche se uno solo di noi si fosse sempre preso tutte le mele per se. Quello era il destino.

    Non dobbiamo prendere per noi più di quanto ci necessita, il superfluo non ci serve, il superfluo va lasciato li per il prossimo.

    Io non desidero si faccia qualcosa per me, se non ne ho bisogno.
    Non farò qualcosa per gli altri, se gli altri non ne avranno bisogno.

    Amo essere indipendente e che pure che gli altri lo siano.
    Prendere più del dovuto, leva a qualcun altro la possibilità di essere indipendente.
    Perciò io non lo faccio.

    Quindi semplificando: “Solidarietà & Condivisione, senza interesse personale.”
    Solidarietà=Essere disponibile ad aiutare il prossimo, se richiesto nonchè possibile.
    Condivisione=Lasciare l’eccedenza, se presente, a disposizione degli altri.
    Senza Interesse=Fare tutto questo senza pretendere o cercare ritorni di vario tipo.

    Questo, IMHO, dobbiamo insegnare ai nostri figli, e non il resto.

    Mi piace a tal proposito citare questa semplice poesia:

    > Non ti spiare, Contemplati!,
    > Non pedinarti, precedi i tuoi gesti,
    > e, invece di sognare, scolpisci il tempo
    > con desideri e progetti.
    >
    > Chiedi tutto. Ma solo a te stessa,
    > Agli altri offri
    > I frutti della serenità
    > E dei silenzi. Vedrai, tacendo,
    > Diverrai famosa.
    > Se parli torni a essere mortale.
    >
    > Ora vieni da me,
    > E, tra le mie braccia,
    > Fa ciò che vuoi.

    … di Silvano Agosti,

    tratta da: http://www.azzurroscipioni.com/ita/diario17062008.asp

    Ciao.
    Dario L.

  9. In sintesi ciò che dice Nicola è che le prediche morali (Giosby) non servono per migliorare qualcosa. Anzi, servono per mantenere lo status quo attuale. Il che significa che taluni, mentre sono qui con tanto di pancia piena (esattamente come chi criticano), si credono (a parole) migliori senza rinunciare minimamente ai privilegi che per l’appunto lo sfruttamento altrui produce. Poi la chiamano etica e non invece ipocrisia. Ed è qui la radice che produce tutta una serie di disagi a scapito altrui: le parole che non si coprono con i fatti, sicché ai privilegiati (Giosby incluso) il pane ed ai poveri il solo odore. La differenza tra noi due, Giosby, sta nel fatto che il sottoscritto non si crede migliore a parole, bensì responsabile del disagio altrui poiché un privilegiato che sfrutta un loro disagio, esattamente come lo è chi, più povero del sottoscritto, altrettanto sfrutta un disagio altrui (si pensi qui alle donne povere sottomesse dagli uomini poveri nei paesi poveri). Pertanto non è certo la ricchezza a produrre il divario ma l’ingiustizia che ha luogo ovunque. Ma ricordati, Giosby, che la violenza inizia laddove le parole non si coprono con fatti. Dunque, se sei convinto di ciò che dici, diventa povero, altrimenti le tue sono solo prediche morali. Dopodiché, una volta diventato povero, potrai metterti lì ad aspettare che qualcuno segua il tuo esempio. Ma non lo farai di certo, in quanto preferisci spogliare altri al posto tuo, ma a questo punto la tua è semplice prevaricazione. Tu chiamala poi se vuoi uguaglianza … ma nei fatti rimane prevaricazione.

  10. Dario scrive:

    Non dobbiamo prendere per noi più di quanto ci necessita, il superfluo non ci serve, il superfluo va lasciato li per il prossimo.

    Io non desidero si faccia qualcosa per me, se non ne ho bisogno.
    Non farò qualcosa per gli altri, se gli altri non ne avranno bisogno.

    Amo essere indipendente e che pure che gli altri lo siano.
    Prendere più del dovuto, leva a qualcun altro la possibilità di essere indipendente.
    Perciò io non lo faccio.

    Quindi semplificando: “Solidarietà & Condivisione, senza interesse personale.”
    Solidarietà=Essere disponibile ad aiutare il prossimo, se richiesto nonchè possibile.
    Condivisione=Lasciare l’eccedenza, se presente, a disposizione degli altri.
    Senza Interesse=Fare tutto questo senza pretendere o cercare ritorni di vario tipo.

    Questo, IMHO, dobbiamo insegnare ai nostri figli

    Tutto molto bello.
    I miei, di figli, però chiedono: “Papà, cosa si mangia oggi”?
    E io rispondo loro “Oggi leggiamo il pensiero di Dario e poi ci sentiamo tutti sazi.”

    Tu invece, cosa risponderesti ai miei figli?

    Scusami davvero, ma ripeto che non è questo il genere di ragionamenti che mi rende più felice…
    Ma rispetto Giosby e questo luogo per cui mi fermo qui.
    Sappiate però che ogni altro ragionamento, digressione, sofismo etico e morale dall’alto della propria pancia piena, mi renderà ancora più nervoso e meno felice.

    Leggerò direttamente il prossimo post, pazienza.

    Ciao.

  11. Se mi date l’indirizzo della maestra o del buon Dario, prendo l’auto e vengo a trovarvi con la famiglia così tocchiamo con mano il grande cuore solidale e la meravigliosa condivisione da insegnare ai propri figli.

    Anzi no, scusate, avevo detto che aspettavo il prossimo post.
    Così sarà, scusami Giosby.

  12. A casa mia un piatto di spaghetti non manca mai per nessuno, almeno speriamo…
    Morale della favola: tra il DIRE e il FARE c’è di mezzo il MARE.
    Ma, giusto per precisare, io non mi sono mai tirato fuori. Non ho mai detto di non essere io stesso parte in causa.
    Se leggete bene, anche sopra, scrivo, per esempio:
    “Non è certamente facile abituarci a condividere con gli altri qualunque cosa, dalle conoscenze alle ricchezze.”
    Se leggete La Ragnatela del Grillo vedrete che anche lì io non mi sento migliore degli altri, ma mi sento coinvolto nel meccanismo tanto quanto gli altri.
    Non faccio elemosina, è vero.
    Ma mi sentirei di investire su un progetto che possa incidere sulla nostra società e cambiare lo stato delle cose.
    Quello che mi preoccupa realmente è che, in realtà, non riusciamo neanche a concordare in quattro che siamo qui a ragionare UNA sola cosa da condividere TUTTI QUANTI !!!
    Allora cosa possiamo mai progettare?
    E se facciamo un giro in rete troviamo molto spesso litigi e beghe in tutti i blog!
    Si riuscirà mai ad avere POCHI, ma SALDI punti in comune su cui ORGANIZZARE e PROGETTARE?
    Altrimenti, avete tutti ragione, siamo soltanto a raccontarci favolette.

    Ricchezza e povertà relativi? Certo! Però il buon senso potrebbe aiutare a vedere quando siamo oltre i limiti della decenza, in un senso o nell’altro.

    Da La Ragnatela del Grillo:

    “Egli (Beppe Grillo) è il trionfo dell’apparenza e tutti sanno che l’apparenza inganna …

    La sostanza però, quello che resta quando togliamo il cerone è triste e squallido, come lo siamo noi quando crediamo a tante stronzate pur di restare immobili a guardare e ad applaudire, a gridare vaffanculo e a sentirci impotenti.

    O peggio, se mai si diventa potenti, con la potenza che solo la folla può manifestare con la violenza cieca, che colpisce a casaccio perché frutto di una rabbia insensata, proprio perché attribuisce ingiustamente agli altri la causa del proprio malessere. Arrivano i buoni arrivano i buoni …

    Il rischio è di rimanere incapaci di riconoscere dentro di sé le responsabilità che ci accomunano, senza eccezioni.

    Alternative? Impegnarci davvero, con tutta la nostra fantasia, ma per costruire. Pretendendo serietà per i piloti dell’auto Italia, pretendendola da noi stessi, e utilizzando tutte le nostre energie per evitare di prendersi in giro, verso gli altri, ma prima di tutto verso noi stessi. Ci riusciremo?”

    http://giosby.splinder.com/post/17835861/21.+CONCLUSIONI

  13. Fatto è, Giosby, che una volta tolto l’audio, ovvero le parole, resta l’ovvietà tale e quale è. In altre parole: siamo nudi. Mentre al contrario l’ovvietà resta offuscata e quindi (intenzionalmente) falsificata. In altre parole: ci vestiamo con abiti decorosi. Dunque: adeguare le parole ai fatti e non viceversa è già immediato progresso. Non importa in quale realtà del pianeta. Ma, appunto, ciò nel mondo non ha luogo perché altrimenti decadrebbe qualsiasi vantaggio ottenuto in tale (assai facile) maniera, cioè possibilmente senza troppo di proprio spendere o rinunciare. Meglio quindi fare pagare ad altri la propria quota di partecipazione.

    Ed ecco perciò l’antica e semplice ricetta che ci hai (ri)proposto: togliere agli altri per dare ad altri, ma appunto senza la quota di partecipazione di chi ha ideato o sostenuta tale bravata. Il discorso dunque torna, ma in primo luogo per coloro che lo hanno ideato o sostenuto, pertanto è prevaricazione. In caso contrario, siccome convinti di ciò che vanno a dire, sarebbero i primi a dare tutto ciò che possiedono. Ma, appunto, sarebbe ciò che non hanno mai avuto in mente di fare, altrimenti l’avrebbero già fatto.

    Adesso: dimmi quale cultura planetaria non fa uso di suddetta ricetta che propone lo sfruttamento altrui …

    Non ne troverai una, ma troverai tutte le culture che vogliono fare prevalere la loro idea che poi è sempre la medesima: prevaricare il prossimo.

  14. Ciao Wanni, alias Hugo Kolion!
    Non so quanti lettori ti conoscono. Chi ha letto la Ragnatela del Grillo sa chi sei.
    Altre notizie su di te in questo stesso sito alla pagina:
    Il primo blog di Giosby
    in fondo alla pagina, alla voce ENIGMI.
    Eh sì, Wanni-Hugo, perché per me tu sei un enigma.
    Sono certo che sia proprio tu?
    Mio papà mi diceva che di sicuro c’è solo la morte, ma direi al 99,9%.
    La tua e mail che hai usato per postare è falsa.
    Il tuo indirizzo IP ha qualcosa di familiare per me.
    Il tuo stile di argomentare poi è inconfondibile.
    Ebbene, l’anonimato è un tuo diritto, ma sappi che non è gradito.
    Sono stato ossessionato per molto tempo da te, durante e dopo la stesura de La Ragnatela, e il nostro rapporto ha portato ad un punto morto.
    Una totale incompatibilità.
    Che senso ha riprendere adesso un rapporto ormai naufragato?
    E’ tutto documentato, a parte le centinaia di mail tra noi intercorse che non ho mai pubblicato rispettando la tua privacy.
    Ma chi volesse documentarsi su quanto accaduto è quasi tutto in quelle pagine, piuttosto noiose per altro.
    Con ciò non voglio eludere ciò che affermi.
    Se 300 anni fa qualcuno avesse detto che in futuro saremmo andati sulla luna sarebbe stato preso per pazzo.
    Qualcuno gli avrebbe detto di iniziare lui ad andarci. Altrimenti l’incoerenza …

    Bene, pensiamo pure che ciò che a me piacerebbe realizzare sia una pura utopia. Ma fanno parte della nostra cultura da molto tempo.
    Un esempio? I ricchi …
    E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago …
    Siamo a 2000 anni fa e la ricchezza era indicata come una colpa, da scontare poi nella vita ultraterrena.
    Certo che poi i cristiani hanno edificato un’istituzione come la Chiesa dove non manca certo né oro né ricchezza …
    Eppure qualche buon cristiano è ancora in circolazione, o no?
    Tutti gli uomini sono uguali (davanti a dio) diceva ancora Jesus …
    La Francia ha ancora il motto Egalité Liberté Fraternitè …
    Certo, è soltanto un’aspirazione, lontana dalla realtà.
    Ma fissare dei parametri, degli obiettivi da raggiungere, è così deprecabile?
    Altrimenti ci resta soltanto la rassegnazione.
    Non mi sento meno colpevole solo perché cerco di alzare una bandierina, però se trovassimo una direzione potremmo almeno tentare di seguirla.

    Passiamo ad altro
    Mi ricordo di aver studiato di alcuni indigeni africani, o sud americani o ancora australiani che vivono nella loro piccola società in grande armonia.
    Non conoscono aggressività e via di questo passo. Non ricordo più molto bene, ma di certo esistono organizzazioni sociali più semplici della nostra dove la risoluzione dei conflitti non ha tutti gli aspetti drammatici a cui siamo abituati.

    Infine, un appunto.
    Puoi tranquillamente demolire ciò che affermo, anche perché non è certo la scoperta dell’America, ma invece la tua PROPOSTA qual’è?

  15. Mi dispiace, Giosby, che tu non abbia più fantasia di quella che ci hai proposto finora con il tuo post nonché risposte-accuse correlate. Pertanto confermi quanto qui da me esposto: parli di condivisione mentre intendi togliere a chi più (di te) ha per (magari) darlo a chi meno di te ha. Ovviamente facendo mancare un tuo contributo, la tua cosiddetta “condivisione”. Dunque non ti sottoponi allo stesso trattamento che hai in serbo per altri. Sicché non ci vuole tanto per capire che ti ritieni migliore di altri. Per concludere la ricetta che mi hai chiesto: basta non nascondere l’evidenza mediante le parole, non importa dove. Pare banale la mia proposta, ma è praticabile da chiunque, ricco o povero. In altre parole: migliora te stesso e non il mondo intorno a te, perché altrimenti è chiaro che ti escludi in partenza, cosa che peraltro stai facendo. E lo fai mentre non ti fai mancare nulla, proprio come chi, con una certa facilità, critichi. Io la chiamo ipocrisia, tu chiamala, se vuoi, etica o solidarietà.

  16. Bravo Hugo-Wanni!
    Cerchiamo di migliorarci!
    Non ho molto da offrire, ma il mio racconto, La Ragnatela, è a disposizione di tutti.
    Magari è poco.
    Lo è anche questo blog, come puoi vedere.
    Certo, vale poco, quasi niente. E di sicuro non è commestibile.
    Ma d’altronde non possiamo mangiare neanche la vittoria di una gara di formula 1 …
    Eppure quella ha un gran valore!
    A proposito, sbaglio o mi devi ancora qualche soldino ?
    Fa niente, tienili pure, considerali un mio contributo.
    Cercherò di migliorarmi Hugo. Grazie del consiglio.
    Spero che anche tu possa fare altrettanto.

    P.S. io non ho mai scritto di chiamarmi fuori dal gioco, ma non importa.

  17. Io sono allibita.
    Quando raccontate la storia di Cenerentola hai vostri figli, cosa gli dite? Che la matrigna cattiva uccide Cenerentola perchè così possa poi ricattare il principe per fargli sposare una delle sue figlie?
    Se fate così, per quanto orripilante possa trovarlo, non ho nulla da dire. Ma se la storia finisce con Cenerentola e il principe vissero per sempre felici e contenti siete dei gran fasulli!

    Un conto è dire a un figlio di stare attento perché molta gente è cattiva e quindi prima di fidarsi di qualcuno bisogna conoscerlo bene, un conto è insegnargli a fregare il prossimo perché chi è più forte vince.
    Bene, è questo il livello a cui siamo. Mi spiace, io non sono gentile come giosby, questo è lo specchio della più becera bassezza raggiunta dalla società attuale. Lor signori vengano poi a lamentarsi che la scuola fa schifo, che il lavoro fa schifo, vengano a lamentarsi e basta… ACCETTANDO DETERMINATE “REGOLE” NON SI HA NEMMENO IL DIRITTO DI LAMENTARSENE POI QUANDO NON FANNO PIÙ COMODO!!!!

    Insegneremo come la Solidarietà e la Condivisione possano fare molto per questa società non vuol dire ingannare un bambino o dargli una speranza. Vuol dire fargli capire che quel tipo di comportamento migliorerebbe la vita a tutti!

    Cavolo volete figli cinici e poi vi lamentate se per avere un buon voto accoltellano l’insegnate? Oppure che il raccomandato passa avanti.
    Ma che schifo. È assurdo, inconcepibile, vomitevole.
    Se insegnate questo ai vostri figli poi non aspettatevi che siano clementi con voi quando ne avrete più bisogno.

    Peggio ancora, facendo in questo modo si pensa solo alla propria misera vita, e che i figli possano ritrovarsi a vivere in un mondo ben peggiore di quello che state vivendo voi, poco vi frega. Se la vedranno loro.

    Voglio un mondo in cui tutti possano realmente nascere con le stesse possibilità. È cosa ardua ma realizzabile, l’esempio reale, plausibile e possibile c’è. basta cadere però nella trappola di coloro a cui piace smontare solo perché capisce che questo vuorrebbe dire avere uno spaghetto in meno nel piatto e 10 kg in meno di rifiuti nella pattumiera. Io incomincio a credere che ci sia qualcuno che matematicamente la butta sulla dialettica per impedire di far qualcosa nle reale. E chi gli va dietro (io compresa) è uno scemo grullo che si bea di belle parole e basta.
    Scusate, dovevo dirlo.

  18. Cara S.

    C’è una sola strada per migliorare il mondo: migliorare se stessi. Il post riprende l’esempio della televisione, che appunto rovina la gente, ma non riporta la possibilità di lasciarlo spento e dunque di evitare certe conseguenze. Adesso c’è chi vorrebbe impedire la televisione, altri invece ti fanno sapere che non sei costretto a consumarla. La prima variante “impone”, la seconda “ti lascia la scelta”. La prima non è altro che prepotenza, la seconda invece rispetto: ed è un solo esempio per fare capire la differenza che c’è tra dittatura e democrazia. Proviamo a capire che la televisione produce programmi per un certo tipo di clientela, la maggioranza, ma che ne produce anche per una minoranza. Non è quindi la possibilità che manca, piuttosto la volontà di farne uso sensato.

  19. S. dice:
    Insegneremo come la Solidarietà e la Condivisione possano fare molto per questa società non vuol dire ingannare un bambino o dargli una speranza. Vuol dire fargli capire che quel tipo di comportamento migliorerebbe la vita a tutti!

    Cavolo volete figli cinici e poi vi lamentate se per avere un buon voto accoltellano l’insegnate? Oppure che il raccomandato passa avanti.
    Ma che schifo. È assurdo, inconcepibile, vomitevole.
    Se insegnate questo ai vostri figli poi non aspettatevi che siano clementi con voi quando ne avrete più bisogno.

    Favole. E tu quale solidarietà e condivisione insegni ai tuoi figli?
    Se non condividi la tua casa con chi non ha casa, se non condividi il tuo cibo con chi non ce l’ha… se non condividi il tuo denaro con chi ne ha bisogno… Cosa insegni? Giusto le favole del “sarebbe bello se…” oppure mi sbaglio? Dimostrami il contrario, ti prego.
    Domani arrivo io a casa tua, e dico a te e ai tuoi figli “Io ho il diritto di vivere in questa casa e condividerla con chi pare e piace a me, e tu ora te ne vai perché che diritto hai di chiamarla casa tua se ti indigni e predichi solidarietà e condivisione?”

    Ha ragione Wanni, tutti bravi e solidali quando non tocca a loro.

  20. @ Wanni
    La televisione produce solo quello che gli utenti voglione sentire idem per i giornali etc
    Io sarò una minoranza stupida, ma non ne trovo uno di programma che vorrei vedere realmente.
    Detto questo cosa c’entra? Una roba buttata lì tanto per … distrarre 😛

    @ Nicola
    Stai descrivendo un furto, non condivisione. E prima di andare a sparare a zero dovresti conoscere le condizioni personali delle persone aq cui scrivi certe cose.

    @ giosby
    Grazie!!!

  21. stiamo ovviamente discutendo di peculiarità ideologiche, per cui è normale animarsi sulle radici dei discorsi; sempre nel dovuto rispetto degli interlocutori e del buon giosby che ospita e garantisce le nostre libere pluralità d’opinione.

    S. dice che io parlo di furto, e non di condivisione.
    Come si pratica quindi la tua condivisione?
    Condividere cosa e come? Se sono solo idee e buoni propositi Universali, mette senz’altro a posto la coscienza, ma non ci si condisce la pastasciutta, come si diceva…

    Ti avverto però, per bontà leale di discussione, che è un tipo di questione a cui non si riesce venirne a capo! Perché ha, appunto, fondamento ideologico.

    Credo la summa riassuntiva sia che:
    secondo te tutti gli uomini nascono uguali e con uguali diritti, e va perseguita questa uguaglianza.
    secondo me invece tutti gli uomini nascono diversi, e con diversi diritti, e va perseguita questa diversità.

    Come dire sinistra e destra hehehe

  22. Cara S.

    Non trovi il programma adatto a te? L’ho capito, ma non capito quale programma vuoi. Ma siccome ci stiamo muovendo nella realtà, e quindi il programma da te cercato per essere una reale alternativa dovrebbe altrettanto trovarsi in questa realtà, non me lo potresti indicare? O mi stai parlando di un sogno?

    Poi condividere significa, come già ha scritto Nicola, il mio è tuo e non viceversa il tuo è mio.

    Sul riassunto di Nicola: quoto con ciò che ha scritto, ovvero che gli uomini sono diversi in senso biologico e che non si può modificare tale natura senza annullare le differenze biologiche tra gli uomini, cioè eliminarli fisicamente (ecco perché avevo segnalato a Giosby la storia che ci riporta tale evidenza con tanto di esito che tutti conosciamo).

    Pertanto, S. e Giosby, conta più la realtà, ovvero la diversità tra gli uomini, o l’idea che la vuole ignorare, che quindi non vuole accettare tal evidenza naturale?

    Nel secondo caso di tutto si potrà parlare, ma non di operare a favore della vita: ed ecco a cosa dovrebbe servire la storia, per capire tanto. Ma di nuovo: la storia, l’evidenza, può venire ignorata, tuttavia sempre a sfavore della vita di coloro che dite di amare, perché non vi è amore senza comprensione.

  23. La diversità è una ricchezza dell’umanità. Nessuno la nega.
    Hugo Kolion, alias Wanni, visto che dispensi generosamente le tue perle di saggezza, vorrei sapere se non pensi sia una mancanza di rispetto per me, per i lettori e per LA REALTA’ questi due fatti:
    1. utilizzare una mail falsa
    2. utilizzare un nick come WANNI che non ti identifica come la stessa persona che si presentava come Hugo Kolion, potendo pertanto permettere a chi legge di considerare ciò che scrivi in un contesto molto più vasto.
    Infatti Hugo Kolion ha una sua STORIA, e considerando che indichi la STORIA come qualcosa che permette di APPRENDERE non si capisce perché tu debba NEGARE la TUA!
    E’ un INGANNO nei confronti dei lettori.
    Ripeto: non ho piacere di avere RAPPORTI con chi si trincera dietro l’anonimato. Chiedo scusa, ma è un mio limite.
    L’anonimato mi disturba, mi inquieta, è un attentato al mio equilibrio.

    Detto questo la mia storia con te, Hugo Kolion, mi ha insegnato che ho perso moltissimo tempo inseguendo inutilmente i tuoi discorsi circolari che non portano mai a nulla. Avrei piacere di risparmiare questo scempio ai lettori del blog.

    Per altro sto cercando di migliorare, e sto effettuando qualche ricerca su temi come l’aggressività e la sopraffazione.
    Per adesso vorrei indicare un post scritto più di un anno fa:


    Violenza, gioco e ideologia

    E’ un piccolo contributo, di una mia esperienza, personale, diversa. Spero di essere un po’ migliorato negli ultimi 40 anni.
    Ma magari non è affatto vero …
    Soltanto una mia illusione.

  24. Caro Giosby

    Leggi qui e bada al mittente:

    Utenti – Fate attenzione. Pensateci bene prima di pubblicare i vostri dati personali (soprattutto nome, indirizzo, numero di telefono) in un profilo-utente. Pensateci bene prima di utilizzare il vostro vero nome in un profilo. Utilizzate uno pseudonimo, piuttosto.
    Rispettate la privacy altrui. State attenti soprattutto a non pubblicare informazioni personali relative ad altri (comprese immagini o magari foto recanti legende o didascalie) senza il loro consenso. Tenete presente che in molti Paesi è un reato pubblicare informazioni illecitamente …

    http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/social_network/linee_guida.html

    Dunque: non so perché continui a connettermi con un altro, tuttavia sento che la tua cosiddetta convivenza con altri ha dei limiti, soprattutto quando non sono della stessa tua idea. In altre parole: o si sottomettono al tuo parere o altrimenti peggio per loro, ovviamente tutto quanto ben nascosto sotto un manto di benevolenza che però tu stesso qui dimostri non possedere. Il che forse spiega una tua adesione a certe idee rivolte contro chi non corrisponde ad un tuo concetto puramente illusorio, quello del uomo perfetto nel senso che deve essere esattamente uguale a te.

    Perciò la domanda finale: sei sicuro di sapere accettare qualcosa all’infuori della tua persona?

  25. Hugo Kolion, alias Wanni, questa discussione con te l’ho già fatta innumerevoli volte.
    Non ho alcuna necessità di rifarla.

    QUI: Giosby e Hugo Kolion: due mondi incompatibili?

    “A volte io e Hugo abbiamo avuto difficoltà di comprensione, malintesi, equivoci.

    Vorrei osservare che in tutto questo tempo io non ho mai avuto l’onore di sentire la voce di Hugo, o di vedere la sua immagine.

    Egli è trincerato dietro un anonimato impenetrabile!

    Questo fatto mi ha sempre disturbato, tuttavia ho considerato accettabile, dopo aver superato numerose remore, la considerazione secondo cui ognuno ha diritto di tutelare la propria privacy come meglio crede.

    Anche se, considerando l’attitudine di Hugo ad apprezzare la democrazia, la civiltà, la trasparenza (atteggiamenti che condivido) l’anonimato mi sembra uno strumento che, se da un lato pone al riparo da eventuali aggressioni, dall’altro costringe ad operare in una condizione di semi-clandestinità, sempre attenti a non mostrarsi in situazioni pubbliche, a rivelare la propria identità.

    Personalmente preferisco poter guardare in faccia la gente con cui ho a che fare, penso che la relazione umana, altrimenti, risulta monca, priva di una componente emotiva e comunicativa non da poco conto.
    La scelta dell’anonimato, viceversa, richiede uno sforzo psicologico non indifferente, e i confini tra prudenza e paranoia possono diventare molto sottili.”

    Questo spazio è di accesso pubblico e io non ho mai pubblicato i dati personali di chi vi accede, ma è un mio diritto richiedere una IDENTITA’ prima di accedervi.
    Sta poi a chi vuole entrare accettare le regole del gioco o no!
    Come al tuo solito RIBALTI la situazione dicendo che io ti attribuisco identità false.
    Conosco il giochetto. Se lo attribuiamo a Hugo Kolion è piuttosto vecchio e scontato, ma se invece devo avere a che fare con Wanni, oddio che gli dovrò mai dire?
    Che vuoi Hugo?
    Non accetto chi è diverso da me, ok!
    E’ questo che vuoi dimostrare? Ok!
    Sono complice dello stalinismo e ho milioni di morti sulla coscienza!
    Lo ammetto!
    Contento adesso?
    Ti sarò grato comunque se potrai proporre le tue opinioni altrove, la rete è così vasta …
    Anzi, guarda, segnalami dove così lo aggiungo tra i miei link e i lettori del sito saranno felici di seguire le tue peripezie.
    Una cosa è certa: la mia pazienza è inferiore alla tua.

    O no?

    🙂

  26. Caro Giosby

    Suddetto tuo regolamento non l’avevo letto e forse nemmeno esiste, tuttavia adesso me l’hai fatto presente che non sono gradito in questo luogo che tu hai fatto intendere “aperto a tutti”. Perciò non mi rimane altro che togliere il disturbo. Almeno mi hai fatto capire qualcosa di quella comunità che progetti, una specie di società chiusa. Approfitto per salutare gli altri partecipanti a questa interessante discussione. Ciao a tutti, soprattutto a Nicola.

  27. Grazie per la tua comprensione, Hugo Kolion-Wanni.

    Lo spazio è aperto a tutti, e difatti il regolamento, come tu giustamente dici, nemmeno esiste ma stavo pensando di crearlo appositamente per evitare visite anonime.

    Lo spazio è aperto a tutti, tanto è vero che puoi sempre scrivere …, visto che io non censuro se qualcosa non mi conviene al contrario di ciò che hai fatto tu Hugo Kolion!

    Ah, già, ma tu non sei Hugo Kolion, sei Wanni …
    🙂 🙂 🙂
    Lunga storia la nostra. Troppo.

    Non c’è spazio qui per chi invece che RAGIONARE, DISCUTERE e CRESCERE vuole sedersi al tavolo con le carte del baro iniziando a proporsi CONFONDENDO i PARTECIPANTI con una FALSA IDENTITA’.

    Il luogo non è chiuso, ma nemmeno privo delle MINIME REGOLE DI CONVIVENZA CIVILE.

    Grazie ancora comunque per la tua comprensione, per il tuo contributo e per la tua pazienza.

  28. Vedo che il dialogo non interessa affatto. Altrimenti non avrebbe senso interpretare per forza a proprio modo.
    Per quel che riguarda Wanni… per me parli del nulla.

    Pregansi scendere al livello dei comuni mortali.
    La cosa che mi scoccia seriamente è che un bello scritto, con significato morale forte, sia insozzato da sterili polemiche riguardanti chissà cosa.

    Da parte mia chiedo scusa a Dario.

  29. Bella ,sta’storia tra giosby e wanny.io,certo,non conosco le ragioni tra l’uno e l’altro e (giustamente) mai mi sognerei di definire i contorni tra un giusto e chi è in difetto.Però se sono qui in questo blog è perchè ho letto di contributi di giosby in altri siti.Giosby mi piaci,per quel che ho letto..e non perchè rispecchi le mie idee,ma xchè sei un tipo schietto. a me basta.viva l’onestà.anche nele opinioni.arrivo qui e però..trovo un mix di situazioni con wanny simile al mio su quell’altro sito dove ho avuto modo di conoscere Giosby.Quiu è casa tua,Giosby ..ma dove è il confine tra il libero pensiero,la corretta educazione,il non travalicare la altrui insofferenza..insomma ,sto cazzo di democrazia può esistere o è solo un utopia??guarda che ASSOLUTAMENTE non è la specie di questo blog perchè è la prima volta che ci scrivo,ma a me ‘ta domanda mi martella,dopo le innumerevoli esperienze su vari blog..insomma ..questa è casa mia e qui comando io si applica solo nei blog ma se lo fà il berlusca è un dicktat ..non mi fate capire un pesce lesso…uffaaaa

  30. Ciao vipera gentile, bello il tuo nick!
    E’ tutto un programma …
    Per me la democrazia esiste, e si può applicare, basta essere coerenti.
    Da quando ho conosciuto in rete wanni, alias Hugo Kolion,mi sono posto il problema di come e quanto sia legittimo presentarsi e agire in rete coperti dall’anonimato.
    Per me è un dilemma che resta ancora aperto, nel senso che personalmente mi sento sempre a disagio se penso di CANCELLARE un messaggio perché anonimo, infatti penso che forse è soltanto il contenuto che è importante e che se prendo la scusa dell’anonimato per cancellarlo è appunto soltanto una scusa e non una ragione valida.
    In questa storia però il mio rapporto con Hugo Kolion (wanni)che è durato diversi mesi mi è costato parecchio dal punto di vista dell’equilibrio emotivo nella mia vita personale.
    Può sembrare una esagerazione, ma è proprio così.
    Perciò meno ho a che fare con i suoi ragionamenti arzigogolati e, a parer mio, alla fine inconcludenti, più sono sereno.
    Una norma anti-anonimato però la trovo accettabile da un punto di vista democratico all’interno di uno spazio di discussione come questo.
    Non dico che bisogna esibire una carta di identità con foto e indirizzo, ma almeno una e-mail valida mi sembra opportuna.
    E’ la scelta che fanno alcuni siti che sto frequentando ultimamente.
    Quanto a me e alle scelte democratiche ti rimando all’ultimo commento che ho postato sul Taufanus:

    http://iltafano.typepad.com/il_tafano/2009/11/no-berlusconi-day-e-trasparenza-sempre-peggio.html?cid=6a00d83451654569e2012875f78c6b970c#comment-6a00d83451654569e2012875f78c6b970c

    Grazie per la tua visita, sei benvenuta!

    Ciao

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