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Ciao Willy !

È stato ucciso vigliaccamente, senza nessuna possibilità di difendersi. Voleva soltanto mettere pace e salvare un suo amico da un pestaggio. Nessuna pietà per lui. Anzi, anche dopo la sua morte insulti e disprezzo.

Per fortuna non tutti sono così. Sono stato profondamente colpito da questa triste storia. E così ho lanciato una petizione su www.change.org che in pochi giorni ha raccolto già quasi 70.000 firme per assegnare una Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria a Willy.

Grazie a tutti coloro che hanno firmato e a chi firmerà. Sono la testimonianza di un’Italia che ha ancora dei sentimenti, che partecipa al dolore degli altri, che non si gira dall’altra parte. Un’Italia empatica.

Tra i numerosi commenti che ho letto in questi giorni, ne segnalo due, con cui concordo pienamente.

Lorenzo Tosa su Faceboock:
Ecco, io capisco la rabbia perché è anche la mia. Capisco anche la sfiducia, la frustrazione. Ma, per favore, evitiamo di evocare la pena di morte, che per fortuna in Italia è stata abolita da un pezzo. Evitiamo frasi come “marcire in galera” che non fanno onore alla civiltà che abbiamo conquistato. Evitiamo la legge del taglione, la vendetta come presunto lavacro di massa che non ha mai risolto nulla, ma ha solo sedimentato odio su altro odio. Non c’è modo migliore per onorare la memoria di Willy che chiedere, anzi pretendere, giustizia. Non diventiamo neanche un briciolo di quello che vorremmo combattere. Grazie.

Davide Falcioni, sempre su Facebook:
“Cari amici, quando invocate la tortura, lo stupro in cella, la pena di morte, ma anche quando chiedete che per gli assassini di Willy venga “gettata la chiave”, non affermate nessun principio democratico né dite nulla di diverso da quello che dicono ogni giorno Salvini o Meloni per racimolare un po’ di voti.

Vi consiglio un libro di Nuto Revelli intitolato “La Guerra dei Poveri”. Revelli, dapprima convintamente fascista, è un tenente degli Alpini e parte volontario per la campagna di Russia. È lì – in quel massacro inutile di centinaia di migliaia di disgraziati italiani mandati da Mussolini a morire di stenti con le scarpe di cartone a 50 gradi sotto zero – che giorno dopo giorno Revelli matura un odio viscerale verso fascisti e tedeschi tanto da diventare dopo l’armistizio il comandante di una banda partigiana della formazione Giustizia e Libertà.

Nel libro, scritto in forma di diario, Revelli racconta spesso la cattura dei fascisti della legione Muti operante nel cuneese: gente spietata che – protetta dai nazisti – razziava i contadini, massacrava e torturava civili, incendiava interi paesi. Ebbene, dopo la cattura di questi infami la raccomandazione costante del comando partigiano era di non torcere loro neanche un capello, neanche per ottenere informazioni vitali: andavano interrogati e talvolta fucilati, ma mai picchiati, umiliati né forzati a rivelare alcunché. Revelli diceva: “Dobbiamo sempre dimostrare che siamo diversi dai neri”. Ecco, dimostriamolo anche noi.

Questo il testo della Petizione, rivolta al Presidente della Repubblica ed al Ministro dell’Interno. Se volete potete firmare anche voi QUI

Willy Monteiro Duarte è un eroe.

È intervenuto per portare PACE in un pestaggio, affrontando alcuni energumeni.
Ha perso la vita per il suo senso civico, per opporsi alla violenza. Non è da tutti.

Il suo sacrificio va premiato. Il suo nome va ricordato come un grande esempio per tutta la società civile. 
Chiediamo che gli venga assegnata una Medaglia d’Oro al Valor Civile.
Un riconoscimento dovuto alla sua memoria.

Grazie ancora a tutti e soprattutto agli amici di change.org che hanno preso a cuore la questione e si sono prodigati per permetterne una vasta diffusione.

Un forte abbraccio alla famiglia di Willy. Il loro dolore è quello di tutti noi.

Le sardine alla ricerca dell’identità

Lo stato nascente di cui parlava Alberoni. Eccolo comparire nuovamente sulla scena.
Nasce un movimento nuovo, nasce come una semplice scommessa, niente di più, ma intercetta un sentimento popolare che da tempo covava sotto la cenere.

La ricerca di libertà, di appartenenza sociale, di vicinanza fisica, non costruita sui like e sulle condivisioni, ma fatta di sguardi e di abbracci, di canti e di cori.

Nei partecipanti ancora la nebbia. Chi siamo, cosa faremo, cosa vogliamo. Esattamente come gli innamorati che si ritrovano uno a fianco all’altro come ubriachi, coscienti soltanto del loro desiderio di stare vicini, il più possibile. Magari hanno progetti, sogni, ma un po’ strampalati, senza l’impellenza di un confronto con un piano di realtà.

Le pulsioni allo stato puro, il trionfo dell’Es. Un’esplosione adolescenziale densa di passione, con la capacità di conquistare la piazza, luogo della gioia e della festa.

Oggi qui quella piazza non ha un nemico al potere, non è la piazza del Cile piena di sangue e di violenza, neanche quella di Hong Kong. È una piazza pacifica e preventiva. È un grido di allarme, una piazza che dice: se c’è bisogno siamo qui, siamo pronti, forse… speriamo …

Eppure questa forza della natura è ancora balbuziente. Non sa bene a chi rivolgersi, con chi dialogare. Motivazioni chiaramente di sinistra, ma che si vergogna di questa appartenenza così sputtanata nella nostra storia recente. La sinistra arriva fino a Berlinguer e a Pertini. Preistoria dal punto di vista politico. Poi ci fu Craxi, le ruberie, e la sua eredità raccolta da Berlusconi, che ha sempre trovato una sinistra compiacente, se non complice. E allora?
Né destra né sinistra, guarda caso come i cinque stelle, ma è un gioco che lascia il tempo che trova, ormai consumato. Che però permette di avvicinare tutti, gli antifascisti duri ma anche quelli morbidi.

Girando sui social nelle pagine delle sardine si palpa questa confusione. Inevitabilmente si ripropone questa domanda finale. Si, va tutto bene, ma alla fine per chi votiamo? E ci sono appartenenti a tutti… PD Verdi Potere al Popolo Comunisti etc etc. SI prevale nel dire che ognuno voterà secondo coscienza e che il grande male sono gli astenuti. Ma si coglie anche un desiderio di unità, di rabbia per la dispersione di voti fatta tra partiti e partitelli. Poi però ci sono le barriere, soprattutto anti PD, partito del liberismo e delle banche (nel vissuto popolare). E allora?

Il desiderio di unità, insito nel concetto delle sardine, la cui forza sta proprio nell’essere uniti, si infrange con l’incapacità di rivolgersi ai partiti, tutti i partiti antifascisti, per richiedere di fare un passo indietro, di rinunciare temporaneamente ai dissidi e trovare soltanto il MINIMO COMUNE DENOMINATORE, capace di cementare una forza che non abbia vergogna di definirsi di sinistra e che possa erigere una barriera contro il dilagare del razzismo, del fascismo, della prepotenza, dell’arroganza.

In fondo è quello che stanno cercando di fare, con grande fatica, 5stelle e PD. Anche se i contrasti sono sempre forti perché ognuno vuol far prevalere delle forti identità. Progetti semplici e condivisibili sono necessari, attorno cui creare condivisione e partecipazione.
Ad esempio un tema dimenticato: la liberalizzazione della cannabis.
Richieste semplici che il Parlamento possa discutere e approvare in tempi brevi.
Un obiettivo alla volta, senza dimenticare che attualmente coloro che vogliono distruggere il tessuto democratico dell’Italia sono fortunatamente all’opposizione.

È il momento di gridare per farsi sentire da chi, oggi come oggi, è maggioranza, è governo ed è potenzialmente schierato al fianco delle sardine. In una parola, cerchiamo AMICI e non NEMICI.

Il governo ipnotico di Salvini e Di Maio

Altri tempi…

Sono gente come noi.

Di Maio sbaglia i verbi, fanno le gaffe, Salvini mangia schifezze e se ne vanta.

L’Uomo Qualunque può identificarsi comodamente, senza la fatica di adattarsi.

Come Mike Bongiorno, aveva successo perché ognuno poteva sentirsi meglio di lui, come giustamente osservava Umberto Eco.

La realtà in questo gioco delle parti non ha più alcuna importanza. L’opposizione non ha neanche più argomenti a cui questi individui si degnino di rispondere, gli basta dire che rosicano…La manovra finanziaria secondo l’opposizione aumenta le tasse, ma secondo il governo le diminuisce. Nessuno sa più cosa sia vero, si crede a qualcuno, tanto con i numerini non si capisce mai nulla, ma basta credere che il governo FINALMENTE (parola magica) fa gli interessi del POPOLO (altra parola magica).

In questo gioco fanno la loro bella figura i vari personaggi insignificanti e imbranati come Toninelli, perfetta vittima del bullismo, o la Castelli, l”asino che insulta il professore.

I bersagli poi sono quelli di sempre: bersagli facili, come sparare sulla Croce Rossa: Renzi, D’Alema, Monti, al limite Berlusconi. Gente che, a parte Berlusconi, ha spesso remato a destra travestita da sinistra. Insomma, come nella più banale delle favole, il Lupo travestito da Cappuccetto Rosso.

Altro personaggio da emulare è Fantozzi. Un governo che sembra “Fantozzi alla riscossa”. Tutti gli umili e i semplici che FINALMENTE, grazie al bullo Salvini e al ragazzino ignorante Di Maio, possono giocare alla guerra con l’Europa, facendo finta di aver vinto, e possono lasciare in mezzo al mare i negri brutti, sporchi e cattivi.

È Fantozzi che FINALMENTE trionfa

La gente è  semplice, facile da abbindolare. Non serve parlare difficile, il politichese é tramontato.

Le classi sociali non esistono più, o meglio sono ridotte all’osso: un capitalismo sempre più ricco, sempre più lontano e sempre meno appariscente, che in realtà manovra tutti i burattini, e un generico popolo, laddove il popolo è più un sentimento di inadeguatezza, di ignoranza, di incapacità ad emergere dalla mediocrità, e che si esprime allora con un governo dove trionfa il mediocre.

Rimedi? Crozza in politica, soltanto una risata li potrà seppellire…

Grillo ? Che palle !

Grillo poeta, Grillo ossessione, Grillo istrione?

Sicuramente Grillo colpisce la sfera emotiva, elemento difficile da scaldare da parte di tutti gli altri politici, tutti centrati sugli aspetti economici della società, aspetti che attualmente inducono solamente stati depressivi.

Il furbo Grillo invece colpisce l’immaginario, alimenta la fantasia, genera speranze ed illusioni.

Un trionfo dell’Es, libero e ribelle, sull’Io tanto triste e costretto a fare i conti con la realtà.

Ma le motivazioni per il voto sono ormai sempre più irrazionali e Grillo ammalia, con il suo canto da sirena, il giovane che cerca un alito di colore nel grigiore della vita politica e anche persone di tutte le età desiderose di una ventata nuova ed una propensione al rischio.

Insomma, chi trova in lui un “padre” trasgressivo e chi trova in lui una fantasiosa identificazione che permette di agire rabbie e frustrazioni quotidiane, sublimandole in una risata…

Grillo è in grado di coinvolgere tutte le persone che nascondono una certa fragilità, ingenui propensi a seguire l’incantatore di serpenti.

Ben pochi conoscono infatti i suoi retroscena manipolatori, il suo grande tornaconto economico, la sua propensione alla censura.

Ormai il grande imbroglione è creato, ed è in grado di fare danni.

Ma sembra ormai più simile ad un Frankenstein sfuggito di mano ai suoi stessi creatori…

Commento scritto sull’articolo: Dove sta la forza di Grillo  di Marco Belpoliti in DOPPIOZERO

La Ragnatela del Grillo

 

W l’Amore !

Fa sorridere trovarsi in fila al supermercato e ricevere sul telefonino i messaggi, quasi in contemporanea, di qualcuno che apprezza il mio blog!

Liliana che addirittura propone un “Giosby for President” che davvero mi commuove…

e Cosimo Archibugi, che intuendo la mia dedizione alla psicanalisi, per me utilissimo strumento per districarsi nelle vicende della vita, seppure “non condividendo” considera “giusta”la mia fiducia nell’amore.

Ma questa “fiducia nell’amore” è un tema che va approfondito, e che vorrei spiegare un po’ meglio.

Infatti non si tratta di un tema “morale”, come inteso da Cosimo Archibugi, ma di un tema scientifico.

La psicanalisi è una scienza che si occupa dello studio della psiche, ma vive nella contraddizione apparente per cui soggetto ed oggetto di studio coincidono.

Spiego meglio: se io, Giorgio, intendo osservare Carlo, i suoi sentimenti, le sue emozioni, ciò che di lui non è “misurabile” come la temperatura del corpo o la pressione arteriosa, il peso e l’altezza e il colore degli occhi …, dispongo soltanto della mia sensibilità.

Al di là di ciò che Carlo “dice” con il linguaggio verbale e non verbale, esiste ciò che Carlo “suscita in me stesso”: emozioni, paura, rabbia, disagio, amore, odio etc etc.

In questo senso l’idea generica dell’amore è soltanto una chiave di lettura del mondo.

Ognuno di noi per sopravvivere ha bisogno di amore. Quando ci si sente non amati si perde anche la capacità di amare. E questo molte volte ha conseguenze drammatiche.

Poi l’amore permette di sopravvivere soltanto se si hanno sufficienti mezzi “economici” di sussistenza.

“Tutti sappiamo che i bambini del terzo mondo, nonostante le cure materne, muoiono di fame.
Pochi invece sanno che anche i bambini nei paesi a più elevato sviluppo socio-economico, che hanno a disposizione cibo in abbondanza e cure igieniche adeguate, si ammalano fino a morirne, se sono privati delle carezze e del contatto di cui hanno così tanto bisogno. René Spitz (Il primo anno di vita), noto neuropsichiatra infantile degli Anni Trenta, ricercò e studiò a lungo (ne “Il primo anno di vita del bambino”) le cause del marasma infantile, malattia caratterizzata da progressivo deperimento organico, che portava a morte i piccoli ospiti degli orfanotrofi americani.

E alla fine giunse alla conclusione che nell’ambiente asettico, bianco e silenzioso delle nursery, quello che mancava era un contatto caldo, affettuoso, variato, che costituisse lo stimolo della vita e della crescita.
I bambini in stato di carenza affettiva attraversavano vari stati di depressione sempre più profondi fino a lasciarsi morire.”

(FONTE: Tatto e bisogno di contatto pag 32/33)

Ciò che noi proviamo, in rapporto con gli altri, è un continuo mutamento dei nostri stati d’animo.

Noi cambiamo continuamente, e una grande parte dei cambiamenti del nostro sentire “amore” è in rapporto al nostro vivere insieme agli altri in un continuo scambio emotivo ed affettivo.

Adesso io ritengo che la sopravvalutazione degli aspetti economici, su cui tutto il mondo politico punta per ottenere i voti per essere eletti e riuscire a governare un Paese, con notevoli vantaggi economici anche per se stessi, sia una malattia del nostro mondo da cui difficilmente potremo guarire.

  • Il percorso di riappropriazione della nostra affettività, poterla riconoscere come un aspetto fondamentale della nostra esistenza.
  • La capacità di leggere il proprio vissuto, la propria sensibilità e accettarla come una ricchezza che ognuno di noi possiede e che può utilizzare per godere della propria vita.
  • Lo scambio affettivo continuo che è al centro dell’esistenza.

Questi sono gli aspetti che potremmo porre al centro della nostra vita politica, della nostra proposta di riforma dell’organizzazione sociale.

Perché se il concetto di ricchezza non è più legato al possesso di beni materiali, bensì alla propria ricchezza interiore, alla propria ricchezza affettiva, allora i parametri su cui centrare la propria attività politica e sociale cambiano completamente.

Le nostre rivendicazioni chiederanno maggior TEMPO piuttosto che maggior DENARO.

Ma invece viviamo in un epoca dove la cultura dell’ultimo vincitore delle elezioni (non dimentichiamoci di Berlusconi, un simbolo della scelta che una buona parte di Italiani ha fatto) è quella di un uomo che con i soldi può comprare qualsiasi cosa, dai calciatori ai giudici, dai parlamentari alle donne.

E proprio su questo sistema di comprare le donne, che poi lo ritroviamo nella vita sociale di una gran parte dei maschi italiani che si rivolgono alla prostituzione, che cade completamente il tema dell’amore.

L’amore, nel suo aspetto fisico, perde di significato in senso emotivo e diventa semplicemente una moneta di scambio economico.

E così il cerchio si chiude, i valori sono ribaltati e la modalità di rapporto economica prevale completamente sulla modalità di rapporto simbiotica.

Perciò il mio “W l’Amore” non è uno slogan “morale”, ma il frutto di una ricerca scientifica che ci dimostra che senza l’amore si muore, esattamente come si muore senza cibo.

Quando penso ai numerosi suicidi di questi tempi, anche di imprenditori che si ritrovano sommersi dai debiti, immagino queste persone che hanno dedicato la vita al lavoro per ritrovarsi con una situazione dove il denaro rappresentava la totalità dell’esistenza, e la sua mancanza ha determinato la loro tragica scelta. Persone che purtroppo hanno perso la dimensione e l’equilibrio degli aspetti della vita, un bene prezioso, in cui il prevalere del dio denaro può uccidere…

Un sentito “Grazie” ai generosi commenti che mi hanno stimolato per scrivere quanto sopra!

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Aggressioni nel web

Si fa presto a criticare in questo mondo, è la cosa più facile.
Attacco e contrattacco, polemica mischia insulti e rissa.
Può essere un atteggiamento nella vita, dove si fa presto a trovarsi coinvolti in una rissa per futili motivi, ma anche sul web, che in fondo è un posto dove spesso ci si frequenta tra perfetti sconosciuti, il “vaffanculo” è un must.
Bastano due parole di troppo e scatta.
Su Facebook si toglie l’amicizia, amicizie create spesso anch’esse per futili motivi.
Sui blog ci si insulta e si banna. Si censura, si manda affanculo e poi si impedisce al “molesto” frequentatore di continuare a scrivere nel proprio spazio.

E’ anche una autocritica la mia.

Le cose che mi suscitano più rabbia sono due: le bugie e la censura.
Spesso, se ho tempo e se ho voglia, quando mi imbatto in queste cose mi esprimo, cercando di mettere in luce l’incongruenza e l’ingiustizia.

Divento aggressivo anch’io? Sì, a mio modo sì. Evito gli insulti, cerco di essere più efficace, di dimostrare l’inconsistenza degli argomenti che mi vengono proposti.
Ma, in un modo o nell’altro, manifesto una certa aggressività, non fosse altro che cercando di mettere in ridicolo l’interlocutore.

D’altra parte non ricordo mai, forse sbaglio, di qualcuno che, viste le mie critiche per lo più sensate, abbia scritto: “Sì, mi sono sbagliato. Credevo in un modo ma mi hai mostrato qualcosa di diverso, a cui non avevo ancora pensato…”
No, niente.
Solo gente che sparisce. Che ti scrive: “qui non scriverò mai più, è inutile”. Oppure che ti insulta. Che va via sbattendo la porta. Che cancella quello che ho scritto e chiude i commenti. E via dicendo.

Mi chiedo se il mondo abbia perso il senso della ragione. Se siamo abituati ormai soltanto ad un modo di pensare da tifosi: la ragione sta di qua ed il torto sta di là. Qualsiasi cosa accada.
Si sposa uno schieramento e quello è per sempre. Una bandiera da tenere alzata e da picchiare in testa a chi la pensa diversamente.

Eppure esiste un modo diverso di dialogare. Un modo che probabilmente sul web non è posssibile, perché riguarda anche la sfera privata.
Quando discutiamo con qualcuno bisogna pensare di mettere in discussione anche noi stessi. Così potremo forse insegnare ed imparare. Così discutere sarà una cosa utile.
Altrimenti continueremo a giocare a braccio di ferro, cercando solo la ragione ed il torto, il giudizio e la condanna, la sentenza e la fucilazione dell’avversario.

La nostra società è costruita con continui giudizi. La scuola che cosa è se non una continua verifica, una continua valutazione.

Aiuta a crescere? O aiuta a pensare che il mondo è semplicemente diviso tra buoni e cattivi, bravi e incapaci?

E all’interno della famiglia non si riproducono gli stessi meccanismi? Premi e punizioni, a secondo del MERITO, altro grande mito dei nostri tempi.

Quando invece all’interno della famiglia l’amore e l’affettività esistono al di là di qualsiasi capacità e merito sia dei genitori che dei figli. Mentre il sistema scolastico e sociale cerca di insegnare ai genitori di “non amare” i figli “non meritevoli”.

E’ un concetto schematico, ma il gioco del ricatto in famiglia è quanto mai comune: “se sei buono e bravo poi…”

Ma tornando alle lotte nel web, il presupposto errato è forse quello che ognuno di noi non può più cambiare. Ha assunto determinate convinzioni e atteggiamenti e BASTA!
Per “discutere, ragionare, crescere” non c’è più spazio. C’è spazio solo per combattere!
Non voglio crederci e cercherò un poco più di umiltà.
Chiedo scusa a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, ho ferito.
Anche se mi piacerebbe leggere qualche loro parola di apertura, di desiderio di confronto reale.
Fuori dal gioco “io ho ragione e tu hai torto!”
Possibile?

Certo è difficile per qualcuno come me che è cresciuto in mezzo agli scontri tra studenti e polizia, tra morti ammazzati e promesse di vendette…

 

Ma crescere non è un optional, è una necessità!

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Spezzagli le gambe! Lo sport, l’esempio e la buona educazione.

Balla Linda, balla come sai … (i grillini sono tutti uguali)

Ogni tanto sul web ci si può ancora divertire…

Vediamo tutta la storia:

Scopro sul Tafanus, che leggo spesso e volentieri, che una certa Linda, che gestisce una specie di blog dal nome altisonante ITALIANISCOSTUMATI (un nome che promette sicuramente di rispettare il galateo) gli dà del rincoglionito in risposta al suo post

Dopo la traversata dello stretto, oggi Beppe Grillo ha “scalato” l’Etna, accolto da circa 300 adoratores

A quanto pare, Linda, detta anche “bau bau”, si è sentita personalmente offesa, poiché tra i 300 “adoratores” c’erano alcuni suoi parenti …

Pertanto Linda offesa dall’insulto del Tafanus parte all’attacco a testa bassa:

TAFANUS…E’ UN RINCOGLIONITO…

Poi il Taf, al secondo post, o “bost” come dice Linda, a lui dedicato dalla nostra eroina…


ricambia la cortesia e dedica un post a ITALIANISCOSTUMATI dal titolo:

Caspita! Linda mi ama! Mi ha già dedicato un secondo “posto”…

A questo punto, colto da un attacco di gelosia, intervengo personalmente nel blog di Linda:

Ma che brava, finalmente una persona civile ed aperta! Pubblica un post con il link al mio libro! Che bel modo di reagire.
Ma come fa quel cattivone del Tafanus a trattare così male una personcina così a modo?

 

Tuttavia la cortesia di Linda mi convince poco, e allora educatamente chiedo…

E già a Linda piace Grillo, come a me piace il cioccolato alla Signora Linda piace Grillo. Non si può pensare che il fatto che ci piaccia Grillo ha una serie di conseguenze, comporta la condivisione di certi modi di fare etc etc. No! Un semplice gusto, come la Vaniglia o la Stracciatella…

In effetti era comparso un post dove la nostra Linda accusava il Tafanus di aver fatto scomparire un post e di utilizzare addirittura il METODO BOFFO !!!

Ma sinceramente questo post non è mai sparito, solo la fantasia di Linda la porta a sognarsi strane censure e metodi Boffo

 

Ahi ahi, Linda alle strette suggerisce: “finiamola qua”…

Questo”rubbare” con due B sarà voluto o un segnale di pura ignoranza? Mah, sorvoliamo…

Ma se Linda potesse ammettere un suo errore, in fondo tutti sbagliamo, che male c’è, potrebbe anche fare una rettifica no?

Ma di rettifiche non se ne vedono….

Allora mi viene in mente che una puntualizzazione per quei 4 gatti che passano da lì sarebbe comunque il caso di farlo e, pertanto ci provo…

Ma a questo punto, nel giro di pochi minuti spariscono i post e spariscono tutti i commenti e, come se non bastasse sull’intero blog non è più possibile commentare !!!

E’ scomparso persino questo post BAU BAU

Morale della favola: la logica non perdona! Gli insulti non scalfiscono una “signora” come Linda, che tanto si dichiara “scostumata”, ma la logica, che mette in evidenza la sua incoerenza, la mancanza di senso delle sue proteste la butta nel panico.
L’unico rimedio sembra essere quello di rimuovere tutto, di CENSURARE per se stessa e per tutti quanti. Far finta che il tutto non sia mai esistito…

Rimane soltanto un patetico

Ciao Bau bau, cane che abbaia e che non morde…

Comunismo, consumismo, marijuana e adolescenza.

E’ un mondo difficile.

Ognuno di noi contiene miti antichi e recenti e li esprime come può. Raramente questa ricchezza di messaggi che ognuno di noi cerca di trasmettere viene accolta, compresa e interpretata.

Il primo mito è quello della uguaglianza. E’ una storia antica come il mondo, forse…

Nel mito risale addirittura ad Adamo e d Eva, quando il serpente promette ad Eva di diventare uguale a Dio nutrendosi del frutto proibito, dall’albero della conoscenza del Bene e del Male.

Anche gli antichi Greci apprezzavano l’uguaglianza, poi , saltando nei secoli, Gesù Cristo proclama l’uguaglianza di tutti gli uomini, e la Rivoluzione Francese (Liberté, Égalité, Fraternité) si richiama ancora allo stesso concetto.

Il XX secolo è una continua ricerca di uguaglianza, di giustizia, di libertà. L’uguaglianza proposta da Marx non è una piatta robotizzazione umana, bensì: «Da ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!»

Il mito della Rivoluzione giovanile, il ’68, le lotte studentesche si ispirano sempre ad un concetto di uguaglianza e di parità tra gli uomini. Che poi diventa parità di diritti per le donne. Sembra che tutte le aspirazioni umane siano legate al concetto di uguaglianza.

Questo è un primo aspetto.

Contemporaneamente interviene un uso sempre più massiccio della pubblicità, con strumenti sempre più sofisticati si cerca di condizionare le scelte di tutti noi, che non siamo più uomini e donne con le nostre gioie e i nostri dolori, le nostre speranze e le nostre emozioni, ma diventiamo tutti i CONSUMATORI.

I miti che si scontrano diventano allora l’uguaglianza ed il consumo. Vogliamo essere uguali, ma nel consumo vogliamo anche distinguerci.

Da un lato i prodotti promessi ci permettono di appartenere ad una società che si riconosce simile, se non uguale, in base a segnali inequivocabili dell’abbigliamento (un marchio piuttosto che un altro, etc.) dei gusti e delle mode  in generale.

Dall’altro sono sempre i prodotti che consumiamo ci permettono di distinguerci dagli altri, di possedere in esclusiva qualche oggetto del desiderio che suscita invidia, che ci rende “desiderabili”, come fossimo anche noi semplici manichini di una vetrina, portatori di un messaggio che, a nostra insaputa, ci spersonalizza rendendoci più oggetti che soggetti.

In tutto questo contesto, descritto qui per altro in modo alquanto generico ed approssimativo, si innesta l’adolescenza.

La famiglia è per eccellenza il luogo della disuguaglianza. Genitori e figli sono profondamente diversi, anche se simili.

A tutti è evidente la differenza tra un bambino e un adulto. Le possibilità di azione di un adulto sono sempre aspirazioni dei bambini, semplici sogni per tutta l’infanzia.

Quando sarò grande potrò …. non tutto ma di tutto, e anche di più…

Arriva un momento in cui questo essere piccoli ed essere grandi si mescola in una miscela esplosiva.

Il corpo si sviluppa e l’aspetto fisico è ormai simile a quello di papà o di mamma. Magari un ragazzo ha più forza fisica del suo papà e si sente più forte di lui. Una ragazza si sente più bella della mamma…

Il classico gioco della vita.

La disuguaglianza nella famiglia diventa un motivo di conflitto. E’ messa in discussione. Ogni minuto. Quello che ieri non si poteva fare oggi è possibile. Ed improvvisamente i ragazzi e le ragazze vogliono poter fare tutto e subito.

I genitori ovviamente sono spaventati e sono costretti a trovare una posizione di contenimento di tanta esuberanza, assumendo sempre il ruolo di moderatori, proponendo o imponendo regole, orari, limiti.

Diventano insomma, nella visione dei ragazzi, l’ostacolo che si incontra nella strada per la libertà piuttosto che coloro che li accompagnano nella conquista dell’autonomia.

La disuguaglianza nella famiglia, vissuta fino al giorno prima in modo del tutto naturale, diventa insopportabile, vero e proprio campo di battaglia dove ogni regola va infranta, ogni orario va allungato,ogni limite va ridimensionato.

Ogni famiglia ovviamente ha la sua storia e le sue modalità, ma i temi in generale sono questi un po’ per tutti.

Si inserisce però, in questa dinamica naturale, il fattore CONSUMO.

L’emotività nell’adolescente è particolarmente sensibile, proprio perché si attraversa una fase di rapide trasformazioni che costringono ad adattamenti non sempre altrettanto veloci.

Il bisogno di essere adeguati, simili, UGUALI al gruppo dei pari, agli amici, ai compagni, sembra essere l’interesse principale.

E siccome il tentativo sociale è quello di spersonalizzarci per ridurci a semplici CONSUMATORI, per ovvi interessi economici, ecco che gli adolescenti sono facili prede dei consumi più banali, inutili e, spesso e purtroppo, dannosi.

La prima proposta di “emancipazione” per i ragazzi è la sigaretta. Terribile trappola a cui ben pochi ragazzi riescono a resistere.

Più raccontiamo che di sigarette si muore e più i ragazzi ne sono attratti. Ovvio, in una società in cui gli adulti sono grandi CONSUMATORI di tabacco, i ragazzi sono molto propensi a compiere questo gesto per sentirsi finalmente grandi. Banale e micidiale.

I morti si contano negli anni successivi.

🙁

Ma subito dopo la sigaretta arriva la trappola della marijuana.

Qui i fattori sono molteplici. Diverse le attrazioni.

Prima di tutto la trasgressione è più forte. Si crea subito una necessità di nascondersi dai propri genitori. Si sta usando una sostanza illegale. Ci si allontana dai genitori che, nella mente dei ragazzi “mai potranno capire…”

Ma poi, il messaggio micidiale insito nel consumo di marijuana, è quello dell’uguaglianza.

Il rito del consumo prevede un cerchio di persone che condividono lo spinello o il cilum.

Tutti fumano dallo stesso oggetto. Tutti ricevono le stesse sensazioni. La marijuana diventa la droga dell’uguaglianza e dello sharing, della condivisione, della democrazia, del comunismo dove Facebook è il luogo dell’incontro che non finisce mai, continua dalla piazza di ritrovo fino alle aule della scuola o le stanze di casa, grazie anche alle tecnologie portatili che ci permettono di continuare una vita collettiva in un rito di consumo senza fine.

Così il gruppo di ragazzi diventa un gruppo di UGUALI, luogo di pace e di solidarietà, dove UNO VALE UNO… (come contrabbandano anche gli adescatori di tardi adolescenti come il M5S di Beppe Grillo)

Contrapposto alla famiglia, dove la DISUGUAGLIANZA ancora esistente diventa terreno di battaglia, dove i genitori diventano un semplice supporto economico, ma sono spesso vissuti come ostacolo alla propria indipendenza, alla propria libertà, alla propria conquista di una identità che non è più quella del bambino ma non è ancora quella dell’adulto.

E allora? I genitori restano disorientati, i ragazzi sono disorientati e la confusione a volte può prevalere e creare situazioni sempre più complesse con matasse sempre più difficili da dipanare.

Anche perché il gruppo di ragazzi può diventare branco, piccola gang. La condizione di illegalità della marijuana li mette comunque in una posizione illegale, dove una volta infranta la legge in modo così banale la strada per nuove infrazioni è aperta, come il piccolo furto o lo spaccio… E tutto questo può aggravare situazioni che magari sono gestibili anche con maggiore serenità.

Per i genitori diventa allora necessario dotarsi di adeguati strumenti di lettura di tutte queste situazioni potenzialmente esplosive, per non vedere i propri figli allontanarsi sempre di più in una società che è pronta a fagocitarli, a vederli soltanto come CONSUMATORI facilmente influenzabili, renderli vittime di falsi bisogni che li allontanano dalla loro affettività, dalla reale conoscenza di se stessi e dalla formazione dell’identità.

Gli strumenti psicanalitici non sono necessariamente inaccessibili, o privilegio di pochi fortunati, ma possono e dovrebbero diventare un patrimonio condiviso della nostra società.

Grazie anche al

C.I.R.S.O.P.E. Centro Italiano per la Ricerca Scientifica Operativa nella Psicanalisi e nell’Educazione