La creatività sociale delle reti – Carlo Infante

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Riprendo da Facebook:

Carlo Infante Carlo Infante

Lo sviluppo della nostra società riguarda l’evoluzione dell’idea di spazio pubblico, dall’invenzione del teatro nella polis greca alle piazze del rinascimento. E’ in questo quadro che s’inserisce la creazione di ambiti ludico-partecipativi per l’aggregazione giovanile anche nel web.
Questo approccio può diventare un’opportunità per coniugare il principio basilare del sistema educativo, quello di formare cittadini, con la pratica culturale nel nuovo spazio pubblico che sta emergendo, quello di Internet.
In questo senso è importante la realizzazione di nuovi format culturali ed educativi di comunicazione interattiva per interpretare le potenzialità di ciò che viene definito il web 2.0, ovvero l’evoluzione della rete nel senso partecipativo, come il fenomeno dei blog e dei social networking ha reso evidente.
La rete come spazio pubblico
La scommessa principale in atto per quanto riguarda l’Innovazione è direttamente proporzionale alla capacità d’interpretare la Società dell’Informazione per ciò che può diventare: il nuovo spazio pubblico, quello di una polis fatta da informazioni prodotte dall’azione degli uomini che vivono e usano la rete come nuova opportunità di relazione sociale.
L’evoluzione del social networking ( e ancor prima dei blog) rifonda il concetto d’informazione: non più solo prodotta dagli specialisti (giornalisti e autori) bensì dagli utenti dei sistemi informativi che, attraverso l’approccio interattivo, esprimono il loro diritto-dovere di cittadinanza nella società dell’informazione. Si tratta di condivisione dello spazio pubblico rappresentato dalle reti: l’infrastruttura della società in divenire.
L’utente delle reti può trovare il modo per portare con sé, dentro la rete globale, la dimensione locale della propria soggettività e della propria comunità, per dare forma alla coscienza dinamica della propria partecipazione attiva. Educare dopotutto significa “tirar fuori” (dal latino “educere”).
E’ qualcosa che è già nell’aria da tempo nella cultura digitale ma che deve ancora compiersi nell’assetto generale della res pubblica ed è per questo che è decisivo saper guardare alle nuove generazioni. Sono loro i futuri soggetti attivi di una socialità nuova che darà forma e sostanza alla figura che è ben definita da uno dei soliti neologismi: prosumer, il produttore-consumatore d’informazione.
Verso una società dei saperi e dei pareri
Senza questa attenzione qualsiasi portale web apparirà come uno di quei gran portali di ranch visti nei film western degli anni Sessanta: una grande impalcatura con il deserto dietro. La fortuna delle piattaforme di social networking dimostra quanto sia possibile rilanciare una strategia di comunicazione pubblica che sia in grado di tradurre l’interattività in nuova forma d’interazione sociale e anche, diciamolo, emozionale.
Per accostare all’auspicata società dei saperi anche una società dei pareri. Le strutture relazionali della società di massa (amplificata dai mass-media) sono logore e necessitano un radicale ripensamento a partire da un più preciso orientamento della comunicazione verso target particolari, dai gruppi d’interesse alle diverse comunità della società multiculturale, fino alle diverse fasce generazionali, pensionati o adolescenti che siano.
È da considerare però che non è solo una questione di nuove funzionalità. Non è infatti solo un fatto di servizi più evoluti, di soddisfazione dei bisogni, bensì di strategia di comunicazione pubblica che solleciti il desiderio di mettersi in gioco: di partecipare a piattaforme web che sappiano fidelizzare e valorizzare il feedback dei cittadini on line. Perché si renda esplicito quanto la rete possa essere spazio pubblico.
carlo@performingmedia.org

Aggiornato circa 7 mesi fa
E poi i commenti, tra cui i miei:

Guido Basile

Guido Basile

Farò in modo di seguire la trasmissione. Per il momento , inizio, con il complimentarmi. Un saluto cordiale

27 maggio 2009 alle ore 10.44 · Segnala

Daniele Vinci

Daniele Vinci

Davvero interessante!

27 maggio 2009 alle ore 16.31 · Segnala

Andrea Garbin

Andrea Garbin

Una buona risposta a chi dice che facebook e i social network non servono, che è solo cazzeggio, ricerca di amici, di compagni di classe, di primi amori, che la piazza è fuori, che in rete non ci sono le emozioni. La rete non sostituisce la piazza, puMostra tuttoò amplificarla, può aprire nuovi spazi, può connettere le persone, aprire spazi di partecipazione, di condivisione e di informazione partecipata. E a fare questo sono i nuovi social network locali, sempre pronti a tenere aperte le porte verso il nuovo

27 maggio 2009 alle ore 22.28 ·

Mary Batella

Mary Batella

@andrea garbin condivido e condivido il link. La rete ha un potenziale enorme per aggregare tutte le voci fuori dal coro e creare un nuovo paradigma partecipativo, anche tra un cazzeggio semiserio e l’altro, senza demonizzare la voglia di giocare. Almeno per me, il gioco ha funzione terapeutica (ma i giochetti di facebook so’ veramente troppo scemi…ooops, volevo dire di livello intellettuale troppo elevato! :P )

27 maggio 2009 alle ore 23.55 ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

Le opere digitali hanno la forma e la dinamica delle idee e come le idee non hanno più proprietari, ma solo pensatori e ri-pensatori.

L’artista genera personaggi, storie ed opere originali da gettare in pasto alla moltitudine, rendendole collettive e mutanti.

Nasce cosi un nuovo teatro che si nutre di rappresentazioni individuali e collettive, che nascono sulla rete e chiedono di sfociare nelle piazze.Mostra tutto

Insorge una nuova letteratura che vede i suoi personaggi raccontarsi da soli, attraverso una scrittura atomica, dialogante e frammentaria.

Tutto questo avviene senza tregue ne traguardi, con un andamento esponenziale.

SEGUITE I LINK DEL NOSTRO PROGETTO :

http://zackor.fiveoclock.org/

http://fiveoclock.org/manifesto

28 maggio 2009 alle ore 0.16 ·

Paolo Valente

Paolo Valente

… LMostra tutto’arte in genere sembra meglio assecondare questo nuovo spirito del tempo e grazie al suo aspetto sperimentale e di avanguardia mette in evidenza alcuni aspetti culturali cruciali: il punto di vista con cui l’autore creava con un atto univoco la propria opera, è notevolmente cambiato poiché la dimensione sociale e interattiva del web ha coinvolto quello che fino a ieri era lo spettatore, facendolo diventare spesso coautore dell’opera stessa; le dinamiche di produzione delle opere artistiche inoltre sembrano superare il sistema di autoreferenzialità dato dalla logica autore – opera – critico – curatore – galleria – collezionista, a favore di una esposizione, orizzontale e dal basso effettuata direttamente nella rete; la dimensione globale del proprio fare artistico e creativo è affrontata a partire da una dimensione non solo cognitiva ma sempre più emozionale, la propria individualità, il proprio racconto o viaggio …
http://www.facebook.com/note.php?note_id=93451191618&ref=nf

4 giugno 2009 alle ore 1.22 ·

Laura Spampinato

Laura Spampinato

è affascinante prendere coscienza del fatto che tutti – disponendo di una connessione – possiamo diventare isole nella rete sia come singoli che come collettivi nel tentare di rappresentare qualcosa che ci preme, gioiosamente o con profonda sofferenza a seconda dei casi in cui siamo coivolti nella vita. Spesso avviene che le isole restano isolate, Mostra tuttovengono dimenticate, ma altrettanto spesso comunicano, si fan guerra o si alleano. Molte si ignorano (forse si scopriranno i seguito). Mi è capitato spesso di scoprirne con linguaggi che sento miei, come se ci fossimo già parlati chissà quando e dove, accomunati da uguali sensibilità e sensazioni. Ed è facile ora – impensabile qualche decennio fa – dichiararsi amici, compagni d’avventura, semplicemente rispondendo a un messaggio e augurarsi vicendevolmente che un buon vento accompagni la nostra navigazione.

Mar alle 11.15 ·

Giorgio Mancuso

Giorgio Mancuso

anche se la rete sembra diventare il regno della superficialità …

in rete gli stimoli sono veloci, e lo spazio per approfondire è quasi sempre tralasciato

Anche perché il CONTATTO VIRTUALE è ben diverso da quello FISICO e in rete il tempo si dilata e le interruzioni non sono un segnale di maleducazione, ma soltanto il segnale di una vita frenetica che non concede di fermarsi su qualcosa.

Un messaggio a volte riceve risposte dopo mesi, altre in pochi secondi, senza alcun senso allo scorrere del tempo che perde il suo significato.

Mostra tutto
O no?
;)

6 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

qualcosa si perde e qualcosa si acquista.

cambia il senso del tempo.

bene

ciascuno troverà il modo x mixare le + dimensioni attraverso cui si vive. Mostra tutto
Ora, grazie al web, è solo + esplicito.

6 ore fa ·

Giorgio Mancuso

Giorgio Mancuso

bene?

male?

questa non è una osservazione scientifica …

il rischio è la dimensione PREVALENTEMENTE virtuale (ON LINE), con danni irreparabili alla comunicazione LIVE

6 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

il virtuale non è in meno è in +.

non sottrae offre ulteriori opportunità.

i danni irreparabili è x chi soggiace all’addiction e si perde. Mostra tutto
ma vale x qualsiasi cosa buona: dai gianduiotti all’oppio passando x i romanzi.
Molta gente è disposta a vivere prevalentemente in un’altra dimensione.
Tutto dipende se se lo può permettere o meno.

E poi non ci penso proprio a fare osservazioni scientifiche, m’annoia solo l’idea.

5 ore fa ·

Giorgio Mancuso

Giorgio Mancuso

che l’oppio sia buono è tutto da dimostrare.

qualunque cosa è in +.

qualunque proposta aggiunge, ma non per questo possiamo dedurre che nulla toglie.

Infatti se faccio una cosa obbligatoriamente scelgo di fare QUELLA cosa PIUTTOSTO CHE qualcos’altro.

Mostra tutto
Così la rete si PROPONE come un facile SOSTITUTO di relazioni sociali LIVE.Questo comporta una evoluzione dei costumi con maggiori difficoltà nelle relazioni REALI, proprio perché MENO usuali.

Fenomeno da osservare soprattutto nelle giovani generazioni, o web generation, che non hanno neanche un’esperienza precedente a cui fare riferimento.

Osservazione scientifica? Noiosa? Può darsi, ma in quale altro modo possiamo avvicinarci alla realtà?

5 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

Io penso che sia una questione puramente didattica.

Si deve capire che la rete non è un “luogo di incontro” un nuovo “spazio sociale”.

Questa è una falsa verità.Mostra tutto

La rete è un medium, qualcosa che fa da tramite, qualcosa di non diretto e reale, quindi filtrante e non realmente sociale.

La rete va utilizzata come un grande , enorme giornale, che è anche televisione che anche telefono, che è anche teatro e poesia.

Ma la socialità deve tornare nelle piazze e il goal è di chi riesce ad utilizzare la rete per catalizzare idee e contenuti partecipativi riusciendo a farli sfociare in luoghi di incontro pubblico, con dibattiti reali, fisici.

5 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

invece è dimostrato: l’oppio allieva il dolore. E’ buono.

Ma non mi riguarda, non sono terminale…

Il fatto che qualcosa sia facile va bene…
il punto è nel dimostrare che ogni automatismo (facile e felice… qual’è appunto il navigare) va interpretato come scommessa evolutiva. Ciò che si risparmia in tempo e fatica usando le reti, dovrebbe essere reinvestito nella progettazione di nuove pratiche.Mostra tutto
L’idea di web come spazio pubblico si compie solo in questo caso. Altrimenti è solo cliccate a vanvera.
Io queste cose le faccio da 15 anni almeno, non ne parlo solamente. E i risultati ci sono, nonostante il fatto che questo Paese sia un colabrodo.
Si perde quasi tutto.
Se solo penso al lavoro che ho fatto nel sistema educativo: scrissi nel 1997 “Educare on line”.

5 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

Sono d’accordo con Carlo.

Sarebbe come dire che la stampa è superficiale solo perchè in Italia si comprano giornali di gossip piuttosto he libri di filosofia..

5 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

altra cosa: il medium è il messaggio…la rete è un ambiente non solo un mezzo.

x giocare la partita in corso c’è da fare un bel salto di qualità mollando tante zavorre (almeno la metà di quello che insegnano, male, nelle scuole…).

sto esagerando lo so… ma c’è il vero…

5 ore fa ·

Giorgio Mancuso

Giorgio Mancuso

Non sono esperto come te, Carlo.

Ma ho impressione che l’educazione in rete funzioni con un sistema binario, tipo Vero o Falso.

Vedo i ragazzi che hanno tendenza a studiare semplicemente mettendo una crocetta sul sì o sul no.

Il rischio di ridurre piuttosto che aggiungere non è da sottovalutare.Mostra tutto

Quanto all’oppio, forse il paragone è azzeccato: pensa se della rete potessimo fare soltanto un uso terapeutico …

Invece il cazzeggio impera sovrano …

Se parliamo di EDUCAZIONE non si può far finta di niente.

5 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

E’ un ambiente si, ma non è realmente sociale.

Anzi credo che in alcuni casi la tecnologia sia disgregante, questo perchè si è fatta passare troppo l’idea “superficiale” di cyberspazio.

In realtà è solo un medium, le strette di mano si danno dal vero.Mostra tutto

Non voglio sminuire, piuttosto penso che sia usata male la rete.

5 ore fa ·

Carlo Infante

Carlo Infante

è una bella conversazione, densa e serrata, e ha trovato anche un buon ritmo. Dimostra come la rete possa espandere le potenzialità della conversazione.

E’ in quest’ultima parola che si trova uno dei perni x capire cosa sia l’interattività, realmente…

vi linko ad una vecchia pagina web (è del 2000) e si riferisce al nodo educativo

http://teatron.idratools.org/impararegiocando/

4 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

La rete è una enorme opportunità se usata in maniera creativa. Questa cosa l’ho potuta sperimentare personalmente, con enormi risultati.

4 ore fa ·

Odrah Zackor

Odrah Zackor

Imparare giocando è proprio un bel testo :-)

4 ore fa ·

Giorgio Mancuso

24 minuti fa ·

Il tema è interessante, almeno per me …

Articolo correlato: Paolo Barnard – La Cultura della Visibilità vi ucciderà. E anche Facebook.

Lettera aperta al Ministro Brunetta – Associazione per il Software Libero

xerox

Ricevo una segnalazione da Dario Lesca che pubblico  e sottoscrivo volentieri:

Associazione per il Software Libero

On.le Ministro Renato Brunetta,

Abbiamo letto le Sue lettere pubblicate sul giornale «Gli Altri» il 14 ed il
19 novembre.

Nella prima [1], Lei difende la validità della scelta operata sottoscrivendo insieme al Ministro Gelmini il Protocollo di Intesa con Microsoft S.r.l. per la realizzazione di azioni a supporto dell’innovazione digitale nelle scuole [2] argomentando che quest’ultima si sarebbe impegnata a sostenere gratuitamente il Piano del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ed il Piano eGov2012 per la scuola del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione. Nella seconda [3] Lei dà atto dell’importanza e del valore positivo del Software Libero ma conferma la validità della scelta argomentando che Microsoft S.r.l. avrebbe promesso di donare alla Pubblica Amministrazione non solo licenze software ma anche computer.

In realtà, leggendo il Protocollo, non ci pare si possano cogliere promesse così “radicali” da parte di Microsoft, una multinazionale che, forte della propria posizione dominante sul mercato, è scrupolosamente attenta ai propri interessi economici, tanto da fatturare dalla propria filiale irlandese (per ragioni di convenienza fiscale) tutte le vendite di licenze realizzate nel nostro Paese [4].

E’ vero che l’accordo non prevede oneri finanziari espliciti per la Pubblica Amministrazione, che pure si impegna a collaborare nella ricerca di clienti (istituzioni scolastiche, personale docente e studenti) per i prodotti Microsoft, ma è anche vero che i giovani (e con loro gli insegnanti, e le famiglie) formati oggi dalla scuola, saranno in futuro cittadini e lavoratori capaci di utilizzare solo i software che ora ricevono “gratis” o “a prezzo di favore”: clienti e consumatori che troveranno più difficile scegliere soluzioni alternative.

Molti commercianti forniscono campioni gratuiti per incentivare successivi acquisti. Crediamo che la Pubblica Amministrazione non debba farsi blandire così facilmente: il regalo di oggi si trasforma in un debito che nel futuro salderanno le imprese, i cittadini ed il Paese.

Condividendo il Suo proposito di realizzare importanti risparmi per il sistema scolastico e per la Pubblica Amministrazione, ci impegniamo a mettere a Sua disposizione licenze software per tutti i docenti e gli studenti italiani: sistema operativo, suite di produttività e molti altri software liberi sono a Sua completa disposizione in via definitiva e gratuita.

Sappiamo che questo potrebbe già esserLe sufficiente per considerare con favore la nostra proposta, ma non basta. Ci sono infatti molte altre ragioni che portano a consigliare di adottare Software Libero nel sistema scolastico. Crediamo innanzi tutto che la Scuola Pubblica debba formare cittadini, non consumatori. Che essa abbia oggi il compito di diffondere la cultura digitale, non quello di promuovere l’utilizzo di specifici prodotti.

La diffusione della cultura digitale passa attraverso la promozione di strumenti e tecnologie liberi: solo in questo modo si attuano i principi ed i valori della nostra Costituzione nella società dell’informazione e della conoscenza. Con il Software Libero si diffonde la condivisione della conoscenza, si rendono concreti valori quali la collaborazione e la libertà di espressione. Si contribuisce ad abbattere il divario digitale. Promuovendo nelle scuole il Software Libero si realizza davvero il bene comune: si favorisce lo sviluppo di imprese nazionali che forniscono servizi ad esso connessi e si riduce la spesa in acquisti di licenze di software proprietario dall’estero, con benefici alla bilancia dei pagamenti ed al sistema fiscale del nostro Paese.

Per sostenere queste ragioni, l’Associazione per il Software Libero aveva già presentato una domanda di intervento nel procedimento amministrativo del quale fa parte il Protocollo di Intesa sottoscritto da Lei e dal Ministro Gelmini con Microsoft S.r.l., chiedendo anche l’integrazione del Protocollo stesso per favorire la diffusione del Software Libero nel sistema scolastico e per il bene del Paese [5].

Siamo certi che, prestando alle istanze di cui sopra la dovuta attenzione, saprà fugare i sospetti di quanti vogliono vedere nelle Sue attenzioni alle offerte di Microsoft S.r.l. una “sudditanza psicologica” che certamente stride con l’immagine che di Lei danno le Sue attività negli altri settori e pertanto, vorrà aderire alla richiesta delle scriventi associazioni di sottoscrivere un Protocollo d’intesa con il quale il Suo Ministero si impegni a promuovere il Software Libero nella Scuola ed in tutta la Pubblica Amministrazione.

Con ogni osservanza,

Agorà Digitale – Luca Nicotra – http://www.agoradigitale.org

Apriti Software – Marco Marongiu – www.apritisoftware.it

Associazione Govonis – Costantino Pessano – http://www.govonis.org

Associazione per il Software Libero – Marco Ciurcina – http://www.softwarelibero.it

Baslug – Savino Sasso – http://www.baslug.org

Condividi la Conoscenza – Fiorello Cortiana – http://www.condividilaconoscenza.org

Faber libertatis – Mirko Romanato – http://www.faberlibertatis.org

Fanolug – Filippo Carletti – www.fanolug.org

FLOSSMarche – Matteo Vitali – http://flossmarche.netsons.org

Free Hardware Foundation – Arturo Di Corinto – http://fhf.it

FSUGitalia – Alexjan Carraturo – http://www.fsugitalia.org

FSUG Padova – Andrea Brugiolo – http://www.fsugpadova.org

GFOSS.it – Paolo Cavallini – http://www.gfoss.it

Gruppo Linux Como – Francesco Brisa – http://www.gl-como.it

GNU/Linux users group Torino (GLugTo) – Massimo Tarditi – www.glugto.org

Hacklab Cosenza – Vincenzo Bruno – http://hacklab.cosenzainrete.it

Italian Linux Society – Michele Dalla Silvestra – http://www.linux.it

Lugge – Andrea De Gaetano – http://www.lugge.net

Partito Pirata – Athos Gualazzi – http://www.partito-pirata.it

Panharmonikon – Puopolo Giuseppe – http://www.panharmonikon.com

PDP FSUG – Luca Ferroni – http://pdp.linux.it

Progetto Linux User Group Sassari (PLUGS) – Mauro Piga – http://www.plugs.it

Scambio Etico – Luigi Di Liberto – www.scambioetico.org

UnaRete – Flavia Marzano – http://www.unarete.eu

Wikimedia Italia – Frieda Brioschi – http://www.wikimedia.it

Aggiornamento

Aderiscono anche:

Amici di Beppe Grillo di Roma – Marco Giustini – http://www.grilliromani.it

Artisopensource – Salvatore Iaconesi – http://www.artisopensource.net

Associazione Il Secolo Della Rete – Giovanna Sissa – http://www.ilsecolodellarete.it

Associazione Liber Liber – Marco Calvo – http://www.liberliber.it

Associazione Linux Club Italia – Roberto Tupone – http://www.linuxclub.it

Associazione Net-Left – Sergio Bellucci – http://netleft.ning.com

Associazione Valsusinux – Silvano Sartore – http://www.valsusinux.it

Beatpick.com – Davide d’Atri – http://www.beatpick.com

Binario Etico – Davide Lamanna – www.binarioetico.org

Collettivo iQuindici – Francesco Valotto – http://www.iquindici.org

Community Nephogram – NetLabel CChttp://www.nephogram.net

ERLUG (Emilia Romagna Linux Users Group) – Davide Alberani – http://erlug.linux.it

Flyer Communication – Gianluca Del Gobbo – http://www.flyer.it

FLxER LiveVideo & Free software – Gianluca Del Gobbo – http://www.flxer.net

GroLug Grosseto – Fabrizio Felici – http://www.grolug.org

Gruppo di lavoro italiano di Free Software Foundation Europe – Patrick Ohnewein – http://fsfe.org

Imola & Faenza Linux User Group – Franco Tampieri – http://www.imolug.org

ISOTYPE – Lorenzo De Tomasi – http://isotype.org

Istituto di Istruzione Superiore Statale “E.Majorana” – Antonio Cantaro – http://www.istitutomajorana.it

Istituto per le politiche dell’innovazione – Guido Scorza – http://www.politicheinnovazione.eu

Liberius – Ermanno Pandoli – http://www.frontieredigitali.net/index.php/Liberius

LPM – Live Performers Meeting – Gianluca Del Gobbo – http://www.liveperformersmeeting.net

OpenLabs – Tommaso Ravaglioli – http://www.openlabs.it

Progetto Winston Smith – Marco Calamari – http://pws.winstonsmith.org

REFF/RomaEuropa Fake Factory – Salvatore Iaconesi e Oriana Persico – http://www.romaeuropa.org/REFF

Rete Open Source nella Pubblica Amministrazione – Michele Monti – http://www.rospa.it

ShockArt – Net Art – Gianluca Del Gobbo – http://www.shockart.net

Sputnix – Linux User Group, JUG Sicilia – Vincenzo Virgilio – http://www.sputnix.it

Telematics Freedom Foundation – Giovani Spagnolo – www.telematicsfreedom.org

The house of love and dissent – Marco Delli Santi – http://www.loveanddissent.com

Ticinum Linux User Group – Giovanni Condello – http://pavia.linux.it

Unione degli Studenti (U.d.S.) – Mauro Di Palma – http://www.unionedeglistudenti.it

WAM – Web Art Mouse-um – Gianluca Del Gobbo – http://wam.flyer.it

Note

[1]
http://altronline.it/sites/default/files/09_11_14.pdf
[2]
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/scuola_digitale/protocollo_…
[3]
http://altronline.it/sites/default/files/2009_11_19_0.pdf
[4]
http://softwarelibero.it/riflessione-politiche-innovazione-ict
http://softwarelibero.it/files/Le_role_Etat_monopoles_informatique.pdf
[5]
http://www.softwarelibero.it/software_libero_scuola

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COMUNITÀ OPEN SOURCE: LA DIMOSTRAZIONE CHE UNA SOCIETÀ MIGLIORE È POSSIBILE

Il NO B Day a chi serve?

Proviamo a capire:

la manifestazione probabilmente vedrà la partecipazione di molte persone. Ci sarà la solita battaglia di numeri, ma comunque diciamo da 50.000 a 1.000.000 Bum.

Qualunque sia questo numero, per chi governa rappresenterà COMUNQUE una minoranza, anche se è una minoranza che si fa sentire …

I governi, in democrazia, si dovrebbero cambiare per vie democratiche, ovvero con elezioni democratiche.

Perciò è piuttosto improbabile che la manifestazione ottenga lo scopo di ottenere le dimissioni di Berlusconi.

Si dice molto che la manifestazione parta dal basso, dai blog, da Facebook, dalla Rete, ma in realtà non si capisce bene quanto sia importante il coinvolgimento dei partiti, in particolare IDV.

Su questo tema ho cercato di capire meglio, ma ho perso fin troppo tempo …

Vedasi Tafanus 1 Facebook 1 FB2 FB3 FB4 FB5 e Tafanus 2 Tafanus 3

Ho trovato in questo modo nuovi e vecchi amici e raccolto una buona dose di insulti ed aggressioni verbali, nonché la CENSURA dagli “amici” del NOBDAY.

Abbiamo un rischio serio di INCIDENTI durante la manifestazione, per la gioia del governo che potrebbe iniziare a gridare alla solita opposizione violenta e comunista.

Leggete a proposito i consigli di Cossiga …

Si è messa in moto una macchina che produce anche l’accumulo di soldi, in forma di sottoscrizioni, che non si capisce bene che fine facciano.

Gli organizzatori usano la CENSURA, senza troppi scrupoli, se hanno a che fare con qualcuno che fa domande scomode.

Inoltre insultano e minacciano, come i fans di Grillo o di Sabina Guzzanti o del Legno Storto o dei Forum Rai.

Alla fine della fiera, posso capire che può essere bello e rincuorante ritrovarsi in tanti in piazza, gridare la propria rabbia, trovare un nuovo colore VIOLA nel quale riconoscersi, ma tutto questo può essere veramente utile?

Certo che le elezioni di un nuovo segretario PD non esaltano nessuno, e nemmeno gli scandali che non risparmiano la sinistra, siano a sfondo sessuale o finanziario.

Ma l’unica cosa che può salvare una opposizione che, secondo i sondaggi è vicina al 50% è l’unità di TUTTE le componenti.

E’ MATEMATICA, e non va d’accordo con la POLITICA

:-(

Ma gli interessi in gioco sono ben diversi, e allora divisi e rumorosi! A raccontare che IL POPOLO siamo noi! Il popolo della RETE!

O dell’autogol?

:-)

P.S. Un esempio degli insulti ricevuti dall’amico Francesco da parte dei DEMOCRATICI del NoBDay

N.B. per visualizzare le pagine di Facebook bisogna iscriversi.

Se non volete iscrivervi e volete vederle scrivete a me e vi manderò una copia via mail

Altri articoli sul tema: Andrà tutto benissimo di Gianluca Freda

Vai a leggere e scaricare La Ragnatela del Grillo

____________________________________________________________

Aggiornamenti dalla RETE:

Francesco Beato in Facebook

Susanna Pejrano Ambivero in Facebook

“No B day”, possibilità di infiltrazioni violente?

Emanuele De Pascale su Tafanus

Tafanus:

Emanuele De Pascale del “No Berlusconi Day” ci risponde, ma senza dirci niente. “Stanno valutando”

A quando il “No Gattopardo Day”?

Taufanus

Ancora retroscena – 29 Ott. 2009 – L’altra faccia del “no berlusconi day”

L’onda bianca -> No berlusconi day

Su Facebook: Dialogando con Gianfranco Mascia? Organizzatore NoBDay.

oppure direttamente nel blog di Gianfranco Mascia


Censura nelle Lettere al TG 2

Censura dal servizio pubblico?

Ma siamo in un paese libero ed esiste la libertà di stampa! Che diamine!

tg2

Eppure …

Leggo in Facebook grazie a Elisabetta che sono spariti dei commenti dal sito Lettere al TG2

A questo punto provo a postare una richiesta di chiarimento … eccola:
(con 2 click si vede bene)

Passano pochi minuti e ZAC … la richiesta non c’è più!

Per fortuna avevo salvato la pagina e pertanto ripropongo la domanda con la prova della censura:

Buongiorno!

Mi hanno segnalato che da questo sito sono spariti i commenti del 6,7 e 8 ottobre. Inoltre alla mia richiesta di poco fa avete reagito cancellando anche questa come potete vedere dalla foto scattata del commento da Voi rimosso

http://files.splinder.com/439d3acac8a06f78126b4c0970784445.jpg

E’ così che il servizio pubblico rispetta le legittime domande di un cittadino?

Grazie per la risposta

Saluti

Mi sembra una domanda educata e civile.

Mi sembra di avere diritto a una risposta altrettanto educata e civile.

Arriverà mai?

Stiamo a vedere …

Ma neanche per sogno, anzi una presa in giro visto che dal mio computer si continua a vedere il mio post e io posso pensare di non essere censurato, mentre da un altro computer il post non si vede più …

E’ così la libertà di stampa viene rispettata!

O no?

:-)

Aiutoooooooooooooooooooooooooooooo

no_censura_web

Vai a leggere e scaricare La Ragnatela del Grillo

COMUNITÀ OPEN SOURCE: LA DIMOSTRAZIONE CHE UNA SOCIETÀ MIGLIORE È POSSIBILE

Sarà paradossale, ma una società pressoché orizzontale e con prospettive di miglioramento esiste. Comunità di persone che condividono saperi e necessità, bisogni e soluzioni per il bene della collettività.
Non sono piccole tribù sperdute in chissà quale luogo ameno. Sono ovunque sparse per il mondo e collaborano tra loro. Crescono in modo esponenziale a livello numerico e sono lungi dallo sparire o dall’essere corrotte (non sono paradisi per carità, ma sicuramente sono migliori della società civile).
Sono le comunità Open Source.



Prima di affrontare l’argomento in sé, è il caso di introdurre il concetto di Open Source. Col termine Open Source si intende un software rilasciato con una licenza che permette all’utente la possibilità di accesso al codice sorgente (da cui il termine Open Source, in italiano codice sorgente aperto).

In generale, con tale modalità di distribuzione del software, non solo si ha la possibilità di fruire il codice sorgente alla base del programma stesso, ma si ha anche la libertà di modificarlo, copiarlo e distribuirlo.

Peculiarità fondamentale di questo tipo di software, soprattutto se distribuito con licenza GPL, la garanzia di quattro essenziali libertà:

  • libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo;

  • libertà di studiare il codice sorgente e adattarlo alle proprie necessità;

  • libertà di produrre e ridistribuire copie;

  • libertà di migliorare il programma e diffondere pubblicamente i miglioramenti, in modo tale da permettere a tutta la comunità di trarne beneficio.

Quindi piena possibilità da parte dell’utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software.

Concetti fondamentali per la garanzia di queste caratteristiche sono condivisione e legalità (il software libero, incentivando la condivisione delle conoscenze, previene l’illegalità evitando a monte il rischio pirateria).

Le comunità Open Source invece, sono l’insieme delle persone che utilizzano, testano, collaborano allo sviluppo e diffondono il software Open Source.

La loro espansione e sopravvivenza è stata possibile solo grazie al web. La collaborazione sempre crescente di appassionati, sviluppatori e beta-tester (coloro che si prestano a testare l’effettivo funzionamento di pacchetti e applicativi vari) ha permesso il potenziamento di questo tipo di software arrivando al punto di contrastare e superare abbondantemente a livello di prestazioni le grandi industrie Microsoft e Apple, garantendo la diffusione su larga scala di un prodotto sempre più sicuro, completo, professionale e di semplice utilizzo.

A partire da un piccolo gruppo di persone, si sono quindi create grandi e piccole comunità internazionali e nazionali di sviluppo e condivisione dei saperi (con tanto di forum in cui chiedere aiuto e divulgare soluzioni. Incredibile ma vero, ci sono migliaia e migliaia di persone disposte a sviluppare a titolo gratuito per il semplice gusto di risolvere un problema che si presenta anche ad un singolo utente). Una compartecipazione, questa, che ha per fine la libertà di espressione e di condivisione di mezzi, beni, necessità e utili. La ricerca quindi di un “bene” pubblico che porta benefici anche al singolo.

Sì è costituita quindi una rete di condivisione in cui ogni piccolo gruppo rappresenta un nodo produttivo.

Questo è un tipo di società che valorizza il merito. Ognuno è libero di dare il suo contributo in base alle proprie capacità e competenze culturali, ognuno sceglie il ruolo più consono a sé stesso. Chi ha maggiori conoscenze contribuisce alla crescita conoscitiva della restante parte della comunità nella speranza che sempre più persone possano collaborare al progetto in modo trasparente (condivisione del sapere per accrescere i benefici all’interno della società ).

La voluta neutralità del movimento per il software libero verso gli aspetti etici e politici è la sua caratteristica sostanziale. Il concetto di software libero discende infatti da quello di libertà di scambio di idee e di informazioni.

Negli ambienti scientifici, quest’ultimo principio è tenuto in alta considerazione per la fecondità che ha dimostrato; ad esso infatti è generalmente attribuita molta parte dell’eccezionale ed imprevedibile crescita del sapere negli ultimi tre secoli.
La libertà di scambio di idee non è tuttavia una questione puramente pratica: essa è anche alla base di concetti quali la libertà di pensiero e di espressione. Analogamente alle idee, il software è immateriale, e può essere riprodotto e trasmesso facilmente. In modo simile a quanto avviene per le idee, parte essenziale del processo che sostiene la crescita e l’evoluzione del software è la sua libera diffusione. Ed ogni giorno di più, come le idee, il software permea il tessuto sociale e lo influenza, produce effetti etici, economici, politici e in un senso più generale culturali.

Grazie anche alla suddetta disponibilità da parte degli utenti alla risoluzione dei problemi altrui, queste comunità sono in netta espansione. Se ne può trovare conferma analizzando gli studi di mercato dei due principali progetti di software Open Source: Openoffice (alternativa all’Office di casa Microsoft) e Mozilla Firefox (Browser alternativo a Internet Explorer).

Sintomo del successo che sta riscuotendo l’utilizzo di questo tipo di software, l’attenzione crescente delle maggiori marche di produzione hardware che si stanno interessando alla diffusione di driver e di hardware completo di sistemi operativi e applicativi Open Source montati direttamente dalla casa madre.

Ad oggi, il software Open Source è ampiamente diffuso in ambito accademico, industriale e fra gli appassionati di computer, soprattutto grazie ai sistemi operativi GNU/Linux (basti pensare al Cern, alla Banca d’Italia o al fatto che il 75% dei server su cui si poggia il web utilizzano una delle distribuzioni GNU/Linux).

Il permettere a tutti di contribuire ai progetti garantisce velocità nella scoperta e nella conseguente soluzione di eventuali bug (errori): chiunque può localizzare un problema e segnalarlo. Avete mai provato a segnalare un problema alla Microsoft o alla Apple o al comune di residenza o al proprio gestore telefonico? Nel caso dell’Open Source non ci sono passaggi burocratici, non c’è gerarchia, la soluzione è a portata di mano proprio perché ognuno è importante e contribuisce nel suo piccolo.

Anteponendo gli interessi della comunità a quelli del singolo sarà proprio quest’ultimo a trarne il maggiore beneficio: ogni utente lavora col minimo sforzo per la moltitudine che lo ripagherà con lo stesso metodo (l’apporto altrui è sicuramente maggiore a ciò che ognuno può produrre, e non si tratta di semplice somma algebrica, ma di opportunità).

I risultati sono tanti e importanti. Chi si è dedicato a questo progetto non ha sprecato tempo, anzi è riuscito a trarne profitti. È proprio l’utile che dà il preciso riferimento del successo di questa condivisione. L’utile di tutti e non di pochi. C’è chi risparmia sulla licenza (nel caso dell’Open Source è gratuita, pensate a quanto possa costare comprare sistemi operativi e software vario ad una società piccola o grande che sia, ma anche ad un singolo cittadino), chi guadagna facendo consulenza sistemistica e tecnica nelle società, chi proponendo corsi di livello avanzato, chi producendo applicativi specifici, chi sulle personalizzazioni del prodotto per scopi commerciali etc.

In una società massimalista e individualista come quella moderna queste realtà vivono e si riproducono. Non sono un’utopia.

Società migliori sono quindi possibili e le comunità Open Source ne sono un esempio lampante.

Perché qualcosa di analogo non deve essere realizzabile in altri settori della società civile?

Le difficoltà ci sono e ci sono state anche in quegli ambiti, è infatti normale che per arrivare ad un cambiamento si debbano affrontare molteplici ostacoli.

Credete che sia stato semplice per i capostipiti dell’Open Source partire con un progetto boicottato dalle grandi lobby dell’informatica?

Credete sia stato semplice cercare la collaborazione altrui?

Prendete ad esempio il progetto GNU/Linux. Le prime distribuzioni erano complicate e proibitive per gli utenti casalinghi. Erano prive di interfaccia grafica, vi erano mille problemi di compatibilità con l’hardware, erano “difficili” da fruire. Grazie alla collaborazione e alla condivisione di risorse ora chiunque può utilizzarli, chiunque può verificarne la semplicità di funzionamento, chiunque può verificarne la sicurezza (l’antivirus non serve, la possibilità di prendere virus è veramente remota e anche se si verificasse questa eventualità la comunità risolverebbe in pochissimo tempo senza rischio di pandemie), chiunque può verificarne la convenienza (il software è gratuito), chiunque può testarne la funzionalità.

Credete sia semplice gestire i pregiudizi a priori?

Credete sia semplice andare avanti e sviluppare con la consapevolezza di dover combattere con i poteri forti delle lobby dell’informatica?

Ancora oggi infatti il software Open Source, seppur in rapida ascesa, trova molte difficoltà di diffusione all’interno delle istituzioni. Stati come quello italiano assegnano appalti per l’informatizzazione degli enti pubblici direttamente alla Microsoft o alla Apple senza tenere in considerazione i rivali Open Source (GNU/Linux in primis che garantirebbe un rapporto qualità/prezzo migliore). I centri di potere sono difficili da scalfire, ma un passo alla volta queste comunità stanno prendendo piede e stanno attirando a se grosse fasce di mercato.

Tutto questo è stato possibile solamente grazie alla condivisione in funzione del bene della collettività.

Per affrontare qualsivoglia progetto bisogna passare attraverso gradi di difficoltà che si manifestano sempre e costantemente, ma che diventano pian piano sempre più tollerabili.

Il web è stato importantissimo per la realizzazione di questo progetto di società sostenibile. Ma è stato solo uno dei contesti.

Si è partiti dalla virtualità, trattandosi di informatica, per poi passare ad iniziative reali di condivisione quali i LUG (Linux User Group), i Linux Day, gli Open Day, le Install Fest, i corsi gratuiti di alfabetizzazione informatica e le varie iniziative e manifestazioni che sono servite come mezzo sia per la divulgazione della “filosofia” Open Source, sia per il raggiungimento dei risultati.

Bisogna tenere presente che se il web, seguito naturalmente dal lavoro all’esterno, è stato fondamentale e necessario per lo sviluppo e la proliferazione dell’Open Source, per quel che riguarda la società civile è e deve essere esattamente il contrario.

Internet deve essere necessariamente un mezzo attraverso il quale informare, divulgare e far conoscere, ma se prima non si comincerà a lavorare nella realtà di tutti i giorni non ci sarà mai nulla da proporre.

L’importanza di creare una rete sociale formata da tanti piccoli gruppi/nodo è fondamentale ed è l’ostacolo più grande da affrontare, il filo rosso attraverso il quale passa il cambiamento, la condicio sine qua non.

Il web è funzionale allo sviluppo informatico, la vita di tutti i giorni è funzionale al cambiamento della società.

Oggi invece molte iniziative della società civile non trapassano dal virtuale al reale. Internet e la rete, che aiutano a collegare varie parti del mondo tra loro con estrema velocità, sono un mezzo potentissimo e utilissimo, ma non possono e non devono sostituirsi alle interazioni sociali fondamento del vivere quotidiano. È verificato quanto il virtuale tenda ad addormentare questi progetti di cambiamento sociale relegandoli all’essere sempre e solo placebo inconsistenti senza farli mai diventare veramente produttivi.

Internet e la rete sono un mezzo non la soluzione.

Le comunità Open Source sono l’esempio lampante che una soluzione per una società migliore basata sulla condivisone di saperi e necessità, bisogni e soluzioni, utili e benefici, è possibile.

F.
S.
S.

Lettera aperta a Paolo Barnard

Scrive Paolo Barnard il 3 Febbraio 2009:

Solo quando l’opinione pubblica occidentale saprà cosa è accaduto in Palestina dal 1897 al 1951, capirà…”

e poi cita Noam Chomsky:

… oggi la gente non tollera più la barbarie, e la Storia ci dimostra che quando la scopre si attiva per porle fine

Paolo consiglia ai suoi lettori il suo video

Palestina: capire il torto‘  (http://it.youtube.com/watch?v=5NBZjjj2Kh4)

e suggerisce: DIVULGATELO!

A casa mia questo significa offrire un’informazione e credere nel suo valore per poter CAMBIARE.

Ok?

Poi oggi, 15 Febbraio 2009, scrive un nuovo articolo:

Infobiotici

Inizia così:

E’ disperante. Siamo tossicodipendenti da informazione. L’urlo che si leva dalle masse degli italiani attiviinfodipendenti è sempre il medesimo: informateci, non mollate, ancora dosi, grazie! La risposta degli abili pusher è di inondare il mercato della sostanza.”

E conclude:

“Posso riproporre qui, a voi tutti, di piantarla di rincorrere le informazioni? Perché quello che non va lo sappiamo alla nausea, lo sapevano già alla nausea i nostri nonni, ce n’era abbastanza già allora per fare la rivoluzione nelle piazze. Posso riproporre che piuttosto che infodrogarsi dovremmo imparare ad agire? Tutti, non i soliti 0,2%. Cioè pensionare i ‘paladini della controinformazione’ (grazie, siete stati utili, Barnard incluso), e tornare a fare quello che uomini e donne comuni fecero dal ‘700 al ‘900? Cioè cambiare la Storia?

Oppure ditelo: ne siamo incapaci, troppa fatica, meglio l’infobiotico e rimanere inutili. Fatti da parte Barnard, c’è Annozero stasera.”

Scusa Paolo, ma io non ho neanche idea di come cominciare a cambiare la Storia.

Mi sembrava che Internet possa essere uno strumento utile in questo senso, ma mi sto ricredendo. Sembra essere soltanto un’altra droga.

Leggo te e mi dico: bene allora è giusto informare.

Poi leggo dopo due settimane e dico: no allora informare non serve a nulla …

Insomma, alla fin fine di quello che scrivi, cioè ieri A e oggi NON-A, mi resta ben poco da condividere.

Forse soltanto un’unica frase:

è disperante!

O no?

:-)

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P.S. In realtà condivido molto di più, però poi mi rendo conto che anche l’informazione oggi non si può fare se non produce ricchezza, profitto, denaro. Come non si può cambiare la Storia se non si accede alle risorse economiche … E allora? Andiamo tutti a rubare? Iniziamo a giocare a Robin Hood?

Bah!

Articolo correlato:

Pavidi schiavi o complici benestanti ? Commentando Paolo Barnard …

Internet: la macchina da guerra di Mr. Obama

Prima delle elezioni Usa mi ero interessato al personaggio Obama! E così mi sono iscritto alla sua Newsletter.

Adesso continuo a ricevere i suoi messaggi.

Egli, IMMANCABILMENTE, richiede denaro, donazioni, offerte. E a quanto pare ne ha anche ricevuti parecchi!

Ma ti sembra che un poveretto debba donare soldi a una macchina mangiasoldi come la Presidenza degli Usa?

Eppure evidentemente funziona!

L’ultima trovata: ti propone un calendario di 4 anni, la cui produzione potrà costare sì e no un paio di dollari, alla modica cifra di 35 dollari (offerta minima)

promettendo di consegnartelo entro il 24 Dicembre, data ideale per metterlo sotto l’alberello …

E chissà quanti americani ci cascano…

Almeno qui da noi Berlusconi i soldi ce li strappa dalle tasche senza pudore, ma di fessi disposti a regalarli a lui, nuovo Paperon de Paperoni,

forse non ne trova …

Che resta da dire?


Ognuno ha il Presidente che si merita!


O no?


:-)


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Articoli sulla psicanalisi

Nel primo blog di Giosby si erano pubblicati alcuni articoli sul tema della Psicanalisi e dell’Educazione.

Ho riportato qui i links che portano agli articoli originali.


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